La famiglia di Pietralata e i viaggi in Messico dai ‘venditori di speranza’ 

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Avrebbe fatto diversi viaggi in Messico la famiglia di Pietralata con una bimba colpita da una gravissima disabilità, per una terapia sperimentale basata sull’impiego di radiofrequenze e campi elettromagnetici. “Sappiamo che non si tratta di una terapia ma di una delle tantissime false cure che si trovano in giro per il mondo. Costosissime, elaborate, vendute come sicure ed efficaci, sono praticamente inutili e in certi casi pure dannose”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Salvo Di Grazia, specialista in Ginecologia e divulgatore che da anni, sul sito MedBunker – Le scomode verità, smonta le fake news in medicina.Nel caso di Pietralata, la clinica del neuroscienziato messicano José Roberto Trujillo offre “un macchinario che usa frequenze radio e onde elettromagnetiche (più o meno come nelle apparecchiature per la risonanza magnetica degli ospedali) per curare tutto, dai tumori alle malattie neurologiche fino a Covid-19. Una finta cura totalmente campata in aria”, scandisce Di Grazia.Non solo Pietralata, la rotta messicana dei viaggi della speranza Ma c’è di più. “In realtà il Messico è una rotta ben conosciuta per i viaggi della speranza impossibili. Al confine con gli Stati Uniti – dice Di Grazia – le cliniche di medicina alternativa sono centinaia. Stanno lì per essere facilmente raggiungibili ma non in territorio statunitense, dove sarebbero illegali. Offrono frullati e diete per il cancro, meditazione, energia elettrica per i dolori articolari e ben altro, curano tutto e costano un sacco di soldi e organizzano pure pullman e pubblicità in Tv. É un business fiorentissimo. Però macabro”. D’altra parte la disperazione di non poter offrire nulla al proprio figlio spinge anche ad affidarsi a maghi e guaritori, quale meccanismo scatta? “La speranza è una spinta irresistibile. Pensiamo al dolore e al totale abbandono di genitori con un figlio gravemente malato per il quale i medici dicono che non c’è nessuna cura. All’improvviso una luce, qualcuno sussurra che in un posto lontano c’è un grande scienziato  che ha un macchinario che può guarire tuo figlio. Un genitore spenderebbe qualsiasi cifra per rincorrere questa speranza che però è sempre irreale. La possiamo chiamare con il suo nome, una truffa”, scandisce il fondatore di MedBunker.Seguire i soldiIn questi casi conviene seguire i soldi. “Se una terapia esiste e funziona, si userebbe in qualsiasi ospedale del nostro Paese e, con il Ssn, sarebbe anche somministrata gratuitamente. Per quale strano motivo bisognerebbe andare in Messico e spendere trecentomila euro per curarsi? Un motivo c’è: un ciarlatano in attesa”, scandisce Di Grazia.Il caso Stamina è stato vano? “Ci ha mostrato come le illusioni, ben confezionate, presentate come possibilità reali, possano convincere chiunque. Queste pseudocure sono proposte continuamente alle famiglie con un problema di salute serio. Tutte descritte come efficaci, senza rischi e in fondo economiche. Ai tempi di Stamina si compravano cellule staminali, nel caso della famiglia di Pietralata radiazioni. Ma c’è anche chi ha pagato trentamila euro per una flebo di bicarbonato per curare il cancro. E purtroppo è morto”. “Da soli non ce la facciamo”, la disperazione della famiglia di PietralataLa famiglia di Pietralata era seguita dai servizi sociali, ma le ultime parole di Luca Abbasciano e Valentina Pambianco colpiscono al cuore: “Da soli non ce la facciamo”. In che modo aiutare davvero queste famiglie? “Informare: lo Stato, le istituzioni, dovrebbero gridare ad alta voce che queste non sono medicine, ma fregature. Dovrebbero mettere in guardia le famiglie, le persone più fragili, sono quelle più bisognose di aiuto. Ma, anche stavolta, silenzio assoluto”, conclude con amarezza Di Grazia.Salvo Di GraziaQuesto articolo La famiglia di Pietralata e i viaggi in Messico dai ‘venditori di speranza’  proviene da LaPresse