«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?», questa celebre battuta, tra le più famose della storia del cinema italiano, la pronuncia Nanni Moretti in Ecce Bombo. Il film esce nelle sale l’8 marzo 1978, esattamente 168 giorni dopo, il 23 agosto 1978, sul palco del Bussoladomani di Lido di Camaiore sale Mina. In quel momento ha 38 anni ed è certamente star indiscussa dello showbiz all’italiana. Davanti a lei tra le 4mila e le 6mila persone, questo dato non è certo, è certa però la scaletta, da strabuzzare le orecchie solo a pensarci, tra classici del suo repertorio e cover come Stayin’ Alive, Georgia on My Mind e We Are the Champions. Si trattava dell’undicesimo concerto di un tour che ne prevedeva quindici, ma Mina, Anna Maria Mazzini all’anagrafe, fu colpita da un’infezione polmonare così dovette fermarsi lì. Sì, è vero, già da qualche anno aveva tagliato con la tv, che regalandola al pubblico mainstream l’ha resa il personaggio che è stato, è e rimarrà, ma nessuno del pubblico poteva aspettarsi che non l’avrebbe mai più rivista. Mai più. Un rapporto legittimamente controverso con la popolarità l’ha spinta, dopo quella sera, a prendere una scelta radicale e, a quanto pare, incontrovertibile. Perché è passato quasi mezzo secolo e Mina non ha più cantato dal vivo e non è mai più apparsa in tv. Non ha smesso di cantare, anzi, al contrario, la sua attività, nonostante le 86 primavere sulle spalle, possiamo definirla indomita. Mina c’è, eccome. E, attenzione, non si adagia affatto sul suo repertorio, è attentissima a ciò che succede in Italia, affamata di musica, dall’underground al circuito più pop fino al rap, ascolta nuovi autori, celebra le canzoni che la appassionano e, manco a dirlo, la tenuta vocale ha semplicemente dello strepitoso, dell’irreale, del magnifico. Anzi, previsto per il prossimo 9 ottobre un nuovo album di inediti d’archivio che dovrebbe intitolarsi Dilettevoli inedite eccedenze. Ma di fare una capatina in un programma televisivo, di organizzare un concerto/evento, non se ne parla.Adriano l’inesistenteUna narrativa simile a quella di Adriano Celentano, che però negli anni non ha saputo resistere alla tentazione dell’evento, così come possiamo serenamente definire ogni sua apparizione. Certo, dall’ultima ne sono passati di anni, era il 2019, quindi quasi sette, forse perché non fu fortunatissima, parliamo naturalmente di Adrian, uno dei più clamorosi flop della storia della tv italiana. Un progetto, dalle testimonianze arrivate anche diversi anni dopo, pensato male e realizzato peggio. E sette anni prima l’ultima volta sul palco per un concerto, l’8 e il 9 ottobre 2012 all’Arena di Verona. Ma, anche lì, parliamo di un evento, non di un’attività strutturata e regolare. L’ultimo disco un anno prima, nel 2011, si intitola Facciamo finta che sia vero e, essendo già ampiamente entrati a quel tempo in epoca di mercato discografico fluido e digitale, non è di certo rimasto nel cuore del largo pubblico. Da lì in poi solo interventi social, per salutare un amico che non c’è più, per regalare gloria a qualche nuovo artista con complimenti pubblici, o per qualche classico video da un passato più o meno profondo, da un profilo che, certamente non a caso, ha chiamato “celentanoinesistente”. Inesistente per scelta, pensiamo, non per raggiunta età pensionabile; negli ultimi anni molti hanno attribuito questo isolamento alla moglie Claudia Mori, colpevole di tenerlo isolato nella storia residenza di Campesone, cosa che naturalmente nessuno può confermare anche se, giusto per fare qualche esempio, da Teo Teocoli a Cristiano Minellono, storico paroliere, che al giornale La Verità, quando gli chiedono da quanto non sente l’amico per cui scrisse capolavori immortali come Amore no, Il tempo se ne va e Soli, risponde: «Da dieci anni. Non ho il numero. Sua moglie fa muro intorno a lui». Inesistente per scelta altrui? Difficile dirlo considerata l’uscita pubblica del 2025 di Claudia Mori contro l’allora ad della Tv di Stato Gianmarco Mazzi (oggi ministro del Turismo), reo di essersi reso disponibile per un ritorno in Rai del Molleggiato, salvo poi sparire nel nulla. Scelta o meno, Celentano è uno dei grandi assenti del nuovo (e mica tanto) panorama dello spettacolo italiano. Un gigante cui silenzio fa un rumore a tratti insopportabile.I rischi dell’assenzaDecisioni ponderate, considerando che si tratta, fondamentalmente, di assenze dagli orrendi circuiti del gossip a buon mercato, il che aiuta a mantenere una sostanza artistica regale, a non confondere la propria esistenza pubblica con influencer e aspiranti veline, ma che porta inevitabilmente anche dei rischi. Non per Mina e Celentano, è chiaro, ma per la salute di una cultura, quella italiana, che avrebbe un disperato bisogno di spessore, un disperato bisogno di personaggi come Mina e Celentano, appunto. Viene da chiedersi, in fin dei conti, se il potere dell’assenza, quello su cui si interrogava, anche se parlando di una semplice festa, Moretti in Ecce Bombo, rappresenti ancora un potere o se non esserci, non parlare, non manifestarsi fisicamente, non partecipare al seppur spesso indecoroso megaracconto in cui pare si sia trasformata la vita di tutti, grandi della musica o meno, non sia altro che un passo, giorno dopo giorno, verso il dimenticatoio. Giusto per restituire un dato: chi è nato nel 1978, l’anno dell’ultimo live di Mina, oggi ha quasi 50 anni, il che vuol dire che, ragionevolmente, chi era adolescente in quegli anni oggi va, minimo, per i 70. A poco a poco ma relativamente presto non resterà alcuna testimonianza diretta delle emozioni provate a sentire Mina dal vivo; di lei, come di Celentano, come oggi possiamo dire di Lucio Battisti, altro eccellente naufrago volontario nell’universo dell’oblio, che teniamo fuori dal ragionamento non potendoci appellare alla sua presenza in quanto passato a miglior vita, restano le opere (sia chiaro: sante e benedette) e video in bianco e nero proposti da Techetechetè, quindi in tv, un mezzo ampiamente sul viale del tramonto, cui pubblico è in larga parte, fisiologicamente, in estinzione. Alla ricerca di un “contenitore” di qualitàViene dunque da chiedersi: è mai possibile che nel 2026, con tutta la tecnologia (tradotto: possibilità) che abbiamo a disposizione, non si trovi un contenitore che possa risultare intellettualmente stimolante per due artisti di tale livello, ancora evidentemente ispirati, che ancora hanno evidentemente molto da offrire al pubblico? Uno show di qualità, un podcast, un grande giornale, il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Davvero niente? È altrettanto evidente che i due, a buona ragione, non temono di diventare semplicemente due capitoli, seppur pregiati, della storia della musica e della tv o, peggio, due icone vuote di significato per le nuove generazioni, alle quali sarà sempre più dura restituire una percezione nitida di una grandezza indiscussa, raramente raggiunta da altri artisti. E ancora, allarmati dall’immenso vuoto che c’è (citando Raf), ci chiediamo: non sarà anche questa assenza a lasciare campo aperto ad un ambiente sempre più intaccato dalla bruttura dei tempi che corrono, dal rifiuto sistemico per qualsiasi forma di intellettualismo, campo aperto ad un mercato schiavo dei trend di un pubblico di televotanti? Le assenze di Mina e Celentano sono diverse tra loro, per la prima forse fu un’esigenza, simile a quella di Battisti, per il secondo quasi una scelta strategica, ma lato nostro il risultato è identico e, purtroppo, sconfortante.L'articolo Perché Mina e Celentano sono spariti e perché invece c’è un gran bisogno del loro ritorno proviene da Open.