«Is there life on Mars?» (C’è vita su Marte?) cantava David Bowie nel 1971, immaginando un nuovo mondo dove rifugiarsi dai mali della Terra. Fu la stessa domanda che si fece la Nasa a partire dal 1968, quando fu lanciato il programma spaziale Viking, diretto all’esplorazione del pianeta rosso.Ancora parte della «space race» dopo la conquista americana della Luna nel luglio del 1969, il programma fu concepito non soltanto con obiettivi scientifici (verificare se Marte fosse compatibile con la vita) ma anche per recuperare terreno nei confronti dell’Unione Sovietica.Mars 3 e Mariner 9: la sfida tra Stati Uniti e Unione SovieticaNel 1971 infatti Mosca era riuscita, dopo numerosi tentativi fallimentari a partire dal 1962, a far atterrare sulla superficie di Marte la sonda Mars 3, che trasmise dati per pochi secondi prima di perdere il contatto con la Terra.La Nasa, che possedeva un bagaglio tecnologico più avanzato, ritenne maturo il momento per superare il primato degli avversari andando oltre fino all’obbiettivo finale di verificare se su Marte ci fossero forme di vita.Nel 1968 il programma Viking fu affidato al Langley Research Center e la costruzione degli orbiter e dei lander Viking 1 e Viking 2 ad un consorzio gestito dalla Martin Marietta (poi Lockheed Martin).Parallelamente al programma, la Nasa lanciò il programma Mariner, che nel maggio del 1971 entrò con successo nell’orbita marziana con la sonda Mariner 9, che inviò migliaia di immagini della superficie di Marte, mappandola dettagliatamente in vista del lancio delle due Viking. Il decollo era stato programmato a breve distanza l’una dall’altra per ridurre i rischi di fallimento e per studiare due aree distinte della superficie di Marte.Le Viking 1 e 2 furono pronte all’inizio del 1975 dopo una lunga serie di test. I lanci avvennero a distanza di pochi giorni. Rispettivamente, la Viking 1 il 20 agosto 1975 e la Viking 2 il 9 settembre successivo, entrambe da Cape Canaveral.Viking 1 arriva su Marte: le prime immagini e i campioni del suoloIl viaggio interplanetario delle due navicelle durò 10 mesi e coprì una distanza di circa 340 milioni di chilometri, durante il quale inviarono alla Terra numerosi dati sull’atmosfera dello spazio. Viking 1 entrò nell’orbita di Marte il 19 giugno 1976 e l’orbiter della navicella iniziò a fotografare dettagliatamente la superficie del pianeta. La discesa sulla superficie del lander avvenne senza problemi nell’anniversario della conquista della Luna, il 20 luglio.Una volta al suolo, la sonda iniziò a scattare fotografie di alta qualità, in tre colori, dell’ambiente circostante. Oltre alle immagini ad alta risoluzione, il lander realizzò anche un panorama di 300 gradi dell’area circostante, nel quale erano visibili non solo alcune parti della sonda stessa, ma anche le dolci pianure ondulate del territorio.Gli strumenti registrarono temperature comprese tra i – 86°C prima dell’alba e i – 33°C nel pomeriggio.Il 28 luglio 1976, il braccio robotico del lander raccolse i primi campioni di terreno e li depositò in uno speciale laboratorio biologico dotato, tra gli altri strumenti, di uno spettrometro di massa con cromatografo a gas.Vita su Marte? Gli esperimenti biologici non danno una risposta definitivaI dati cumulativi ottenuti dai quattro campioni raccolti avrebbero potuto essere interpretati come un’indicazione della presenza di vita (con un debole risultato positivo). Tuttavia, il principale esperimento per la ricerca di composti organici, condotto mediante il cromatografo a gas — in grado di rilevare nel terreno composti organici presenti in concentrazioni superiori a 10-100 parti per miliardo — diede risultati negativi.I dati evidenziarono un’elevata presenza di zolfo, certamente diversa da quella di qualsiasi materiale conosciuto sulla Terra o sulla Luna.Viking 2 atterra a Utopia Planitia: un nuovo terreno da esplorareIl 3 settembre 1976, esattamente 50 anni fa, anche la Viking due toccò il suolo marziano nella zona detta Utopia Planitia. Come nel caso di Viking 1, le fotografie del sito di atterraggio originariamente previsto mostrarono un terreno accidentato, spingendo i responsabili della missione a scegliere un sito differente, la Utopia Planitia, vicino al margine della calotta polare, dove era presente acqua e dove sembrava esserci una maggiore possibilità di trovare tracce di vita.Le fotografie dell’area mostrarono un sito più roccioso e pianeggiante rispetto a quello di Viking 1. Il lander risultò infatti inclinato di 8,5 gradi verso ovest.Le immagini panoramiche del paesaggio mostrarono un terreno diverso da quello di Viking 1, caratterizzato da una morfologia molto meno definita e dalla presenza di pochissimi elementi riconoscibili lungo l’orizzonte.Proprio a causa della scarsità di riferimenti topografici sul terreno, le immagini riprese dagli orbiter non furono in grado di individuare con precisione la posizione del lander.Gli esperimenti biologici condotti sui campioni di terreno raccolti dal lander in tre diverse occasioni, a partire dal 12 settembre 1976, produssero risultati simili a quelli ottenuti dal suo gemello: non fu possibile tuttavia stabilire con certezza se sulla superficie di Marte esista, o sia mai esistita, la vita. Gli scienziati sostennero che il suolo marziano contenesse sostanze reattive generate dal bombardamento dei raggi ultravioletti, capaci di produrre caratteristiche simili a quelle associate agli organismi viventi nel terreno terrestre.Le Viking resistono per anni: 52.663 immagini e il 97% di Marte mappatoIl 16 novembre 1976, la Nasa annunciò che entrambe le missioni Viking 1 e Viking 2 avevano raggiunto con successo gli obiettivi previsti e comunicò l’avvio di una missione estesa, che sarebbe proseguita fino al maggio 1978, seguita da una «Continuation Mission» durata fino al luglio 1979.L’orbiter di Viking 2 proseguì con successo la sua attività di ripresa fotografica, arrivando nel maggio 1977 a una distanza di appena 17 miglia (28 chilometri) dalla luna marziana Deimos.Una serie di perdite provocò la conclusione delle operazioni dell’orbiter di Viking 2 il 24 luglio 1978, mentre il lander Viking 2 continuò a trasmettere dati fino al 12 aprile 1980.La gemella Viking 1 fu più longeva: il lander rimase operativo fino all’11 novembre 1982 mentre il suo orbiter, esaurito il propellente, fu spento il 7 agosto 1980 dopo 1.489 rivoluzioni attorno al pianeta.Complessivamente, i due orbiter Viking trasmisero 52.663 immagini di Marte e realizzarono una mappatura di circa il 97% della superficie del pianeta.La Viking 1 durante l’assemblaggio nei laboratori Martin Marietta (Nasa)Modello in scala delle sonde Viking (Nasa)L’Olympus Mons, il vulcano più grande del sistema solare, ripreso dall’orbiter di Viking 1 (Nasa)Il pianeta Marte visto dagli orbiter Viking (Nasa)La prima immagine della superficie di Marte inviata dalla Viking 1 il 20 luglio 1976 (Nasa)La prima immagine a colori scattata dal lander di Viking 1 il 21 luglio 1976 (Nasa)L’orizzonte di Marte e il braccio robotico di Viking 1 (Nasa)Il sole sorge all’orizzonte di Marte (Nasa)Il sistema ottico degli orbiter Viking (Nasa)La mappatura di Marte elaborata dalla Viking 2 (Nasa)L'articolo 50 anni fa la missione Viking: la Nasa alla conquista di Marte proviene da La Verità.