La Polonia smantella una rete che portava componenti d’armi in Russia: 6 fermati, 4 accusati di spionaggio

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VARSAVIA — Sei fermi, 21 perquisizioni, un canale di contrabbando verso Kaliningrad. Il controspionaggio polacco e la Procura nazionale hanno annunciato giovedì mattina di aver smantellato un gruppo che faceva arrivare in Russia componenti per armi e munizioni. Quattro dei fermati sono accusati anche di spionaggio e resteranno in carcere per tre mesi.Per ora sono accuse, non una sentenza, e il ruolo dei servizi russi lo raccontano soltanto fonti anonime. Gli arresti risalgono al 21 ottobre e al 2 novembre. I fermati sono cinque cittadini polacchi tra i 25 e i 52 anni e una russa di 37 anni, ha scritto su X Tomasz Siemoniak, il ministro che coordina i servizi speciali nel governo di Donald Tusk. Tutti e sei rispondono di partecipazione a un gruppo criminale organizzato per l’esportazione illegale di materiale militare; per due le misure non sono detentive.Il gruppo, secondo gli atti della Procura ripresi dal portale Notes from Poland, ha operato almeno dal giugno 2023 al dicembre 2025 tra Polonia, Lituania e Russia. La merce, per oltre 2 milioni di zloty, circa 450.000 euro, entrava a Kaliningrad, l’exclave russa sul Baltico incastrata tra Polonia e Lituania, a bordo di veicoli con scomparti nascosti. Alcuni carichi erano stati intercettati dalle guardie di frontiera.L’Agenzia per la sicurezza interna, il controspionaggio civile di Varsavia, sostiene che il gruppo «ha fornito illegalmente alla Russia quantità significative di componenti militari, compresi quelli usati nella produzione di munizioni e sistemi d’arma», e che questo «può portare al rafforzamento dell’industria bellica russa». La stampa polacca, citando fonti anonime, scrive che la donna russa faceva da tramite con il servizio di intelligence estero di Mosca. Il Cremlino non ha commentato gli arresti.Siemoniak ha accompagnato l’annuncio con i numeri delle inchieste: quasi 100 persone incriminate per spionaggio e sabotaggio dal gennaio 2024, e 48 indagini per spionaggio aperte nel 2025, più del doppio dell’anno precedente. In ottobre un cittadino polacco è stato condannato a cinque anni e mezzo per aver fatto ricognizioni in un aeroporto nell’ambito di un presunto piano contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky; a luglio era toccato a una coppia di russi.Torce sul confinePer capire perché l’annuncio arriva oggi bisogna tornare a lunedì. Quel giorno il capo della polizia Marek Boroń ha avviato un’operazione nelle regioni di Varmia-Masuria e Podlachia, al confine con Kaliningrad e con la Bielorussia: agenti, reparti antiterrorismo e incursori del Grom, le forze speciali dell’esercito, con un centro di comando nel quartier generale della polizia. Durerà almeno fino all’8 novembre.Martedì, in Consiglio dei ministri, Tusk ha raccontato la notte precedente. «Subito dopo mezzanotte ho ricevuto dalla Guardia di frontiera notizia di movimenti inquietanti sul confine polacco-russo. Persone con torce», ha detto. E poi: «Abbiamo impedito tentativi di provocazione, se era quella l’intenzione. Non potremo mai confermarlo del tutto». Il premier non ha detto chi fossero gli uomini con le torce, e le guardie di frontiera non hanno confermato alcuno sconfinamento.Gli avvertimenti erano arrivati anche da fuori: in ottobre il generale americano Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate in Europa, aveva parlato a Varsavia del rischio di sabotaggi. L’annuncio degli arresti, a tre giorni dall’operazione sul confine, mette insieme due dossier che il governo tratta ormai come uno solo.Mosca ha risposto sul dispiegamento, non sugli arresti. L’agenzia di Stato russa Tass ha riferito l’operazione di Boroń e scritto che l’ambasciata russa a Varsavia ha denunciato la retorica bellicista della stampa polacca sui «potenziali atti di sabotaggio».L’inchiesta non dice chi fossero le persone con le torce né se il canale di Kaliningrad abbia un legame con i movimenti sul confine. I quattro accusati di spionaggio resteranno in custodia cautelare per tre mesi.