Schlein vuole l’Unità ma il Pd non riesce a comprarla

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C’è qualcosa di irresistibilmente teatrale nella vicenda de l’Unità e, soprattutto, nel modo in cui il Partito Democratico sta cercando di riportarla a casa. Da una parte c’è Elly Schlein, che avrebbe evidentemente individuato nella storica testata fondata da Antonio Gramsci nel 1924 un possibile prezioso alleato editoriale in vista delle prossime battaglie elettorali. Dall’altra c’è una realtà decisamente meno romantica: il giornale è fermo da circa due mesi e il Pd non è ancora riuscito a rilevarlo.Insomma, il partito che per anni ha coltivato il mito dell’Unità sembra avere scoperto una verità elementare del capitalismo: per comprare un giornale bisogna prima mettersi d’accordo con chi lo possiede. E così, mentre sul sito del Pd campeggia da settimane un comunicato nel quale si proclama la «disponibilità piena e concreta» a rilevare la testata, l’operazione resta sospesa tra dichiarazioni, trattative e richieste di quote societarie.Il comunicato dem è perentorio: «Siamo pronti ad acquistare subito la testata, a un prezzo superiore a quello dell’asta del 2022». E non finisce qui, perché l’ambizione dichiarata è che «l’Unità torna al Partito Democratico, senza compartecipazioni societarie». Una frase che, letta oggi, assume quasi involontariamente un tono comico: piena e concreta sì, ma evidentemente non ancora abbastanza da arrivare fino alla firma.Romeo Editore resta il proprietario della testataIl problema è che nel frattempo l’Unità ha un proprietario, e non è il Nazareno. Dal 24 febbraio 2023 la testata appartiene alla Romeo Editore dell’imprenditore campano Alfredo Romeo, che ne detiene anche il marchio d’impresa. Ed è proprio con Romeo che, secondo le ricostruzioni sulla trattativa, il Pd avrebbe discusso nei mesi scorsi di una possibile soluzione societaria.Il dialogo, stando alla ricostruzione fornita dall’editore, sembrava essersi avviato verso una conclusione positiva. L’ipotesi avrebbe previsto una nuova società con il 90 per cento al Partito Democratico, con pagamento dilazionato nell’arco di dieci anni, e il restante 10% alla Romeo Editore. È proprio qui, però, che sarebbe arrivato il punto di rottura. La richiesta di Romeo di conservare una partecipazione minoritaria non sarebbe stata accettata dal Pd, intenzionato invece a ottenere il 100% della proprietà, mettendo sul tavolo una cifra superiore ai circa 900 mila euro sborsati all’asta del 2022. Il risultato è che la testata è ancora lì, il Pd è ancora interessato e l’accordo, però, non c’è.Due mesi senza giornale e il Pd ancora alla finestraNel frattempo, la situazione editoriale si è fatta ancora più paradossale. Romeo Editore, preso atto della mancata conclusione della trattativa e considerate le perdite accumulate negli ultimi anni, ha annunciato a inizio luglio la sospensione delle pubblicazioni, ringraziando redazione, collaboratori e lettori per aver garantito la continuità di una testata che, nelle parole dell’editore, «appartiene alla storia del Paese».Sono passati circa due mesi dalla sospensione. Eppure il Partito Democratico di Schlein, che pure sostiene pubblicamente di essere pronto ad acquistare subito la testata, non è riuscito finora a trasformare la propria disponibilità in un’operazione concreta. È una situazione che ha qualcosa di surreale: il giornale è spento, il potenziale acquirente è dichiaratamente interessato, il proprietario è noto e la cifra dell’operazione è persino oggetto di discussione. Eppure l’Unità continua a non essere del Pd. A questo punto viene quasi da chiedersi se, per riportare il giornale a sinistra, serva una trattativa editoriale o una conferenza di pace internazionale.La Festa di Reggio Emilia e il ritorno mancato dell’UnitàIl progetto politico-editoriale avrebbe avuto anche una precisa scadenza simbolica: la Festa nazionale del Partito Democratico a Reggio Emilia. L’idea, secondo le ricostruzioni circolate nelle scorse settimane, era quella di arrivare all’appuntamento con la nuova Unità già pronta da presentare alla platea dem. Una perfetta operazione di comunicazione politica: la testata fondata da Gramsci che torna sotto il controllo del partito, il simbolo della tradizione comunista e postcomunista che rinasce proprio mentre si avvicinano nuove campagne elettorali.Solo che, al momento, manca l’elemento fondamentale di ogni grande ritorno: il ritorno. La festa può dunque celebrarsi, il palco può essere montato, i discorsi possono essere pronunciati. Ma il giornale, almeno per ora, resta altrove. Con sommo disappunto di Schlein.La sinistra editoriale cambia pelleLa questione non è soltanto nostalgica. Ha anche una sua evidente dimensione politica. Negli ultimi mesi il panorama dell’informazione italiana ha visto cambiare profondamente gli assetti proprietari di alcune delle principali testate dell’area progressista. Repubblica, fondata da Eugenio Scalfari e storicamente collocata nell’area culturale della sinistra, è oggi controllata dall’editore greco Theodore Kyriakou. La Stampa, invece, pur avendo una storia politica e culturale molto radicata a Torino, ha assunto un orientamento politico un po’ più moderato con l’ingresso nel gruppo Sae rispetto al recente passato in Gedi.In questo scenario, per il Pd poter contare nuovamente su l’Unità avrebbe un significato che va ben oltre il semplice possesso di una testata storica. Significherebbe disporre di un giornale con una forte identità politica e simbolica proprio mentre la comunicazione elettorale torna a essere centrale. Ed è probabilmente anche per questo che la partita interessa così tanto a Elly Schlein.Schlein, l’Unità e la campagna elettoraleLa segretaria dem si trova davanti a un’occasione che, almeno sulla carta, potrebbe risultare assai utile: riportare in vita un giornale con un marchio riconoscibile, una storia lunga più di un secolo e un pubblico tradizionalmente vicino alla sinistra. Il problema è che la campagna elettorale non aspetta le trattative immobiliari.Se l’obiettivo è arrivare alle prossime elezioni con una voce editoriale amica, ogni settimana persa pesa. E mentre il Pd dichiara la propria «disponibilità piena e concreta», la testata continua a essere sospesa. La sensazione, vista da fuori, è quella di un partito che ha già celebrato il matrimonio mentre gli sposi devono ancora decidere chi porta le fedi.Il nuovo fronte giudiziario sui marchiLa vicenda, inoltre, potrebbe avere anche uno sviluppo giudiziario. Secondo quanto riportato da La Verità, i legali di Romeo Editore avrebbero notificato un atto di citazione chiedendo al tribunale di riconoscere alla società la piena titolarità dei diritti di esclusiva sui marchi de l’Unità, con conseguente divieto di utilizzo del nome. La richiesta riguarderebbe anche la storica denominazione Festa de l’Unità, con la previsione di sanzioni pecuniarie in caso di eventuali violazioni.Si tratta, naturalmente, di una questione che dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti. Ma il semplice fatto che il confronto sulla proprietà del marchio sia finito anche sul terreno legale rende ancora più complicato il percorso che dovrebbe riportare la testata nelle mani di Elly Schlein. E pensare che tutto doveva essere molto più semplice: comprare un giornale, riportarlo a casa e presentarlo alla festa.La precedente disputa sulla Festa dell’UnitàLa questione dei marchi non nasce oggi. Già nel 2023 il gruppo Romeo aveva chiesto di impedire al partito l’utilizzo del marchio l’Unità per le proprie feste. In quel caso i giudici avevano riconosciuto all’evento una «autonoma capacità distintiva» rispetto al marchio del giornale.Ora il confronto potrebbe spostarsi nuovamente sul merito della titolarità dei diritti, mentre resta aperta la questione più ampia della proprietà della testata. E così il paradosso diventa completo: il Pd vuole comprare l’Unità, ma prima deve trovare un accordo con chi l’Unità ce l’ha già.Gramsci può aspettare. La campagna elettorale, forse, noAlla fine, dietro le dichiarazioni solenni e la nostalgia per il giornale di Gramsci, resta una domanda molto concreta: il Partito Democratico vuole davvero l’Unità e soprattutto è in grado di comprarla? Perché due mesi di sospensione delle pubblicazioni sono tanti per una testata che dovrebbe rappresentare un patrimonio storico della sinistra italiana. E sono ancora più lunghi se il principale potenziale acquirente continua a dichiararsi «pronto ad acquistare subito».Il paradosso è che, secondo le ricostruzioni circolate sulla trattativa, un’alternativa al controllo diretto del Pd sembrava essere già sul tavolo: Romeo Editore avrebbe valutato un progetto capace di coinvolgere il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, quello di Bologna Matteo Lepore e un gruppo di cooperative, con l’obiettivo di dare continuità alla testata senza necessariamente consegnarla interamente al Nazareno. Un’ipotesi che, stando alle indiscrezioni, sarebbe però saltata anche per l’intervento del Pd, interessato invece a riportare l’Unità sotto il proprio controllo.E così la vicenda ha assunto i contorni di una vera commedia dell’arte editoriale: Schlein vuole il giornale, Romeo ne detiene la proprietà, il Pd punta al 100%, Romeo chiede di conservare una quota e, nel frattempo, l’Unità resta chiusa. Con l’aggravante che, mentre si discute su chi debba possedere il giornale, è già tramontata un’ipotesi alternativa che avrebbe potuto consentirne la prosecuzione.Il tutto mentre si avvicinano le prossime sfide elettorali e mentre il panorama dei grandi quotidiani italiani continua a cambiare. Per il Pd di Schlein, dunque, il tempo non è un dettaglio: un giornale può essere utile in campagna elettorale soltanto se, prima o poi, torna a uscire. Forse sarebbe il caso di ricordare che Antonio Gramsci fondò l’Unità nel 1924, in un’epoca nella quale le trattative editoriali erano probabilmente meno complicate. O, almeno, avevano il vantaggio di non richiedere una serie infinita di comunicati per spiegare quanto fosse «piena e concreta» una disponibilità che, dopo settimane, non ha ancora prodotto un contratto.Enrico Foscarini, 3 settembre 2026L'articolo Schlein vuole l’Unità ma il Pd non riesce a comprarla proviene da Nicolaporro.it.