Forse sarà stato l’effetto collaterale di una crisi di rigetto un po’ tardiva. O forse una scelta di campo. Fatto sta che la Cina in Africa rimedia un altro ceffone. dopo essere stata messa più volte in discussione da Europa e Stati Uniti. La prima con l’arma del Piano Mattei, i secondi con i muscoli e concorrenza feroce. Stavolta il ring è quello delle terre rare e non quello dei finanziamenti tossici che per decenni, come raccontato per primo in Italia da questo giornale, hanno avvelenato le finanze statali del continente, provocando in più di un caso veri e propri dissesti.Succede in Kenya, uno degli Stati più ricchi e occidentali dell’Africa. Due società cinesi di grossa taglia si sono ritirate dalla gara per lo sviluppo del giacimento di minerali critici di Mrima Hill, lasciando cinque offerenti internazionali, tra cui tre gruppi legati agli Stati Uniti, Meridian Mineral Holdings, che comprende Fluor Corp e Tetra Tech e Frontier Minerals, che include la startup specializzata in terre rare ReElement Technologies, in competizione per una delle risorse minerarie non sfruttate più preziose del Paese. Gli altri due concorrenti rimasti in corsa sono un consorzio australiano e una joint venture anglo-keniota. La partita è di quelle grosse. Il Kenya sta infatti puntando sulla lavorazione locale dei minerali per incrementare i benefici economici, pur dovendo affrontare problematiche ambientali e culturali legate all’area forestale protetta e alle comunità locali.Partita di quelle delicate anche per gli stessi Usa. Il presidente statunitense Donald Trump ha in tale senso fatto della garanzia di accesso ai minerali critici una priorità della sua amministrazione, siglando accordi con diverse nazioni africane, nell’ottica di ridurre la dipendenza dalla Cina, principale produttore e raffinatore mondiale, che domina la catena di approvvigionamento globale e ha inasprito i controlli sulle esportazioni negli ultimi anni. Ma forse il vento all’Equatore sta cambiando.Il ministro delle miniere del Kenya, Hassan Ali Joho, ha dichiarato come lo scorso 21 ottobre cinque concorrenti hanno presentato offerte per il giacimento di Mrima Hill, nel Kenya meridionale, a circa 65 chilometri dalla città portuale di Mombasa. E “le entità americane hanno dimostrato un forte interesse partecipando al nostro processo trasparente per l’individuazione dello sviluppatore di Mrima Hill. Entro le prossime due o tre settimane dovremmo essere in grado di assegnare Mrima Hills all’offerente vincitore”. Joho ha affermato che gli indicatori preliminari suggeriscono che il giacimento costiero contenga minerali delle terre rare e niobio, un metallo utilizzato nella produzione aerospaziale, per un valore di decine di miliardi di dollari, con giacimenti estratti principalmente in Brasile e Canada.Goccia nell’Oceano? Forse, o forse no. La sensazione diffusa è che il Dragone rischi seriamente di perdere il controllo del continente africano, mai così strategico come in questi tempi di corsa forsennata alle terre rare, ricco come è di minerali e metalli essenziali, come litio, terre rare, cobalto e tungsteno, essenziali per la produzione e il funzionamento, tanto per fare un esempio, dei dispositivi tecnologici, passando anche per i veicoli elettrici e i data center di Intelligenza Artificiale, fino ai sistemi d’arma.Secondo un’analisi della John Hopkins, gli Stati Uniti hanno di fatto superato silenziosamente la Cina come maggiore investitore diretto estero in Africa. Washington ha infatti puntato nell’ultimo anno solare sull’Africa 7,8 miliardi di dollari (6 miliardi di sterline), rispetto ai 4 miliardi di dollari della Cina (i flussi hanno raggiunto il picco nel 2008, raggiungendo i 5,5 miliardi di dollari, trainati dall’acquisizione da parte della Industrial and Commercial Bank of China di una quota del 20% nella Standard Bank of South Africa). Coincidenze?