MOSCA — Un decreto firmato giovedì da Vladimir Putin, pubblicato sul portale giuridico ufficiale russo, senza una riga di motivazione. Quattro fabbriche di sigarette, a San Pietroburgo, Rostov sul Don, Elets e nella regione di Leningrado, con oltre 4.000 dipendenti e fino al 40% del mercato russo del tabacco. E un nuovo gestore, la società per azioni Industrial Assets, registrata il 16 settembre, sette settimane fa. Così lo Stato russo ha preso il controllo delle attività della Japan Tobacco International, il braccio internazionale del gruppo giapponese JT, che in Russia produce Winston, Camel e LD.Il decreto pone le quattro società in «gestione temporanea», la formula con cui dal 2023 il Cremlino sottrae ai proprietari stranieri il controllo delle aziende lasciando loro, sulla carta, la proprietà. È la prima volta che il meccanismo colpisce il tabacco ed è la prima volta che tocca un gruppo di cui il governo giapponese possiede un terzo. In oltre vent’anni JT ha investito in Russia 4,6 miliardi di dollari.Il primo personaggio è il gestore. Secondo il Moscow Times, che cita il sito investigativo Agents.media, Industrial Assets appartiene a Sergei Dremov, ex ufficiale dell’Fsb, i servizi di sicurezza russi, nella regione di Kursk. Nei registri esistono più società con lo stesso nome. A lui passa, tra l’altro, la Petro di San Pietroburgo, lo stabilimento principale, che nel 2023 ha fatturato 73 miliardi di rubli.Il secondo è l’espropriato. «Stiamo valutando la situazione e le nostre opzioni, dando la priorità ai nostri interlocutori e in primo luogo ai dipendenti», ha fatto sapere JTI in una dichiarazione inviata allo stesso giornale. Il Cremlino non ha spiegato il provvedimento. In autunno il portavoce Dmitrij Peskov aveva detto che gli asset vengono presi perché i proprietari hanno sede in Paesi «ostili».L’arresto di SachalinIl terzo personaggio è un governo che non ha ancora parlato: quello di Tokyo. In ottobre l’Fsb ha arrestato sull’isola di Sachalin Yuki Imai, giornalista dell’Hokkaido Shimbun, con l’accusa di spionaggio, e il ministero degli Esteri russo ha accusato il Giappone di usare sistematicamente i reporter per l’intelligence. «Non esiste alcun fatto del genere», ha risposto il 15 ottobre la premier Sanae Takaichi. Tokyo ha convocato l’ambasciatore russo e giovedì, lo stesso giorno del decreto, ha chiesto di nuovo la liberazione di Imai a margine del G20.Non è l’unico attrito. In agosto Putin ha visitato per la prima volta Etorofu, nelle isole Curili contese tra i due Paesi; in ottobre Mosca ha definito «ostile» la vendita di un drone giapponese all’Ucraina. Nikkei Asia scrive che JTI è «probabilmente finita nella campagna di pressione di Mosca sulle sanzioni».Il decreto chiude un autunno di sequestri. Il 17 settembre erano toccati a Nestlé, ad Auchan e all’ex Leroy Merlin, poi alla catena Metro e al gruppo logistico francese FM Logistic. Sempre in settembre Putin aveva detto di non escludere nazionalizzazioni, pur senza piani, rivendicando una risposta «in natura» ai sequestri occidentali di beni russi e promettendo restituzioni se i rapporti miglioreranno.I mercati hanno letto il segnale. Coca-Cola HBC, che ha venduto da tempo le attività russe, ha perso quasi il 12,5% alla Borsa di Atene, dopo che un produttore di bibite dell’Altaj ha chiesto a Putin la gestione esterna di Multon, l’ex imbottigliatore russo del gruppo, valutato fino a 245 miliardi di rubli.Restano i vuoti. Il decreto non dice quanto durerà la gestione né che cosa accadrà degli impianti; nessuna delle aziende commissariate dal 2023 è tornata ai proprietari. E dal governo giapponese, che possiede un terzo di JT, alle 20 non era arrivato alcun commento.