Germania, Schaeffler taglia 3.460 posti: dall’automobile alla difesa, la sfida della riconversione industriale

Wait 5 sec.

Il gruppo tedesco Schaeffler ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il taglio netto di 3.460 posti di lavoro in Europa, di cui circa 2.660 in Germania, segnando un nuovo passaggio nella crisi della filiera automobilistica europea. La decisione, comunicata il 3 novembre, riflette le difficoltà di un settore stretto tra il declino della domanda di componenti per motori tradizionali, una transizione elettrica più lenta del previsto e la crescente concorrenza internazionale.Il programma coinvolge 16 sedi e prevede la chiusura di cinque stabilimenti: Dortmund, Morbach, Berlino e Schwalbach in Germania, oltre a Herstal in Belgio. L’azienda intende tuttavia ricorrere anche a trasferimenti interni, tra cui quello di parte delle attività da Schwalbach a Francoforte, e avviare un confronto con le rappresentanze sindacali. Le misure principali saranno attuate tra il 2027 e il 2028.Particolarmente significativa è la distribuzione dei tagli: circa la metà riguarda la produzione, il 30 per cento la ricerca e sviluppo e il restante 20 per cento altre funzioni. La riduzione del personale tecnico e progettuale solleva interrogativi sulla capacità dell’industria tedesca di conservare competenze fondamentali per affrontare le trasformazioni tecnologiche dei prossimi anni.Schaeffler prevede costi straordinari per circa 480 milioni di euro, a fronte di un miglioramento annuo dei risultati stimato in 300 milioni a partire dal 2030. Si tratta di obiettivi aziendali ancora da conseguire, legati alla riuscita della riorganizzazione.Le difficoltà emergono anche dai risultati dei primi nove mesi del 2026. La divisione Powertrain & Chassis, che comprende attività legate ai motori tradizionali, continua a registrare margini operativi positivi nonostante il calo dei ricavi. Il comparto E-Mobility ha invece contabilizzato una perdita operativa, al netto delle componenti straordinarie, di circa 571 milioni di euro.Il dato evidenzia una delle principali contraddizioni della transizione automobilistica: le tecnologie tradizionali continuano a generare redditività, mentre gli investimenti nell’elettrificazione richiedono risorse ingenti senza assicurare, almeno nell’immediato, risultati economici equivalenti. Questo non significa che la mobilità elettrica sia destinata a fallire, ma che il passaggio da un modello industriale all’altro presenta costi e tempi difficili da sostenere per una parte della filiera.Per compensare il ridimensionamento delle attività automobilistiche, Schaeffler punta anche su nuovi settori, tra cui la robotica umanoide e la difesa. La scelta risponde alla possibilità di utilizzare competenze già sviluppate nella meccanica di precisione, nei cuscinetti, negli attuatori e nei sistemi di movimento per applicazioni industriali e militari.L’espansione della domanda europea nel settore della difesa offre opportunità di diversificazione, ma non garantisce automaticamente il recupero dei posti di lavoro perduti. Le commesse militari seguono procedure, certificazioni e tempi differenti da quelli dell’automobile, mentre la robotica rappresenta un mercato ancora in evoluzione. Non sono disponibili elementi sufficienti per stabilire quanti lavoratori potranno essere effettivamente ricollocati nelle nuove attività.La questione riguarda soprattutto la conservazione delle competenze. Tecnici specializzati, progettisti e ricercatori possono trasferire parte delle proprie conoscenze verso altri comparti, ma la riconversione richiede investimenti nella formazione, nuovi impianti e una domanda industriale stabile. La chiusura di uno stabilimento può essere compensata da altre attività produttive; la dispersione di personale altamente qualificato rischia invece di produrre conseguenze più durature.Il nuovo piano segue la ristrutturazione annunciata nel novembre 2024, che prevedeva circa 4.700 tagli in Europa. Secondo Schaeffler, considerando anche i precedenti programmi e gli accordi di prepensionamento, la riduzione della forza lavoro tedesca rispetto al livello di riferimento raggiungerebbe circa il 18 per cento entro il 2028. Le diverse cifre non devono però essere sommate come se rappresentassero esclusivamente licenziamenti già effettuati, poiché comprendono periodi e modalità di uscita differenti.L’azienda ha inoltre proposto sacrifici retributivi temporanei per contenere gli esuberi, mentre le rappresentanze dei lavoratori chiedono maggiori garanzie occupazionali e chiarimenti sulle prospettive degli stabilimenti coinvolti. Il confronto riguarda quindi non soltanto il numero dei posti da salvaguardare, ma anche la distribuzione dei costi della trasformazione industriale.Le conseguenze superano i confini tedeschi. La filiera automobilistica europea collega stabilimenti, fornitori, centri di ricerca e reti logistiche distribuiti in diversi Paesi. Le ristrutturazioni di un grande gruppo possono incidere sugli ordinativi e sugli investimenti anche in Belgio, Francia e Slovacchia, contribuendo a modificare gli equilibri produttivi dell’intero continente.Per l’Europa emerge una questione strategica: come mantenere una base industriale competitiva mentre cambiano le tecnologie, i mercati e le priorità della spesa pubblica? La crescita del settore della difesa può offrire nuovi sbocchi produttivi, ma non costituisce necessariamente una risposta sufficiente alla contrazione dell’industria automobilistica, soprattutto in termini di occupazione e capacità di innovazione civile.Schaeffler sostiene di voler rafforzare la sostenibilità delle proprie attività in Germania e sviluppare nuovi mercati, non di abbandonare il Paese. Il successo della strategia sarà tuttavia misurabile soltanto attraverso investimenti effettivi, posti di lavoro creati, capacità di ricerca conservate e redditività delle nuove divisioni.La vicenda mostra come la trasformazione dell’industria automobilistica europea non sia soltanto una questione di motorizzazioni o di competitività dei prezzi. In gioco vi sono il patrimonio tecnologico, la qualificazione della forza lavoro e la capacità del continente di mantenere un ruolo nei settori industriali del futuro. Perché riconvertire una fabbrica è possibile, ma ricostruire competenze perdute e interi sistemi produttivi può richiedere molti anni.