Israele, le liste arabe indicano l’ex generale Eisenkot come premier: 67 deputati su 120, Netanyahu fermo a 46

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GERUSALEMME — «Lo facciamo col cuore pesante. È una scelta tra il male e il peggio»: con queste parole Yousef Jabareen, capo della Lista Unita araba, ha spiegato giovedì al presidente israeliano Isaac Herzog perché i suoi 11 deputati indicano Gadi Eisenkot come prossimo primo ministro. In mattinata aveva fatto lo stesso Ra’am, l’altra lista araba, con 8 seggi.Eisenkot, ex capo di stato maggiore e leader del partito centrista Yashar, arriva così a 67 raccomandazioni sui 120 seggi della Knesset, il parlamento israeliano: i 48 del blocco ebraico d’opposizione più i 19 delle due liste arabe. In Israele, dopo il voto, è il presidente a consultare i partiti e ad affidare l’incarico a chi ne raccoglie di più. Benjamin Netanyahu, primo ministro uscente, si ferma a 46, riferisce il Times of Israel, perché Giudaismo Unito della Torah, partito ultraortodosso con 7 seggi, non ha indicato nessuno.La Lista Unita ha deciso all’unanimità delle sue tre componenti, «in risposta alla richiesta pubblica di impedire il ritorno al potere di Netanyahu», ha detto Jabareen a Haaretz. Il partito non entrerà nel governo, ma non esclude un appoggio dall’esterno. Le consultazioni sono andate avanti tutto il giorno al Palazzo presidenziale di Gerusalemme; Yashar e Likud sono gli ultimi ricevuti, il Likud alle 20.30 locali (le 19.30 in Italia).Il secondo movimento della giornata è arrivato dall’altra parte del campo. Giudaismo Unito della Torah, alleato storico di Netanyahu, ha rifiutato di raccomandarlo per una legge mai approvata: l’esenzione dalla leva per gli studenti delle yeshivot, le scuole religiose. Il blocco del primo ministro scende da 53 a 46. Restano con lui Shas, Sionismo Religioso, Otzma Yehudit, Zehut e il Likud.Il video di NetanyahuMercoledì sera, in un video su X, Netanyahu aveva parlato per la prima volta dopo il voto. «L’islam radicale è la sfida che oggi disgrega Paesi in Europa», ha detto; Israele è minacciato «dall’esterno con l’Iran e i suoi proxy, e dall’interno con partiti islamisti che sostengono il terrorismo», e un governo che dipenda da loro «ci lacererebbe dall’interno». Ha chiesto «un ampio governo nazionale» a guida Likud. Il 2 novembre aveva scritto che «il pubblico israeliano non vuole un governo che dipenda da Ra’am e dalla Lista Unita».Meno di un giorno dopo quel video, la maggioranza di Netanyahu si è sgretolata non sui deputati arabi che attacca, ma sulla legge per la leva che la sua coalizione non ha approvato.Herzog ha aperto le consultazioni con un richiamo ai partiti. «Le elezioni sono finite. Ora è il momento di guardare in faccia la realtà», ha detto; non ogni impegno e promessa potrà essere mantenuto, e servono «originalità e creatività, coraggio e buona volontà». «Il governo d’Israele non è un gioco a somma zero tra vincitori e vinti», ha aggiunto. Ha difeso gli elettori arabi, che «non devono essere infangati», e ha condannato le «espressioni rozze e razziste» dei giorni scorsi.Il voto del 27 ottobre ha avuto un’affluenza del 77,7% e ha dato alle liste arabe 19 seggi, un record. Mercoledì la commissione elettorale ha stabilito che non ci sono prove di irregolarità capaci di compromettere l’integrità del voto e ha respinto le accuse di «elezioni rubate». La procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha bocciato la richiesta dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, di interrogare deputati arabi: «Non è lecito interrogare cittadini o eletti senza prove».Davanti alla residenza presidenziale un centinaio di manifestanti, arrivati in corteo da piazza Parigi, chiedeva un governo ebraico-arabo. Nelle stesse ore l’opposizione lavorava a sostituire il presidente della Knesset, Amir Ohana.Il conteggio finale è 67 a 46. Eisenkot è atteso destinatario del mandato: avrà 28 giorni per formare il governo, più 14 di proroga.