Fine vita, il Veneto approva la legge sul suicidio medicalmente assistito: è la prima Regione di centrodestra

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Questa volta ce l’ha fatta, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. È passata così in Veneto, con il voto nella giornata di oggi, 2 settembre, in Consiglio Regionale, la legge sul suicidio medicalmente assistito. Una vittoria dal forte valore simbolico, se si pensa che si tratta della prima regione guidata dal centrodestra a pronunciarsi sul tema, quarta in Italia dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Nelle scorse settimane si erano susseguite con forza le polemiche sulla questione al vaglio in Consiglio, ma anche sulla priorità che il parlamento sembrava inizialmente aver concesso in agenda al voto sull’autonomia. Zaia: «Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte».Il voto di oggi Il testo dal titolo “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale” è finalmente passato. Una legge giunta e votata con favore in occasione del suo secondo passaggio in Aula, dopo quello del gennaio del 2024. Al tempo, il testo base presentato dall’Associazione Luca Coscioni, e sostenuto da 9mila firme, aveva mancato l’obiettivo per un solo voto in più contrario. Diversi gli emendamenti proposti nella nuova versione – troppi secondo alcuni – a partire da quelli più cauti avanzati dal governatore leghista Stefani, che prevedevano la necessità di informare il malato della possibilità di beneficiare delle cure palliative, prima che decida per il suicidio medicalmente assistito. Ma anche la conferma che la decisione spetti a una Commissione territoriale, con un Comitato bioetico regionale che indica le linee guida alle singole commissioni.Zaia: una «legge di civilt໫Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema»: così il presidente del consiglio regionale in Veneto ed ex-governatore leghista Luca Zaia ha commentato il passaggio della legge sul fine vita. Una battaglia portata avanti insieme all’attuale governatore, Alberto Stefani: «Personalmente sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada», ha proseguito Zaia.«Voglio sottolineare che oggi abbiamo approvato una legge per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e per tutti gli operatori sanitari» ha poi aggiunto il presidente, che ha definito la nuova legge una “legge di civiltà”. Infine, una precisazione che è ricorsa con frequenza negli ultimi giorni, come a voler rassicurare i più timorosi: «Lo abbiamo detto fin dall’inizio: questa legge non introduce il fine vita e non crea un diritto nuovo. Il perimetro è stato tracciato dalla Corte costituzionale. Il Veneto ha scelto di fare la propria parte, organizzando meglio le procedure ed esercitando pienamente i doveri che spettano a un’istituzione che ha la responsabilità della sanità pubblica».La soddisfazione di M5s, Pd, AVS e LegaE su un voto che ha visto schierarsi e collaborare in un insolito fronte compatto Pd, M5S, Avs, liste civiche e Lega, Zaia ha concluso: «Il Veneto ha dimostrato che anche sulle questioni più profonde e divisive si può discutere senza rinunciare alle proprie convinzioni, ma mettendo al centro le persone». Soddisfazione anche dal governatore Stefani, che ha dichiarato: «Credo che la discussione interna a questo consiglio regionale sia stata proficua e abbia dimostrato che un’aula consiliare sa assumersi delle responsabilità e lo sa fare tenendo conto delle sensibilità, perché gli emendamenti tengono conto davvero della sensibilità anche delle forze politiche di centrodestra».Plauso anche dal M5S, con Flavio Baldan, nonostante la denuncia ad alcuni emendamenti, poco apprezzati, come quello che prevede la partecipazione dei pro vita all’interno della procedura decisionale. Criticato anche il fatto che il nuovo testo «non preveda dei tempi certi» per l’attuazione del fine vita. A conti fatti, comunque, un successo da festeggiare, continua Baldan: il Veneto è «l’unica regione di centrodestra a dotarsi di questa legge».L’opposizione di FnV e FdI dei giorni scorsiLa discussione nel parlamentino veneto era cominciata nella giornata di ieri, 1 settembre, rivelandosi però tutt’altro che breve e priva di intoppi. Ad aprire il dibattito mettendosi di traverso era stato Futuro Nazionale, con il sostegno di alcuni esponenti di FdI. Così il consigliere vannacciano Stefano Valdegamberi aveva sollevato la questione della legittimità relativa all’iter seguito dal provvedimento. L’accusa, quella che fosse giunto in Aula «senza essere stato sottoposto, unitamente ai relativi emendamenti, al vaglio delle Commissioni consiliari».Una mossa, questa, imputata al governatore leghista Stefani e al capogruppo dell’opposizione in Consiglio regionale del Veneto, Giovanni Manildo, che si sarebbero resi protagonisti di un mero «accordo politico» e di un «ennesimo atto di arroganza da parte della Presidenza del Consiglio regionale». La questione aveva raccolto sostegno anche tra le file di FdI, i cui esponenti figuravano tra i 16 votanti a favore alla mozione. Il Consiglio regionale del Veneto aveva però respinto la questione pregiudiziale con 31 voti contrari, rimandando ad oggi la discussione su emendamenti e sub-emendamenti.L'articolo Fine vita, il Veneto approva la legge sul suicidio medicalmente assistito: è la prima Regione di centrodestra proviene da Open.