L’Iran minaccia missili sull’Europa se gli Usa useranno le basi in Italia e Germania: Sigonella tra i bersagli

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TEHERAN — «Comprese quelle in Italia e in Germania». Ahmad Bakhshayesh Ardestani, deputato della commissione Sicurezza nazionale e politica estera del parlamento iraniano, ha dato un nome ai Paesi finora rimasti sullo sfondo: «Se l’America usa le sue basi in Europa, i missili iraniani saranno lanciati verso l’Europa», ha detto a Euronews. «Nelle due guerre precedenti non lo abbiamo fatto, stavolta non lasceremo senza conseguenze l’aiuto europeo all’America».La minaccia arriva mentre Donald Trump, all’indomani delle elezioni di metà mandato, dice a Fox News che «dobbiamo fare qualcosa di grande» e non esclude un «colpo duro» contro l’Iran. Il Wall Street Journal scrive che il presidente propende per un attacco di grandi dimensioni dopo il voto, che i piani militari sono pronti e che le trattative con Teheran sono in stallo. La decisione, però, non è stata presa.Ardestani spiega anche la logica: l’Europa, sostiene, «era già in guerra» con l’Iran per aver concesso le basi agli americani, e nel mirino finirebbero gli «asset materiali e immateriali dei Paesi che aiutano l’America». Dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, con i raid americani e israeliani che uccisero la Guida suprema Ali Khamenei, Teheran non ha mai colpito il territorio europeo. Ora il parlamento allarga esplicitamente la lista dei bersagli ai Paesi della Nato.I media di Stato hanno preparato il terreno. Martedì Hamshahri, il quotidiano del Comune di Teheran, ha pubblicato in prima pagina una mappa dell’Europa con quindici possibili obiettivi dei Pasdaran, dal Portogallo alla Romania: nell’elenco la base aerea americana di Ramstein, in Germania, e Sigonella, in Sicilia, insieme a Fairford, nel Regno Unito. Kayhan, il giornale vicino all’ufficio della Guida, ha scritto di missili capaci di raggiungere le basi Nato a 4-5.000 chilometri, fino al «cuore dell’Europa». L’agenzia Fars ha avvertito la Germania che i suoi mezzi militari nella regione sarebbero «legittimi obiettivi difensivi».Lo stesso linguaggio arriva dai vertici militari. Il capo di stato maggiore delle forze armate, Ali Abdollahi, ha promesso una risposta immediata e «senza limitazioni geografiche». Un altro membro della commissione parlamentare, Fada Hossein Maleki, ha parlato di «un nuovo approccio» pronto a sorprendere americani ed europei.Da Berlino e da Roma, per ora, nessuna risposta. L’ambasciata tedesca a Teheran e il ministero degli Esteri di Berlino non hanno risposto alle domande dell’emittente, e dal governo italiano non è arrivata alcuna reazione. Washington, dal canto suo, non ha detto apertamente di voler riprendere gli attacchi.Il voto americanoIl filo che lega la minaccia all’Europa e le parole di Trump passa dalle urne americane. Il presidente ha ammesso al Wall Street Journal che «l’Iran è stato una parte» della sconfitta dei repubblicani, spiegando a Fox News che i prezzi della benzina, saliti da quando l’Iran limita il passaggio dello stretto di Hormuz, «alla gente non piacevano». «Ho fatto la cosa giusta, lo rifarei», ha aggiunto. Reuters riferisce che due fonti iraniane di alto livello temono un attacco «compensativo» e che il Paese è in massima allerta.A Teheran la lettura del voto è opposta. Il presidente del parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X che «gli americani hanno detto no alla guerra» e che se il governo Usa «tradisce la volontà popolare» imparerà che «il nostro no viene con un incubo». La Guida suprema Mojtaba Khamenei, che non si mostra in pubblico dal 28 febbraio, ha fatto sapere con una lettera che chi spera in un cambiamento per via degli spostamenti di partito a Washington «si sbaglia gravemente».Sul terreno la guerra intanto continua. Lunedì un raid americano limitato ha provocato esplosioni a Qeshm, Hengam e vicino a Bandar Abbas, sul lato iraniano di Hormuz. Mercoledì i Pasdaran hanno annunciato via tv di Stato di aver distrutto con le mine quattro petroliere «non conformi» a sud dello stretto. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo due funzionari regionali, ha chiesto a Trump in una telefonata del fine settimana una nuova ondata di raid dopo il voto, mentre i mediatori lavorano a uno scambio: stop agli attacchi nello stretto contro la revoca del blocco navale americano.Teheran può considerare sempre più le basi europee «obiettivi legittimi», osserva Sina Toossi, analista del Center for International Policy di Washington. Da Pechino la portavoce degli Esteri Mao Ning ha ripetuto che evitare la ripresa delle ostilità è «la priorità assoluta».