Da Zamjatin a Facebook: il piano per controllarci passa dal tempo | Con Diego Fusaro e Giorgio Bianchi

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Privacy e controllo digitale tornano al centro del dibattito. Il punto di partenza è un’immagine letteraria: le ‘Case di vetro’ del romanzo Noi di Evgenij Zamjatin, ingegnere navale russo che nel 1921 scrisse quello che è passato alla storia come il primo romanzo bandito dalla censura sovietica. L’opera, ambientata in uno Stato totalitario dove i cittadini vivono in abitazioni trasparenti e sorvegliate, è considerata la matrice di due classici della distopia novecentesca, 1984 di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley. Ne abbiamo discusso in diretta con Giorgio Bianchi e Diego Fusaro.L’origine di tutto e il ‘furto del tempo’Il primo ha ricostruito la genesi del testo, censurato da Stalin come critica al socialismo reale, sottolineando come le traduzioni italiane derivino spesso da quella inglese anziché dal russo originale. Da qui il confronto si è spostato sul presente, ha evidenziato l’origine militare delle piattaforme digitali, richiamando progetti di ricerca legati al Pentagono e al controllo dell’informazione. Diego Fusaro ha invece portato il ragionamento sul piano filosofico, parlando di un vero e proprio “furto di tempo” perpetrato ai danni degli utenti: “il tempo in cui tu puoi riflettere criticamente e revocare il consenso a quelle cose che invece accetti se non hai tempo di pensare” sarebbe proprio ciò che i social sottraggono. Il filosofo ha richiamato il pensatore sudcoreano Byung-Chul Han e il concetto di autosfruttamento, osservando come oggi anche lo smart working cancelli il confine tra spazio domestico e spazio produttivo, trasformando la casa stessa in un prolungamento dell’azienda.The post Da Zamjatin a Facebook: il piano per controllarci passa dal tempo | Con Diego Fusaro e Giorgio Bianchi appeared first on Radio Radio.