A Madonna di Campagna, nella periferia nord di Torino, una tredicenne esce di casa per recarsi in un minimarket e viene abusata dal commesso, un quarantaduenne originario del Bangladesh. Circa quaranta minuti prima, nella stessa attività, lo stesso uomo ha già tentato di aggredire un’altra donna, fortunatamente riuscita a fuggire. Il commesso viene subito identificato e il pubblico ministero chiede il carcere nei suoi confronti, poiché ravvisa un pericolo concreto di reiterazione. Il GIP, cui identità è al momento ignota (solcando il solito sentiero della tipica innominabilità e infrangibilità degli infallibili e ineluttabili semidei togati), dispone soltanto l’obbligo di firma: assurdo ma vero. Perché? Perché l’uomo è incensurato, ha consegnato i filmati del negozio e si è detto dispiaciuto, mostrando un pentimento che evidentemente ha commosso il giudice per le indagini preliminari.Ora: se tutto ciò fosse una storia di fantasia farebbe quasi ridere. Il problema è che questa storia è tutta vera. Un bengalese di 42 anni compie due aggressioni nello stesso pomeriggio e nello stesso negozio, una delle due vittime ha tredici (tredici!!) anni e i video delle telecamere del minimarket documentano tutto con dovizia, tanto che il colpevole non ha fatto altro che ammettere quanto commesso.Eppure per un giudice di Torino il “trauma” dell’arresto sarebbe sufficiente come deterrente e il pentimento espresso in udienza peserebbe più del rischio che l’uomo ripeta ciò che ha già fatto. Un giudizio metafisico: il colpevole è già tornato nel negozio del misfatto rilasciando persino delle rapide dichiarazioni e dicendosi pentito di aver commesso le violenze e di aver agito perché ubriaco.C’è un dato relativo a questa vicenda assurda: sono tutti d’accordo sul fatto che il provvedimento del giudice sia una follia. Da destra a sinistra il coro è unanime. Solo le femministe non si fanno sentire, ma è normale: si tratta di un bengalese, mica di un italiano! Dunque il Paese si alza sprezzante contro la morbidezza di questo giudice. A guardare l’opinione pubblica oggi, pare che tutti siano dell’idea che la magistratura talvolta compia delle scelte senza senso, forzando la mano e forse consapevole di essere un organo che si autoregola e che pertanto può passarla liscia in ogni caso.E dinnanzi a questo spirito combattivo diffuso, sembra un lontano e casuale incidente il risultato del referendum di questo marzo, quando gli italiani hanno detto No alla riforma costituzionale sulla Giustizia: più della metà dei votanti ha detto che la magistratura gli stava (e dunque gli sta) bene così com’è. Allora in queste ore gli scandalizzati davanti a provvedimenti di questo tipo, frutto di un evidente delirio ideologico, di cosa si lamentano? Perché fingono di essere sorpresi e allo stesso tempo disgustati?Leggi anche: 13enne violentata, torna subito libero. Complimenti ai giudiciL’operato di questo GIP è figlio naturale dell’aborto della riforma costituzionale della Giustizia. L’indignazione di oggi è raffazzonata ipocrisia, perché chi ha votato No ha scelto di confermare un potere assoluto nelle mani del magistrato di turno. L’onnipotenza della magistratura di cui ora si parla non è un accidente ma l’esito di un’autonomia che una maggioranza di votanti, chiamata a rinegoziarla, ha preferito non toccare.L’italietta del no convinta che fosse un voto di protesta per mandare a casa Meloni ha condannato questo paese ad altri lustri dove i giudici saranno liberi di sbagliare e di continuare impuniti a fare carriera. A poco serviranno gli ispettori inviati giustamente dal ministro Nordio, l’indignazione dei giornali e i proclami della politica. Avete voluto mantenere la giurassica bicicletta della magistratura tiranna? Ora pedalate, tra un’ordinanza scandalosa e l’altra.Alessandro Bonelli, 2 settembre 2026L'articolo No al referendum, vi meritate i giudici che “graziano” i violenti proviene da Nicolaporro.it.