Gaza. Ben Gvir presenta “Disimpegno 710”: fuori dalla Striscia 1,86 milioni di palestinesi in sette anni

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di Enrico Oliari – Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale e leader di Otzma Yehudit, Itamar Ben Gvir, ha presentato un piano per favorire l’uscita dalla Striscia di Gaza di circa 1,86 milioni di palestinesi nell’arco di sette anni attraverso quella che definisce una politica di “emigrazione volontaria”.Ovviamente i bombardamenti, le privazioni, la decimazione di intere famiglie e la fame sono buoni argomenti per rendere il tutto “volontario”.Il progetto, denominato “Disimpegno 710”, è stato presentato nel pieno della campagna elettorale in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre e diventerà, secondo Ben Gvir, una delle principali condizioni poste da Otzma Yehudit per partecipare alla prossima coalizione di governo.Il nome scelto richiama sia il disimpegno israeliano dalla Striscia di Gaza del 2005, sia l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo Ben Gvir, proprio gli eventi del 7 ottobre avrebbero dimostrato il fallimento della strategia basata sul ritiro israeliano dal territorio palestinese.Il piano stabilisce obiettivi progressivi: l’uscita di 250mila palestinesi durante il primo anno, di 1,11 milioni entro tre anni e di circa 1,86 milioni nell’arco di sette anni.Il progetto prevede inoltre la creazione di un apposito ministero per l’Emigrazione, dotato di un proprio ministro, un direttore generale, risorse finanziarie e una struttura incaricata di negoziare con i Paesi disponibili ad accogliere i palestinesi provenienti dalla Striscia.Per ogni persona o famiglia che decidesse di lasciare Gaza dovrebbe essere predisposto un percorso comprendente un Paese di destinazione, documenti e visti, finanziamento del viaggio, sistemazione iniziale, formazione professionale, assistenza nella ricerca di un lavoro e sostegno per un periodo che potrebbe arrivare fino a due anni.Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, il progetto contempla anche incentivi economici per le famiglie che accettassero di partire. Il problema principale rimane tuttavia quello dei Paesi di destinazione: al momento non risultano accordi pubblicamente confermati con Stati disponibili ad accogliere centinaia di migliaia di abitanti di Gaza.“Al posto delle illusioni di una pace immediata, abbiamo bisogno di azioni immediate per l’emigrazione”, ha dichiarato Ben Gvir presentando il progetto, aggiungendo che “invece di scavare tunnel, è tempo di fare le valigie”.Ben Gvir ha inoltre richiamato apertamente l’eredità politica di Rehavam Ze’evi, conosciuto con il soprannome di “Gandhi”, ex ministro israeliano assassinato nel 2001 e storico sostenitore del trasferimento della popolazione palestinese dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza. “È un peccato che non abbiano ascoltato Gandhi”, ha affermato il leader di Otzma Yehudit.Ben Gvir sostiene che esistano Paesi interessati ad accogliere palestinesi provenienti da Gaza, ma la stampa israeliana sottolinea come precedenti tentativi di trovare Stati disponibili non abbiano prodotto risultati concreti su larga scala.Unica eccezione potrebbe essere rappresentata dal il Somaliland, Stato secessionista della Somalia che non a caso ha ricevuto il riconoscimento di Israele, unico paese ad averlo fatto.La proposta potrebbe incontrare una forte opposizione internazionale. La questione centrale riguarda la natura effettivamente volontaria dell’emigrazione: il diritto internazionale umanitario vieta infatti la deportazione o il trasferimento forzato della popolazione civile da un territorio occupato, salvo limitate eccezioni previste per la sicurezza della popolazione o imperative ragioni militari. La IV Convenzione di Ginevra considera illegali i trasferimenti forzati individuali o di massa e le deportazioni di persone protette dal territorio occupato.La qualificazione giuridica dipenderebbe quindi dalle modalità concrete con cui un eventuale programma venisse applicato e, in particolare, dalla possibilità per i palestinesi di scegliere liberamente se rimanere nella Striscia. Incentivi economici, accordi con Stati terzi e procedure formalmente volontarie non eliminerebbero automaticamente le contestazioni qualora le condizioni sul terreno fossero tali da rendere la partenza, nei fatti, priva di una reale alternativa.Il progetto di Ben Gvir, il quale in passato aveva affermato che “I palestinesi meritano solo una pallottola in testa”, si inserisce in un dibattito già aperto all’interno della politica israeliana sulla possibilità di favorire l’uscita della popolazione palestinese da Gaza. Il ministro della Difesa Israel Katz aveva dichiarato nei giorni precedenti che l’ipotesi dell’emigrazione di massa non era stata definitivamente abbandonata ma soltanto “congelata”, indicando nella disponibilità dei Paesi terzi e nel sostegno degli Stati Uniti i principali ostacoli alla sua realizzazione.Ben Gvir intende ora trasformare la proposta in uno dei punti centrali della campagna elettorale di Otzma Yehudit. Il partito ha annunciato che la creazione del nuovo ministero e l’avvio del programma saranno tra le sue principali richieste nelle trattative per la formazione del governo dopo il voto del 27 ottobre.