Novità in sala operatoria per il trattamento della coronaropatia, prima causa di morte al mondo. Uno studio internazionale multicentrico, presentato al congresso TCT (Transcatheter Cardiovascular Therapeutics) 2026 di San Diego e pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’, indica che la Tac coronarica può guidare l’intervento con la stessa sicurezza dell’ecografia intravascolare. Lo studio è stato coordinato dall’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e dall’Università di Milano.Ma quali sono i risultati con la nuova strategia guidata dalla Tac? Procedure più brevi, impiego ridotto del mezzo di contrasto e risultati clinici a un anno non inferiori a quelli ottenuti con l’ecografia intravascolare. A dircelo è lo studio P4 (Precise Procedural and PCI Plan), che ha confrontato l’intervento di rivascolarizzazione percutanea delle stenosi coronariche (PCI) guidato dalla Tac coronarica con uno guidato da ecografia intravascolare.La rivascolarizzazione percutanea delle stenosi coronariche con impianto di stent richiede una valutazione accurata della lesione in termini di severità della stenosi, estensione e morfologia della placca, entità della calcificazione e dimensioni del vaso. Da questi parametri dipendono la scelta della strategia di trattamento, la dimensione dello stent e gli esiti clinici.Un’alternativa più sostenibile per il trattamento della coronaropatiaL’imaging intravascolare con ecografia, basato sull’impiego intraprocedurale di una sonda a ultrasuoni posizionata nel lume coronarico, costituisce lo standard di riferimento, ma resta poco diffuso su larga scala, poiché è richiesta all’operatore una formazione specifica. Lo studio P4 ha cercato di capire se una strategia basata su angiografia coronarica con tomografia computerizzata, integrata dalla stima non invasiva della riserva frazionale di flusso (FFR-CT), potesse costituire un’alternativa più sostenibile con esiti clinici paragonabili.Lo studio randomizzato – che ha come principal investigator il professor Daniele Andreini, responsabile dell’UO di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano (Gruppo San Donato) – ha coinvolto 1.105 pazienti in 23 centri di 8 Paesi. Tutti i pazienti avevano un’indicazione alla rivascolarizzazione e almeno una lesione con restringimento superiore al 70% e FFR-CT pari o inferiore a 0,80. L’età mediana era di 65 anni e il 21,7% dei pazienti era formato da donne. I pazienti sono stati assegnati per sorteggio ai due approcci.I risultati a 12 mesiA 12 mesi problemi seri al vaso trattato – morte cardiaca, infarto del vaso target o nuova rivascolarizzazione per ischemia – si sono verificati nel 4,1% dei pazienti del gruppo Tac e nel 4,6% del gruppo Ivus. Le procedure pianificate con la Tac però sono state più brevi di 17 minuti e hanno richiesto meno mezzo di contrasto. Poiché la Tac mostra in anticipo il calcio presente nelle arterie, gli operatori hanno potuto pianificare di frantumarlo con onde d’urto (litotrissia) o di rimuoverlo con un dispositivo dedicato (aterectomia), e lo hanno fatto 2,5 volte più spesso rispetto all’altro gruppo, senza allungare i tempi della procedura.“I risultati supportano chiaramente l’integrazione dell’imaging non invasivo nella pianificazione dell’intervento di rivascolarizzazione percutanea delle stenosi coronariche”, afferma il professor Andreini. “I vantaggi sono importanti soprattutto per i pazienti ma anche per i cardiologi. Oggi, nella gran parte dei casi – oltre il 90% – la PCI è guidata dalla sola angiografia coronarica, perché l’ecografia intravascolare, in Italia come nel resto del mondo, viene usata in meno del 10% delle procedure, per ragioni di costi e di competenze specifiche richieste all’operatore. La Tac coronarica, invece, è una tecnologia più accessibile e diffusa. Questo significa poter offrire a molti più pazienti una procedura più mirata, efficace e sicura”, aggiunge lo specialista. I moderatori internazionali della sessione del Congresso in cui lo studio è stato presentato “lo hanno definito ‘disruptive’, per il carattere fortemente innovativo, e ne hanno sottolineato la possibilità di incidere sulle Linee guida internazionali per la gestione della coronaropatia, prima causa di morte al mondo”, chiosa Andreini.Questo articolo Coronaropatia, nuova soluzione in sala operatoria per procedure più brevi proviene da LaPresse