Libano. Hezbollah torna alla guerriglia e punta a logorare Israele

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di Giuseppe Gagliano –Hezbollah sta adattando la propria strategia militare alla superiorità israeliana, riducendo le operazioni coordinate su larga scala e privilegiando piccole unità, imboscate, ordigni e velivoli senza pilota. Più che una trasformazione completa, si tratta di un ritorno alle caratteristiche originarie del movimento dopo le pesanti perdite subite negli ultimi anni.Hezbollah ha sempre mantenuto una componente irregolare, ma nel tempo aveva sviluppato una struttura ibrida dotata di fanteria, missili, razzi, velivoli senza pilota e articolate capacità di comando. Gli attacchi israeliani del 2024 hanno colpito duramente la leadership, le comunicazioni, i depositi e la capacità di condurre operazioni complesse.La maggiore dispersione delle forze permette ora al movimento di ridurre l’esposizione alla ricognizione israeliana. Piccole cellule e sistemi facilmente occultabili offrono meno obiettivi di valore e consentono di continuare a provocare perdite senza concentrare uomini e mezzi.Le stime sulla consistenza dell’arsenale e sul numero dei combattenti rimangono difficili da verificare. I dati disponibili indicano tuttavia un cambiamento nelle modalità operative, con una diminuzione degli scontri diretti e un maggiore ricorso ai sistemi senza pilota.Particolare attenzione viene riservata ai piccoli apparecchi guidati attraverso cavi in fibra ottica. Non dipendendo dal collegamento radio o dalla navigazione satellitare, questi sistemi sono meno vulnerabili alle contromisure di guerra elettronica e possono essere utilizzati contro soldati, veicoli e postazioni militari.I velivoli senza pilota a fibra ottica presentano comunque importanti limitazioni. Il cavo condiziona il percorso, può impigliarsi negli ostacoli e il loro utilizzo richiede operatori adeguatamente preparati. Il vantaggio principale rimane il rapporto tra costo e capacità di provocare danni, costringendo Israele a sviluppare e utilizzare contromisure molto più costose.La presenza militare israeliana nel Libano meridionale può inoltre offrire a Hezbollah nuovi obiettivi. Postazioni avanzate, pattuglie, mezzi del genio e infrastrutture logistiche sono vulnerabili ad attacchi condotti da piccoli gruppi o da sistemi senza pilota.La zona di sicurezza creata per impedire alle forze ostili di operare vicino al confine può quindi ridurre alcune minacce immediate ma, se mantenuta a lungo, rischia di trasformarsi in un terreno favorevole a una guerra di logoramento.Una presenza prolungata richiede infatti personale, fortificazioni, rifornimenti e protezione delle linee logistiche. Allo stesso tempo consente a Hezbollah di recuperare la propria tradizionale narrativa di movimento impegnato nella resistenza contro una presenza militare israeliana sul territorio libanese.Il problema assume anche una dimensione politica. Israele lega il proprio ritiro al disarmo di Hezbollah, mentre il movimento considera la presenza israeliana una delle ragioni per mantenere le armi. Questa contrapposizione limita fortemente il margine d’azione del governo di Beirut.Le Forze armate libanesi possono intervenire contro depositi abbandonati e attività militari visibili, ma un tentativo di disarmare Hezbollah attraverso un confronto diretto rischierebbe di provocare una grave crisi interna. Il rafforzamento del monopolio statale delle armi rimane quindi legato anche alla capacità delle istituzioni libanesi di estendere effettivamente la propria autorità sul territorio.Un altro elemento riguarda l’Iran. La caduta del governo di Bashar al Assad ha compromesso la principale via terrestre utilizzata da Teheran per collegarsi al Libano attraverso Iraq e Siria. Il trasferimento di missili e sistemi militari di grandi dimensioni è diventato più difficile, ma questo non impedisce necessariamente il passaggio di denaro, componenti elettronici e conoscenze tecniche.La nuova strategia di Hezbollah riduce proprio la necessità di una logistica pesante. Velivoli senza pilota relativamente economici, esplosivi, razzi semplici e capacità di produzione locale richiedono reti di approvvigionamento meno complesse rispetto ai sistemi missilistici più avanzati.L’Iran può quindi continuare a considerare Hezbollah uno strumento di pressione su Israele anche senza riuscire a ricostruire rapidamente tutte le capacità perdute dal movimento. Il gruppo dispone di una potenza inferiore rispetto al passato, ma conserva la possibilità di aumentare il costo militare e politico di un conflitto regionale.Il confronto produce contemporaneamente conseguenze economiche pesanti per entrambi i lati del confine. Nel Libano meridionale gli sfollamenti, la distruzione delle abitazioni e i danni all’agricoltura ostacolano la ripresa economica e la ricostruzione. Hezbollah può utilizzare le proprie strutture assistenziali per mantenere consenso nelle comunità colpite, anche se dispone di risorse inferiori rispetto agli anni precedenti.Per Israele, una presenza militare prolungata comporta invece costi legati al mantenimento delle truppe, alla mobilitazione dei riservisti e alla protezione delle comunità settentrionali contro sistemi offensivi relativamente economici.Lo scenario più probabile rimane quindi quello di un conflitto a bassa intensità e di lunga durata. Hezbollah non sembra disporre delle capacità necessarie per modificare da solo l’equilibrio militare regionale, mentre Israele può contenerne l’azione ma difficilmente eliminarla completamente senza assumersi i costi di una presenza prolungata in territorio libanese.Un’eventuale nuova escalation del confronto con l’Iran potrebbe riattivare rapidamente il fronte settentrionale. In assenza di un allargamento della guerra, velivoli senza pilota, imboscate e attacchi limitati consentirebbero invece a Hezbollah di mantenere una pressione costante, con conseguenze particolarmente pesanti per il Libano e costi crescenti anche per Israele.