Antonio Giraudo, la Juventus e Calciopoli: «Una gogna figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo»

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Antonio Giraudo è stato l’amministratore delegato della Juventus di Calciopoli. Radiato dalla Figc nel 2011, ha incassato due assoluzioni piene nel processo doping e sul falso in bilancio. Mentre per l’inchiesta sugli arbitri e i condizionamenti di Luciano Moggi è arrivata la prescrizione. Oggi lavora a Londra nell’immobiliare. E decide di parlare per la prima volta con Alessandro De Angelis de La Stampa «perché è cambiato il contesto in cui la storia può essere raccontata. Ad oggi tutti i processi ordinari si sono conclusi senza alcuna condanna. Ma c’è una novità che riguarda la giustizia sportiva».Il processo CalciopoliSul processo Giraudo dice di aver chiesto «il rito abbreviato, senza atteggiamenti dilatori, perché volevo un giudizio veloce. Ho la sensazione che i giudici l’abbiano tirata per le lunghe perché l’alternativa era assolvermi. E l’hanno mandata in prescrizione». La novità è «la recente sentenza della Corte di Giustizia europea. Chiarisce un principio fondamentale: chi si vede inflitta una sanzione sportiva deve avere diritto a rivolgersi a un giudice in grado di valutarne la legittimità». Con questa sentenza un giudice riscriverà la storia? «Mi stupirei del contrario. Un giudice potrà annullare una pronuncia disciplinare “domestica” che si ritiene illegittima. Come ha sostenuto il mio avvocato Dupont, vittorioso alla Corte di Giustizia: l’attuale sistema è contrario ai principi del diritto europeo».Calciopoli e arbitropoliPer lui Calciopoli è stata «una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagna». Quale sarebbe il topolino? «Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, “un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici”». Mentre oggi «mi sembra si stia parlando molto di una certa “arbitropoli“. E che il telefono sia ancora caldo. O no?».La JuventusPoi, sulla Juventus, «avrei proseguito, ma solo andando avanti sul progetto iniziato. Quando siamo andati in Borsa, avevamo individuato un percorso: passare da società sportiva a media company, con i diritti televisivi, e poi a entertainment company». Poi? «Mi chiamò l’Ingegner Elkann: si ritornava a essere una società solo sportiva. Era il 26 dicembre 2006, ironia della sorte, stessa data che aveva segnato l’inizio 12 anni prima con una telefonata di Umberto Agnelli». Ma secondo lui con Gianni Agnelli «non sarebbe successo nulla di quello che è successo». Perché? «Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con Gianni e Umberto Agnelli. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano».Grande StevensMentre la dirgenza che lo ha sostituito «mi ha sempre lasciato perplesso. Ha chiesto il patteggiamento nel processo sui bilanci e i suoi dirigenti sono stati assolti. Ha accettato la Serie B, senza neanche aver letto le intercettazioni. Bah. L’errore di valutazione fu enorme. Grande Stevens, allora presidente della Juve, presentò una querela per infedeltà patrimoniale riferita alla mia gestione. E, come Juventus, chiese di patteggiare una pena per gli stessi fatti. Morale: io assolto, la Juve anche nonostante la proposta di patteggiamento del suo avvocato Zaccone. Quello della C con penalizzazione!». E su Gabetti e Grande Stevens chevennero sanzionati dalla Consob e sottoposti anche a un procedimento penale: «Erano entrambe persone troppo corrette perché si possa accusarli di aver affondato la Juventus per distrarre l’attenzione dal loro processo o per indebolire concorrenti alla guida del Gruppo».L'articolo Antonio Giraudo, la Juventus e Calciopoli: «Una gogna figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo» proviene da Open.