Il Piano Mattei sta attraversando una fase di sviluppo e promozione, non solo come emerge dall’analisi fatta dall’ambasciatore Fabrizio Saggio, durante l’audizione presso le commissioni congiunte Esteri di Senato e Camera, ma anche come dimostrano una serie di interlocuzioni, in loco con i soggetti direttamente coinvolti e in Italia con le scuole che si approcciano alla geopolitica del Piano in vista dei futuri sbocchi occupazionali. Ma andiamo con ordine.I progressi del Piano MatteiSecondo Saggio sono quattro i progressi da veicolare sul piano. In primis il fondo clima, che segue un processo decisionale articolato, sottoposto ai controlli previsti dalla normativa, a partire da quelli della Corte dei Conti. Il Gestore, Cassa Depositi e Prestiti, adotta quindi procedure e criteri analoghi a quelli di BEI, BERS e delle principali istituzioni multilaterali di sviluppo e si avvale di advisor esterni indipendenti. Il Coordinatore della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio, ha ribadito che il piano è oggi indicato come riferimento in Italia e all’estero: il G7 di Evian sotto presidenza francese lo ha incluso tra le principali partnership per lo sviluppo con l’Africa.In secondo luogo il piglio legato alla strategia di cooperazione bilaterale, con progettualità condivise ed elaborate in pieno coordinamento con le controparti africane. “Non vi è alcuna contraddizione con la dimensione multilaterale, ma una positiva complementarità – ha dichiarato – Senza di esso molti progetti non potrebbero vedere la luce o costerebbero troppo per essere sostenibili. Anche le operazioni multilaterali sono co-disegnate con i partner africani e negoziate direttamente dall’Italia con i Governi interessati. A questo si aggiungono gli strumenti finanziari innovativi creati dal Piano per attrarre risorse di altri partner internazionali e moltiplicare l’impatto dell’investimento italiano. Saggio ha citato la Financing Facility istituita con la Banca Africana di Sviluppo e la partecipazione a iniziative di ampio respiro”.In terzo luogo il nesso con il Corridoio di Lobito “asse infrastrutturale capace di modificare radicalmente il volto di un’intera regione”, con il coinvolgimento di Angola, Repubblica Democratica del Congo e Zambia, con il sostegno di Italia, UE e USA. “L’Italia è l’unica Nazione europea a prendere direttamente parte al progetto”, ha sottolineato Saggio. Infine il legame tra la strategia di interesse nazionale e il servizio al Sistema Italia. “Il Piano unisce cooperazione allo sviluppo, mobilitazione del settore privato e partenariato con le istituzioni finanziarie internazionali. In questo modo, ha spiegato, genera ricadute concrete per l’Italia: rafforza il posizionamento del Paese negli organismi internazionali, valorizza le imprese italiane, grandi e piccole, e sostiene occupazione ed export”.Il Piano Mattei a scuolaNon solo ponti e business: il Piano Mattei ha nel suo paniere di effetti anche una consapevolezza di possibili futuri sbocchi occupazionali per i giovani che si stanno preparando alla maturità. Per questa ragione in alcune scuole italiane è iniziato un percorso di racconto del Piano, al fine di raccontarne il perimetro tecnico e suscitando l’interesse degli studenti. E’ il caso della conferenza che si è svolta oggi all’ITES Carafa di Andria, in Puglia, promosso dal Ministero per lo sport e i giovani e dalla rete di volontariato Modavi, che ha ospitato un intervento del giornalista Francesco De Palo, sul Piano Mattei e sul Mediterraneo Globale nella visione di Roma, investigando il legame tra Mare nostrum, India e Africa e il ruolo dell’Italia. Non solo è stato raccontato il nesso comune fra Africa, Caucaso, Asia Centrale, Golfo, Indopacifico, Artico, ovvero il concetto di Mediterraneo Globale, ma sono state presentate le buone prassi del Piano Mattei in vari ambiti che possono rappresentare un’opportunità occupazionale per i giovani italiani. Ovvero le nuove professioni in settori geostrategici: è come se il Piano Mattei avesse aperto un pertugio geopolitico, grazie al quale l’Italia è non solo presente, ma attiva in quelle aree dove si sta giocando il futuro praticamente di tutto: delle nuove rotte commerciali, dell’approvvigionamento dei materiali critici, delle alleanze di ieri e di quelle di domani, delle interlocuzioni per così dire ‘diplomatiche’ che il premier ha messo in campo.Grazie al peso specifico del Piano è stato possibile per l’Italia impostare una prospettiva e una direttrice di marcia, certamente ancorata alle cornici dell’atlantismo e dell’europeismo, ma con un oggettivo protagonismo italiano centrato sul Mediterraneo Globale.