Ancora la Russia. La Germania l’accusa esplicitamente di aver organizzato l’attacco a Lipsia, mentre si fa il conto dei misteriosi “incidenti” in altri siti. Da noi, invece, nessun aggiornamento sull’esplosione di Colleferro. Intanto Tajani si accorge che forse la Russia cerca di influenzare l’informazione in Italia. Occorre regalargli un abbonamento al Financial Times, che ci racconta di Vannacci. Non solo, torna sano e salvo Di Battista da Cuba, salvato dai “bravissimi medici cubani” e dalle preghiere annunciate da Tajani. Putin sarà contento. Meloni poi, nonostante il sostegno all’Ucraina, continua a indebolire l’Ue erigendo Schengen contro la Spagna e ripetendo oggi la sua opposizione alla rimozione del diritto di veto. Von der Leyen e Rutte sembrano accelerare i tempi degli aiuti all’Ucraina sollecitati energicamente da Zelensky.L’Europa preme l’acceleratore ma col freno a mano inserito. La guerra è ibrida, l’esplosivo no. Sarebbe utile ricordarselo ogni volta che l’aggettivo accompagna le notizie delle operazioni russe in Europa, quasi servisse ad attenuarne la gravità. Il governo tedesco attribuisce a Mosca il tentato attentato all’aeroporto di Lipsia. Il drone non è esploso. Non per questo il messaggio è meno chiaro.Intanto in Germania si indaga su altri possibili sabotaggi, questa volta contro infrastrutture elettriche. Le responsabilità vanno accertate, episodio per episodio: proprio perché la minaccia è seria, non serve trasformare ogni guasto in una firma di Putin. In Italia sarebbe però interessante sapere qualcosa di più sull’esplosione di agosto nello stabilimento di munizioni di Colleferro. Il ministro Crosetto aveva ridimensionato l’ipotesi del sabotaggio. Bene: che cosa è stato chiarito da allora? Non si chiedono segreti investigativi, ma che una domanda sulla sicurezza nazionale sopravviva alla giornata in cui finisce sui giornali.Antonio Tajani, nel frattempo, lancia l’allarme sulle interferenze russe nella democrazia italiana. L’occasione potrebbe essere propizia per regalargli un abbonamento al Financial Times, che ha dedicato a Roberto Vannacci un articolo sul “cavallo di Troia” russo nella politica italiana. Magari richieda anche l’accesso all’archivio. Ma quella filorussa è una scuderia. Nel mentre è di ritorno Di Battista, reduce dal malore che lo ha colpito a Cuba e da cui si è fortunatamente ripreso in breve tempo. Putin sarà contento: Dibba e Vannacci saranno di sprone a Conte e Salvini sul fronte della resistenza contro la Resistenza ucraina.Interessante è il modo in cui Vannacci mette in relazione il prezzo dei carburanti con gli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Il percorso è istruttivo: Putin invade l’Ucraina, gli ucraini reagiscono, il conto arriva all’automobilista italiano e il colpevole diventa Zelensky. Se l’aggredito smettesse di difendersi, potremmo finalmente tornare a fare il pieno in pace. La pace dell’aggredito si vedrà.Non occorre ipotizzare ordini o finanziamenti per riconoscere l’utilità politica di questo ragionamento per il Cremlino. Basta seguirlo fino alla conclusione: togliere sostegno a Kyiv, ristabilire i rapporti con Mosca e lasciare agli ucraini il pagamento della differenza.Giorgia Meloni sostiene l’Ucraina, vero, e questo le va riconosciuto senza reticenze. Ma proprio per questo la sua idea d’Europa pone un problema. Come si tiene insieme la necessità di una risposta comune con la difesa del potere nazionale di impedirla? Il veto sembra uno strumento magnifico finché immaginiamo di esercitarlo noi. Diventa meno rassicurante quando scopriamo che anche gli altri possono usarlo contro la nostra sicurezza.La sovranità si dovrebbe misurare sulla capacità di ottenere risultati. Se ventisei governi vogliono agire e uno può fermarli, i ventisei hanno conservato la bandiera e perso la decisione. Putin non deve convincere tutta l’Europa. Gli basta trovare chi la blocchi.Marco Taradash, 3 settembre 2026L'articolo L’Ue si divide, Putin ringrazia proviene da Nicolaporro.it.