Elezioni Midterm Usa 2026, nella notte i primi risultati

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L’ultimo appello di Donald Trump agli americani, chiamati alle urne per le elezioni di Midterm: “Fate finta che il mio nome sia sulla scheda. Se la nostra gente vota, vinciamo a valanga”. Un appello che suona più come un grido d’allarme, perché il presidente sa che stavolta non è in gioco soltanto la maggioranza repubblicana al Congresso, ma il destino dei suoi ultimi due anni alla Casa Bianca. E lo spettro di diventare una ‘lame duck’, un’anatra zoppa, comincia a prendere forma. Nell’ultima intervista a Fox News, Trump ha evocato una vittoria a valanga, avvertendo che una sconfitta cancellerebbe quanto realizzato finora dalla sua amministrazione. La strategia è quella consueta: trasformare ogni appuntamento elettorale in un referendum sulla propria persona. Ma stavolta il nome del tycoon non compare sulle schede. E il suo carisma potrebbe non bastare a trascinare candidati repubblicani alle prese con un elettorato deluso. Dopo una maratona di comizi attraverso l’America, l’ultima giornata di campagna ha offerto un’immagine quasi surreale. Mentre i candidati repubblicani combattevano per ogni voto, Trump parlava a Washington del restauro della Reflecting Pool, davanti al Lincoln Memorial. Più interessato, almeno in apparenza, ai lavori di abbellimento della capitale che al rischio di perdere il controllo del potere legislativo. Eppure, i numeri sono impietosi. I Democratici sono favoriti nella corsa alla Camera, mentre al Senato la battaglia resta aperta. Dal Texas al Michigan, dall’Ohio all’Alaska, perfino roccaforti tradizionalmente repubblicane sono diventate contendibili. A pesare sono soprattutto il carovita, i prezzi dell’energia e una guerra contro l’Iran che ha logorato il consenso della Casa Bianca. Se le previsioni saranno confermate, dal prossimo gennaio Trump potrebbe trovarsi davanti un Congresso ostile. Con la Camera in mano ai Democratici, partirebbero le inchieste parlamentari, le convocazioni dei funzionari dell’amministrazione, le richieste di documenti. E soprattutto comincerebbe la battaglia sui finanziamenti federali. Conquistando anche il Senato, l’opposizione potrebbe bloccare le nomine presidenziali, comprese quelle dei giudici federali e di un eventuale nuovo componente della Corte Suprema. Per Trump sarebbe l’inizio di una presidenza di trincea. Gli ordini esecutivi diventerebbero lo strumento privilegiato per aggirare lo stallo legislativo, mentre il veto presidenziale si trasformerebbe nell’ultima linea di difesa. Resterebbe la politica estera, terreno sul quale la Costituzione americana concede al presidente ampi margini di manovra. Ma anche qui un Congresso democratico potrebbe complicargli la vita, soprattutto sui finanziamenti militari e sulla guerra all’Iran. Senza contare che gli alleati europei e gli avversari di Washington comincerebbero inevitabilmente a guardare oltre Trump. E oltre Trump guarda già una parte del Partito repubblicano. Una sconfitta aprirebbe immediatamente la corsa alla successione del 2028, con il vicepresidente JD Vance in prima fila e gli altri aspiranti eredi del movimento Maga pronti a prendere posizione. Trump, naturalmente, non si considera sconfitto. Ha già dimostrato di saper sopravvivere a crisi che avrebbero liquidato qualsiasi altro politico americano. Ma questa volta il problema non sarebbe tornare al potere. Sarebbe conservarlo, mentre il calendario della sua presidenza corre inesorabilmente verso la scadenza. E per un uomo che ha costruito la propria carriera politica sul culto della vittoria, non c’è prospettiva peggiore che trascorrere gli ultimi due anni alla Casa Bianca contando le sconfitte.Questo articolo Elezioni Midterm Usa 2026, nella notte i primi risultati proviene da LaPresse