di Guido Keller – Spagna e Grecia sono sottoposte a crescenti pressioni affinché cedano all’Ucraina parte delle proprie scorte di intercettori Patriot PAC-2, mentre Kiev cerca di rafforzare la difesa aerea contro gli attacchi russi. La questione riguarda soprattutto le munizioni e non necessariamente il trasferimento delle intere batterie, con radar, centri di comando e lanciatori.Una delle ipotesi è utilizzare intercettori prossimi alla fine della vita operativa, evitando che rimangano inutilizzati nei depositi. La soluzione appare conveniente, ma un PAC-2 anziano non è necessariamente un’arma priva di valore militare.Gli intercettori della famiglia PAC-2 utilizzano una testata a frammentazione e possono essere impiegati contro aerei, missili da crociera e alcune minacce balistiche. Le versioni PAC-3, basate su un principio di intercettazione differente, offrono capacità superiori soprattutto contro determinati missili balistici. L’impiego dei PAC-2 può tuttavia permettere a Kiev di preservare gli intercettori più moderni e costosi per le minacce maggiormente pericolose.Anche la prossimità alla scadenza della vita operativa non determina automaticamente l’inutilizzabilità di un missile. Componenti come batterie e altri apparati possono essere sottoposti a controlli, manutenzione o sostituzione. Programmi di revisione realizzati per altri utilizzatori dei Patriot dimostrano che questi intercettori conservano un valore economico e operativo.Per la Grecia la questione assume particolare rilevanza. Atene dispone di sei batterie Patriot e considera la difesa aerea una componente fondamentale della propria sicurezza, anche alla luce della storica competizione con la Turchia nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale.La crescita delle capacità turche nel settore missilistico e dei velivoli senza pilota contribuisce alla cautela greca. Una riduzione delle scorte di intercettori diminuirebbe infatti le munizioni immediatamente disponibili in caso di crisi. L’appartenenza di Grecia e Turchia alla Nato non ha eliminato le divergenze strategiche tra i due Paesi.La posizione della Spagna è differente, ma anche Madrid deve conciliare il sostegno all’Ucraina con gli impegni assunti nella difesa collettiva e con i propri programmi di modernizzazione. La possibilità di trasferire progressivamente le munizioni più anziane dipende quindi anche dai tempi necessari per ricevere quelle sostitutive.Tra le soluzioni discusse figura un possibile intervento finanziario della Norvegia, che potrebbe acquistare gli intercettori destinati successivamente all’Ucraina. In questo modo Oslo contribuirebbe a compensare economicamente i Paesi cedenti e al rinnovo delle loro scorte.Il meccanismo risolverebbe tuttavia soltanto una parte del problema. Il trasferimento di missili già esistenti non aumenta infatti il numero complessivo degli intercettori disponibili all’interno dell’Alleanza Atlantica.La difficoltà principale riguarda il rapporto tra consumo e capacità produttiva. La Russia impiega contemporaneamente velivoli senza pilota, missili da crociera, missili balistici e falsi bersagli con l’obiettivo di saturare la difesa ucraina. Kiev deve quindi decidere quali minacce intercettare e quali infrastrutture proteggere.L’utilizzo di un costoso intercettore contro un bersaglio molto più economico crea inoltre uno squilibrio favorevole all’attaccante. Mosca può tentare di consumare progressivamente le scorte ucraine e occidentali attraverso attacchi combinati nei quali sistemi relativamente poco costosi vengono utilizzati insieme ai missili più sofisticati.La crescente domanda di sistemi di difesa aerea in Medio Oriente ha ulteriormente aumentato la pressione sulle disponibilità occidentali. Europa, Golfo e Asia orientale competono in parte per capacità analoghe, mentre l’espansione della produzione richiede nuovi investimenti, impianti industriali e personale specializzato.Gli alleati hanno sviluppato meccanismi attraverso i quali finanziare l’acquisto di armamenti statunitensi destinati all’Ucraina, garantendo la prosecuzione delle forniture. Questa soluzione consente di sostenere Kiev, ma contemporaneamente evidenzia la persistente dipendenza europea dall’industria americana per alcuni dei sistemi di difesa più importanti.La pressione esercitata su Madrid e Atene mette così in evidenza un problema più ampio: l’Europa non dispone ancora di una riserva comune di intercettori sufficientemente ampia da sostenere contemporaneamente l’Ucraina e garantire le esigenze nazionali degli Stati membri.Le priorità strategiche, inoltre, non sono identiche. I Paesi dell’Europa orientale concentrano l’attenzione soprattutto sulla Russia, mentre la Grecia continua a considerare determinante l’equilibrio militare con la Turchia e la Spagna deve tenere conto delle proprie esigenze nel Mediterraneo e degli impegni assunti nell’ambito della Nato.La cooperazione europea per lo sviluppo di una difesa antibalistica più integrata può ridurre queste vulnerabilità nel lungo periodo, ma non risponde alle necessità immediate dell’Ucraina.Una possibile soluzione resta quindi una cessione limitata di PAC-2 accompagnata da finanziamenti e precise garanzie sulla loro sostituzione. Questi intercettori non potrebbero creare da soli uno scudo completo sul territorio ucraino, ma aumenterebbero temporaneamente le capacità di protezione di città e infrastrutture, consentendo di riservare le munizioni più avanzate alle minacce balistiche più difficili.La richiesta rivolta a Spagna e Grecia evidenzia così uno dei principali problemi della difesa europea dopo anni di guerra: più che disporre di una capacità industriale sufficiente a produrre rapidamente nuove scorte, gli alleati continuano in parte a redistribuire quelle esistenti. Il sostegno a Kiev dipenderà quindi non soltanto dalla volontà politica di cedere gli intercettori, ma dalla capacità di garantire ai Paesi donatori che le proprie riserve verranno ricostituite in tempi prevedibili.