AGI - La cooperazione agricola tra Italia e Tunisia sta assumendo una dimensione sempre più strategica, all’incrocio tra sicurezza alimentare, gestione dell’acqua e adattamento climatico.È in questo quadro che il ministro tunisino dell’Agricoltura, delle Risorse idriche e della Pesca, Azzedine Ben Cheikh, ha ricevuto Biagio Di Terlizzi, direttore del Ciheam Bari, per esaminare nuovi programmi congiunti e rafforzare il trasferimento di competenze e tecnologie verso il settore agricolo tunisino.L’incontro va oltre la tradizionale cooperazione tecnica. Arriva infatti in una fase in cui Roma punta a fare di agricoltura, acqua e formazione tre pilastri della propria politica economica verso l’Africa, anche attraverso il Piano Mattei.Ruolo importante della Tunisia nella cooperazione dell'ItaliaLa Tunisia occupa una posizione particolare in questa strategia, non soltanto per la prossimità geografica con l’Italia, ma anche per le crescenti pressioni che gravano sul suo modello agricolo: scarsità delle risorse idriche, siccità più frequenti, cambiamenti climatici e necessità di preservare la produzione alimentare. I colloqui tra Ben Cheikh e Di Terlizzi si sono concentrati proprio sulla gestione sostenibile dell’acqua, sul rafforzamento delle capacità tecniche e scientifiche e sullo sviluppo di programmi in grado di aumentare la resilienza delle aziende agricole.Il Cihneam di Bari come uno dei principali strumenti della cooperazione Il Ciheam, organizzazione intergovernativa mediterranea, rappresenta da anni uno dei principali strumenti di questa cooperazione. Il suo istituto di Bari opera in Tunisia nei settori dell’agricoltura sostenibile, della formazione, dello sviluppo rurale e dell’impiego di risorse idriche non convenzionali. Questa relazione è ormai direttamente collegata al Piano Mattei.Tra le iniziative più rilevanti figura il programma TANIT Knowledge Transfer, attuato dal Ciheam Bari con un impegno finanziario di circa 34 milioni di euro, destinato a rafforzare la sicurezza alimentare tunisina in modo sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici.Il progetto prevede programmi di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico e la realizzazione a Mograne di un Centro tecnologico integrato multifunzionale, concepito come polo di competenze non soltanto per la Tunisia ma, in prospettiva, anche per altri Paesi della regione.L’acqua rappresenta il filo conduttore di questa impostazione. Il programma TANIT comprende infatti soluzioni per il recupero e l’utilizzo delle acque non convenzionali e per la gestione della siccità, mentre il Ciheam Bari partecipa a diverse iniziative mediterranee dedicate all’efficienza dell’irrigazione e alla governance delle risorse idriche.La gestione dell'acqua è una delle priorità trasversali della cooperazione italianaLa questione supera inoltre il solo caso tunisino: la gestione dell’acqua è ormai una delle priorità trasversali della cooperazione italiana nel Mediterraneo e in Africa, proprio perché incide direttamente su agricoltura, sicurezza alimentare, occupazione e stabilità sociale.Per Roma, la Tunisia può così diventare un laboratorio di un modello che il Piano Mattei punta a replicare anche altrove: associare finanziamenti, ricerca, formazione e tecnologie, evitando di ridurre la cooperazione a un semplice trasferimento di risorse. Il Ciheam Bari si inserisce perfettamente in questa logica, grazie alla sua capacità di combinare competenze scientifiche, assistenza tecnica e formazione professionale.La riunione di Tunisi si colloca quindi in un quadro più ampio, nel quale agricoltura e sicurezza idrica diventano allo stesso tempo una priorità interna per la Tunisia e uno degli strumenti attraverso cui l’Italia prova a costruire una presenza economica, scientifica e tecnologica più strutturata sulla sponda sud del Mediterraneo.