Ci sono paragoni arditi. E poi c’è quello tra Sigfrido Ranucci e Nicola Porro, andato in scena a In Onda per iniziativa di Marianna Aprile. Un accostamento talmente spericolato da trasformare il dibattito sul caso Report in qualcosa di molto simile a una seduta di autocoscienza della sinistra televisiva.Aprile parte da una sua personale distopia: “Siamo in una distopia, domani il centrosinistra vince le elezioni. Sostituisce un conduttore che viene percepito vicino all’area…”. A interrompere l’esperimento mentale ci pensa Pietro Senaldi: “Tipo Porro, che stava in Rai ed è stato sostituito quando ha vinto la sinistra. O tipo Giletti”.Ed è qui che la discussione prende una piega surreale. “Rimango su Porro. Su Porro l’altro giorno in redazione avevamo racconti diversi su come era andata. Con Ranucci il racconto è stato pubblico e univoco. Questa è stata fatta tutta in chiaro. Se è normale, dobbiamo aspettarci che d’ora in avanti il metodo sia questo?”, replica Aprile. Racconti diversi? Ma quali racconti diversi?Per ricostruire quello che accadde a Virus-il contagio delle idee non serviva convocare una commissione d’inchiesta né affidarsi alle memorie della redazione di In Onda. Bastava leggere i giornali dell’epoca. Porro conduceva un programma che funzionava, capace di raggiungere ascolti importanti su Rai 2 e di riportare il talk politico della rete su percentuali che non si vedevano dai tempi di Michele Santoro. Poi Virus venne cancellato. Punto.E c’è soprattutto una differenza piuttosto evidente: Porro non passò le settimane successive a raccontare di essere vittima di una persecuzione, non si buttò a terra a piangere per la censura, non costruì una narrazione resistenziale intorno alla propria uscita dalla Rai. Nessuna amicizia imbarazzante da spiegare, nessun caso giudiziario a fare da contorno, nessuno scandalo che investisse la trasmissione. Un programma di successo venne semplicemente tolto dal palinsesto. Il motivo? Chiedere al presidente del Consiglio dell’epoca, già segretario del Pd: Matteo Renzi.Senaldi prova infatti a riportare il confronto sui binari della realtà: “A differenza di Porro e Giletti, la politica non avrebbe mai sostituito Ranucci se non fosse capitato quello che è capitato, se non ci fosse l’inchiesta della magistratura. Lui non è indagato? Ma è molto solidale e vicino al mandante dell’attentato, lo difende a spada tratta”. Aprile corregge almeno quest’ultimo passaggio: “No, lui ha ammesso che la loro era un’amicizia fraterna”.Ed è precisamente questo il punto che rende il paragone ancora più bizzarro. Sul caso Ranucci si può discutere di tutto: dell’opportunità delle decisioni Rai, dei rapporti con la politica, delle modalità con cui è stata gestita la vicenda. Ma fingere che tutto sia nato nel vuoto, come se improvvisamente qualcuno avesse deciso di eliminare dal video un giornalista semplicemente perché scomodo, significa cancellare mesi di polemiche, rivelazioni e interrogativi che hanno travolto la sua figura pubblica. Tanto che, prima ancora della conduzione, è stata la credibilità di Ranucci a subire il colpo più pesante. Eppure a In Onda il problema diventano i misteriosi “racconti diversi” sulla fine di Virus.https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VID-20260902-WA0041.mp4È quasi una rappresentazione plastica di un certo modo di ragionare della sinistra. Quando viene toccato uno dei propri, si evocano distopie, metodi inquietanti, epurazioni e pericoli democratici. Quando un conduttore non appartenente al proprio campo viene cancellato nonostante gli ascolti, improvvisamente la storia diventa complicata, sfumata, controversa. Talmente controversa che, dieci anni dopo, bisogna ancora sentire “racconti diversi in redazione”. Cara Marianna Aprile, qualche volta non servono i racconti. Bastano i fatti.Massimo Balsamo, 2 settembre 2026L'articolo “Su chiusura Virus racconti diversi”. Cara Aprile, pur di difendere Ranucci spari panzane proviene da Nicolaporro.it.