Ue, Montenegro verso l’adesione nel 2028: Albania e Moldova avanzano, frenano Serbia e Turchia

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Il Montenegro potrebbe diventare il 28mo Stato membro dell’Unione Europea entro il 2028. È quanto emerge dal pacchetto Allargamento 2026 approvato dalla Commissione europea, che fotografa i progressi e le difficoltà dei Paesi candidati. Bruxelles considera ormai realistico concludere i negoziati con Podgorica entro la fine dell’anno, aprendo la strada alla prima nuova adesione dal 2013, quando entrò la Croazia.«Per la prima volta dal 2011, è probabile che completeremo i negoziati con un Paese», ha dichiarato la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos, secondo la quale il Montenegro ha soddisfatto le condizioni necessarie per chiudere i capitoli negoziali ancora aperti. Se non interverranno rallentamenti, il trattato di adesione potrebbe essere finalizzato nella primavera del 2027 e firmato nel giugno successivo.La Commissione registra progressi anche per Albania, Moldova e Ucraina, sebbene con prospettive differenti. Tirana mantiene un percorso giudicato ambizioso ma realistico, subordinato alla continuità delle riforme. La Moldova, indicata come uno dei Paesi più attivi nel 2026, potrebbe raggiungere l’obiettivo dell’adesione tra il 2029 e il 2030, mantenendo l’attuale ritmo di adeguamento alle norme europee.Più complessa la situazione dell’Ucraina. Kiev punta a un calendario analogo a quello moldavo, ma Bruxelles ritiene che tale obiettivo richieda un’accelerazione delle riforme. «Non possiamo dire quando l’Ucraina potrà entrare nell’Unione Europea», ha precisato Kos. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha comunque riconosciuto gli sforzi compiuti dal governo ucraino durante il conflitto con la Russia. Restano da affrontare questioni relative allo stato di diritto, al funzionamento delle istituzioni democratiche, alla pubblica amministrazione e alla tutela delle minoranze nazionali.Il quadro è meno favorevole per gli altri candidati dei Balcani. La Serbia non ha registrato progressi sostanziali nei negoziati e continua a mostrare uno scarso allineamento con la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea. Bruxelles segnala inoltre una crescente polarizzazione sociale. La Macedonia del Nord deve ancora approvare le modifiche costituzionali richieste, mentre la Bosnia-Erzegovina, pur confermando formalmente l’obiettivo europeo, si starebbe progressivamente allontanando dal percorso di adesione.In Kosovo, una prolungata crisi istituzionale ha ostacolato le riforme. La Commissione ritiene indispensabili stabilità politica e risultati concreti per convincere gli Stati membri a sostenere ulteriori avanzamenti.Critico anche il giudizio sulla Turchia, i cui negoziati rimangono bloccati dal 2018. Bruxelles denuncia il crescente ricorso ad azioni giudiziarie contro esponenti dell’opposizione, amministratori eletti e rappresentanti della società civile, rilevando un arretramento rispetto ai criteri democratici richiesti per l’adesione.Ancora più severa la valutazione della Georgia, definita dalla Commissione un Paese candidato «solo di nome». Il percorso di Tbilisi rimane sostanzialmente fermo e il partito di governo Sogno georgiano viene accusato di compromettere lo stato di diritto, i diritti fondamentali e l’indipendenza delle istituzioni.Parallelamente, Bruxelles intende introdurre un modello di integrazione graduale, con dialoghi previsti dal primo trimestre del 2027. L’obiettivo è consentire ai Paesi candidati di partecipare progressivamente ad alcune politiche europee prima dell’adesione formale, senza sostituire le procedure previste dai trattati.L’allargamento torna così al centro della strategia dell’Unione Europea, ma con velocità differenti: mentre il Montenegro si avvicina concretamente all’ingresso, per diversi altri candidati le prospettive rimangono condizionate da riforme interne, controversie politiche e rapporti con Bruxelles.