Bonaccini, ma che figura di m…

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Bonaccini si ricorda che esiste: si riscopre personaggio mediatico e ne spara una al giorno. Se ci aveva fatto andare in vacanza con una dubbia uscita su La7 quando ci raccontava la balla dei pomodori e si sperticava in una assurda spiegazione del perché all’Italia serva l’immigrazione, ossia unicamente per avere manodopera (inevitabilmente a basso costo) da impiegare in agricoltura – strana idea che per la sua illogicità sembrava tanto un elogio della schiavitù – nei giorni scorsi ha deciso di superarsi: “gli ignoranti votano a destra”.I colti, dotti illuminati dal sole dell’avvenire che per decenni hanno fatto la guerra alla società liberale del capitale sognando la rivoluzione marxista, si sentono і più svegli del belpaese. Il senso delle parole di Stefano Bonaccini, eurodeputato, ex governatore dell’Emilia-Romagna e presidente del Partito democratico, non ha bisogno di traduzioni: “Se non votate per noi siete degli ignoranti”. Non è che l’ennesima esternazione di un falso mito, anacronistico e smentito dalla storia: l’idea di una presunta “superiorità morale e culturale” rivendicata dagli eredi della sinistra ex comunista. Un’autoassoluzione storica che ignora le macerie ideologiche e totalitarie del Novecento, secolo funestato dal comunismo, suo tragico protagonista. ll reiterato utilizzo di questo schema fisso serve solo a colmare il vuoto di idee: quando mancano programmi concreti per il futuro ci si rifugia nella superiorità antropologica, liquidando chiunque non sia allineato come culturalmente inferiore.È quello che ha fatto Bonaccini, niente di più, niente di meno. E la bufera che ha scatenato è sintomo di un buono stato di salute del Paese, evidentemente dotato di anticorpi efficaci rispetto alla presunzione democratica, l’arroganza culturale di certi autodefiniti “intellettuali” da strapazzo. Si sentono superiori, non perdono occasione di fare gli altezzosi e per questo la maggioranza degli italiani non li sopporta più. E non basta il tentativo di giustificazione – una supercazzola opportunista – che racconta che quell’uscita fosse un monito per la sinistra che dovrebbe riappropriarsi del terreno elettorale dei meno abbienti, dei poveri, dell’arretratezza culturale e delle difficoltà sociali: non basta perché il senso di quelle parole era esattamente l’opposto, l’autografo su quel che è diventata nei fatti la sinistra, autoreferenziale e con l’occhio strizzato solo ai privilegiati e ai radical perbenisti dell’insalatina alla quinoa, quelli che vivono nella Ztl e si dicono di sinistra per espiare qualche colpa sociale che sentono propria.Questo atteggiamento paternalistico ha allontanato la sinistra dalle classi popolari che un tempo difendeva e l’ha trasformata in un’élite che preferisce giudicare la società anziché comprenderla e governarla. E perciò il consenso alla destra come il voto dei meno istruiti e di chi “ascolta la pancia” è più che altro un’analisi di indirizzo, non una divisione tra scemi da un lato e intelligenti dall’altro (perché logica base vuole che gli idioti, come quelli bravi, siano un po’ ovunque): se c’è qualcuno che si interessa dei redditi più bassi, che fino a prova contraria sono cittadini italiani al pari degli altri, quello non è il campo progressista.Leggi anche: Bonaccini, quando la sinistra schifa il popoloPresentarsi oggi come unici depositari della retta cultura non è solo un’assurdità logica, ma un atto di superbia democratica. E da che pulpito, poi? Noi non siamo quelli che fondano le valutazioni sulla cultura di qualcuno sulla base del titolo accademico, tutt’altro: ma se loro fanno questo gioco, c’è davvero qualcuno che ritenga Bonaccini possa ergersi ad intellettuale col suo diploma liceale scientifico? A far notare che ai fatti Bonaccini barcolla finanche sulla Costituzione è stato il senatore Claudio Borghi, in un confronto dello scorso giugno a L’aria che tira, il programma di approfondimento politico condotto da David Parenzo su La7.L’argomento era generalista, l’Unione europea e una eventuale uscita dell’Italia dall’organizzazione. “Perché non chiedete di uscire dall’Unione europea e raccogliete le firme per un referendum come la Brexit?”, ha domandato Bonaccini al leghista con aria di sfida. “Ma perché non si possono fare i referendum per i trattati internazionali. Bonaccini, tu non sai nulla. Non si possono fare referendum sui trattati internazionali. Lo dice la Costituzione. Capisco che al liceo si spiega troppo poco la Costituzione… ma bisognerebbe forse iniziarla a fare un pochettino meglio”, la risposta. Una gaffe colossale se si considera che Bonaccini è all’europarlamento. Come avrebbe detto l’esimio Direttissimo, “Che figura di m…”.Francesco Catera, 4 settembre 2026L'articolo Bonaccini, ma che figura di m… proviene da Nicolaporro.it.