Embrioni sequestrati e stop alla Pma: così il crollo di Ovoclinic ha travolto centinaia di famiglie italiane. E anche la nostra Sanità pubblica

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Bastano due ore. È questo il tempo impiegato dal servizio clienti della sede di Marbella di Ovoclinic per ricontattare una potenziale nuova cliente che ha semplicemente compilato un form online. Dall’altro capo del filo, un’assistente commerciale snocciola con encomiabile solerzia i pacchetti a disposizione: si parte da una base di 4.999 euro per un singolo ciclo di Fecondazione In Vitro con un solo transfer incluso, passando per i programmi multiciclo da 16mila euro, fino a raggiungere i 22.400 euro per il programma “Garanzia di Nascita”, che copre l’intero percorso fino al parto con pagamento richiesto in un’unica rata. Una sorta di pacchetto “soddisfatti o rimborsati”.Alla richiesta di chiarimenti sulle notizie relative alla chiusura delle altre sedi del gruppo, la risposta è immediata e rassicurante: «La sede di Siviglia è stata chiusa perché l’ospedale in cui si trovava la clinica (l’ex ospedale Victoria Eugenia, ndr) è stato acquistato da un altro gruppo sanitario (Recoletas Salud, ndr), con una clinica di riproduzione assistita, quindi non ci hanno permesso di continuare lì. Mentre Madrid è chiusa temporaneamente per un controllo, un’ispezione sanitaria che comunque fanno in generale a tutte le cliniche, e stiamo aspettando che ci ridiano l’ok. Qui a Marbella non abbiamo problemi. I pazienti in trattamento nelle sedi che hanno chiuso sono venuti qui da noi a continuare». Poco dopo la telefonata, la clinica invia una mail riepilogativa con l’offerta. Peccato che, soltanto poche ore più tardi, quel messaggio venga ritirato e cancellato dai server di posta: è bastato qualche controllo sulla mia identità e professione e qualche domanda di troppo sulle chiusure per far scattare la prudenza della struttura.Questo livello di reattività commerciale stride in modo feroce con la realtà vissuta dalle centinaia di famiglie che alle cliniche Ovoclinic hanno già affidato i propri risparmi e i propri sogni di avere dei figli. Per loro, le risposte sono elusive e costituite da rinvii continui. Il colosso spagnolo della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), guidato dall’embriologo Enrique Criado Scholz e legato a Ovobank (la principale banca di ovuli e sperma d’Europa), sta affrontando un vero e proprio crollo giudiziario e sanitario. Un disastro che vede i sigilli apposti dalla Sanità alla sede di Madrid per gravi irregolarità nei laboratori, i pignoramenti della Previdenza Sociale a Siviglia e letteralmente il congelamento dei progetti di vita di centinaia di coppie, molte delle quali italiane.L’odissea verso la maternità di ClaudiaTra le tante storie schiacciate dai pasticci di Ovoclinic c’è quella di Claudia (nome di fantasia), oggi 48 anni, che a Open racconta la fatica e la determinazione che spingono una donna a cercare la strada della Pma all’estero: «Io sono una donna infertile, con diverse malattie autoimmuni. Ho fatto due percorsi di fecondazione assistita, uno in Italia, in una clinica di Merano, dove le cose non sono andate bene, e uno in Spagna. In Italia da un lato fanno esami più approfonditi solo dopo 2 o 3 fallimenti. Per esempio, mio marito aveva un problema e nella clinica italiana non se ne sono accorti. Dall’altro ci sono tempi molto lunghi: noi non ci siamo appoggiati al Servizio Sanitario Nazionale, perché la mia stessa ginecologa ce l’ha sconsigliato. Avevo 38 anni al tempo e, dovendo fare l’ovodonazione, i tempi di attesa rischiavano di essere molto lunghi nel pubblico, perché i gameti in arrivo dall’estero sono pochissimi. Una coppia di amici che l’ha fatto con il Servizio Sanitario Nazionale a Reggio Emilia ha aspettato 2 anni solo per avere i gameti. Quando l’abbiamo fatto noi nel privato c’era il Covid, quindi abbiamo aspettato 6-7 mesi per avere i gameti, ma di norma ce ne voglio circa 3-4 in base alla clinica».La decisione di lasciare l’Italia per la SpagnaDopo più di 20mila euro spesi in Italia e diversi tentativi a vuoto, Claudia e suo marito decidono di volare in Spagna, a Madrid, e affidarsi a Ovoclinic: «Ci siamo appoggiati a Ovoclinic, una clinica specializzata in Garanzia di Gravidanza e Nascita, un programma con cui hai tentativi illimitati per 24 mesi. Se entro questo lasso di tempo non ci fosse stata la nascita di un figlio, la clinica ci avrebbe rimborsati del 100%. Questo centro offriva prezzi molto aggressivi rispetto alle altre cliniche. Alcuni centri sono arrivati a chiederci 27mila euro, loro ce ne chiedevano 18mila. Perché un prezzo così più basso rispetto alle altre? Perché ha alle spalle ha Ovobank, cioè la banca di ovuli e sperma più grande di Spagna, che rifornisce anche molte cliniche del Sistema Sanitario Nazionale e private in Italia. E noi necessitavamo di fare l’ovodonazione».Una scelta spesso accompagnata dal giudizio sociale: «Molti criticano dicendo che noi compriamo i bambini, ma in realtà noi compriamo una chance. Una chance di poter avere i nostri figli, è molto diverso. Una chance di poter avere ciò che gli altri hanno potuto avere senza dover faticare, perché la natura gli ha dato una mano».Il primo approccio a Ovoclinic e i primi disagiAll’inizio, il percorso sembra un successo da manuale: «A ottobre 2022 firmiamo il contratto, a novembre ci dicono che hanno trovato la donatrice di ovuli, a dicembre hanno già fatto la fecondazione e la prima settimana di gennaio del 2023 ci dicono che gli embrioni sono pronti da trasferire. Al primo tentativo sono rimasta incinta di mio figlio che è nato a dicembre 2023 e qui si è concluso il nostro contratto con Ovoclinic». I problemi insorgono quando, anni dopo, la coppia decide di provare a trasferire l’ultimo embrione rimasto vitrificato per cercare una seconda gravidanza: «Riprendo contatti con la clinica e comincio a vedere che non rispondono molto ai messaggi. Avevo già intuito attraverso gruppi Telegram che la clinica aveva diversi problemi. Gli assistenti cambiavano continuamente, alcune coppie riferivano di non aver mai visto lo stesso medico nei vari incontri, altre di essere state prese in carico da un medico che non è stato poi lo stesso che ha fatto il transfer. Insomma si percepiva che c’era qualcosa di strano».La chiusura della sede di Madrid di OvoclinicI sospetti delle pazienti trovano riscontro nei primi mesi del 2026. L’accesso degli ispettori della Sanità Pubblica alla sede di Madrid avviene a seguito di una denuncia formale presentata il 19 dicembre 2025 da una paziente della clinica. I documenti ufficiali della Dirección General de Inspección y Ordenación Sanitaria della Comunità di Madrid tratteggiano un quadro sanzionatorio gravissimo. Nello specifico, i provvedimenti disposti dall’autorità sanitaria madrilena hanno imposto la cessazione immediata di tutte le attività di procreazione assistita la cui autorizzazione risultava ormai scaduta, affiancata dalla sospensione delle tecniche che richiedono l’uso delle cappe a flusso laminare in entrambi i laboratori e dal blocco totale delle attività di donazione. A questo si è aggiunto l’ordine di immobilizzare l’intero patrimonio di campioni biologici provenienti dalle banche Ovobank e dalla struttura bulgara Cellstrans Ltd, compresi gli embrioni generati, nonché tutti i campioni dei donatori propri presenti nella struttura.Il provvedimento precisa che la misura non colpisce il materiale biologico appartenente ai pazienti stessi del centro (cioè chi utilizzava i gameti della coppia), ma paralizza completamente l’intera filiera legata ai donatori esterni. La gravità dei riscontri ha spinto la Procura Provinciale di Madrid a formalizzare una denuncia penale, depositata presso il Tribunale di Madrid.Doc pubblica sanità ovoclinicDownloadLa reazione di Ovoclinic MadridA fronte dei sigilli apposti dalle autorità sanitarie, la direzione della sede di Ovoclinic Madrid ha reagito inviando una comunicazione ufficiale ai propri pazienti, definendo le misure adottate dalla Comunità di Madrid come «un’azione senza precedenti, irragionevole e indiscriminata». Nella nota, i vertici della struttura madrilena sostengono che il blocco violi le direttive europee e annunciano la volontà di ricorrere all’autorità giudiziaria per ottenere lo sblocco degli embrioni. Inoltre, in un distinto comunicato firmato dal laboratorio di Ovoclinic Madrid, la clinica tenta di rassicurare le coppie affermando che «tutti gli embrioni criopreservati sono debitamente protetti e in condizioni perfette» sotto rigorosi sistemi di sicurezza e monitoraggio 24 ore su 24, chiedendo contestualmente ai clienti di sottoscrivere moduli di delega per richiedere a loro nome il dissequestro delle provette.La chiusura della sede di Siviglia di OvoclinicPoco dopo, crolla anche la sede di Siviglia. Chiusura che non avrebbe nulla a che fare con l’ispezione sanitaria a Madrid. Nonostante la dirigenza l’abbia giustificata con presunti motivi legati alla compravendita dell’immobile ospedaliero Victoria Eugenia, i quotidiani locali spagnoli rivelano l’esistenza di notifiche di pignoramento inoltrate dalla Seguridad Social (la previdenza sociale) per imposte non versate. Una situazione che ha spinto l’associazione di consumatori FACUA a intervenire pubblicamente per tutelare i pazienti, ricordando che gli utenti hanno pieno diritto al completo rimborso delle cifre e alla sospensione immediata dei finanziamenti bancari sottoscritti per i trattamenti non eseguiti o interrotti a metà.Anomalie nei codici e tracciabilità dei gametiOltre alle controversie igienico-sanitarie e finanziarie, un punto centrale delle indagini riguarda la tracciabilità biologica dei gameti provenienti dalle banche del gruppo. Nel percorso di Pma eterologa, ai pazienti devono infatti essere forniti con estrema trasparenza i dati relativi alla provenienza delle donazioni, tracciati sia tramite il codice europeo SEC sia attraverso il codice del registro nazionale spagnolo SIRAH.Confrontando i referti rilasciati dai laboratori Fivet, diverse pazienti italiane hanno tuttavia notato evidenti discrepanze: mentre in alcuni documenti compaiono regolarmente entrambi i codici, in altri le sigle sono del tutto assenti o fanno riferimento a registri non riconducibili al sistema di tracciamento spagnolo. «La procura sta indagando su possibili irregolarità e scarsa trasparenza nella tracciabilità dei gameti», chiarisce Claudia. «Quindi non si sa da dove arrivano, se hanno avuto gli screening che la Spagna richiede. Potrebbero essere stati acquistati all’estero, ma non avere il tipo di screening che viene richiesto per essere utilizzati in Spagna. In alcune cliniche estere fanno degli screening medici e dei test dei donatori che però magari hanno degli standard differenti da quelli spagnoli. E quindi potrebbero essere stati utilizzati gameti che non sono testato secondo il programma spagnolo».Sopra un documento ufficiale rilasciato dalla clinica contenente sia il codice SEC che il codice SIRAH, sotto il documento mancante del codice SIRAHCome la clinica prende tempoDi fronte alle innumerevoli richieste di chiarimento sulle pratiche bloccate, le risposte inviate dalla struttura di Marbella, l’unica rimasta operativa, si traducono in un muro di gomma. La stessa Claudia ha inviato a Open gli screenshot delle conversazioni Whatsapp avuti con la clinica di Marbella: ai messaggi inviati all’inizio di agosto l’assistenza risponde a distanza di settimane con messaggi elusivi del tipo «Ciao, non riesco a visualizzare i messaggi precedenti, dimmi pure di cosa hai bisogno». Alle formali richieste di invio della cartella clinica o di attestazioni dei contratti stipulati, gli operatori rispondono promettendo contatti telefonici che vengono poi disdetti all’ultimo momento per improvvisi «motivi di salute», spostando gli appuntamenti di settimana in settimana.Quante coppie sono coinvolteLa platea delle persone intrappolate in questa vicenda è numerosa. Sebbene non ci siano dati ufficiali sul numero di coppie coinvolte, è possibile desumerlo da alcuni gruppi Facebook e Telegram in cui si sono riunite molte persone nella stessa situazione per scambiarsi informazioni. Del gruppo Facebook “Ovoclinic Italia“, nel momento in cui esce questo articolo, fanno parte 325 membri. Claudia ci racconta che è iscritta a un gruppo di Telegram in cui si sono raccolte 37 coppie di italiani in cura da Ovoclinic, ed è a conoscenza di un gruppo simile di coppie spagnole in cui ci sono 118 membri. Ma si presume che i numeri siano di molto maggiori.Le casistiche di coppie coinvolteIn questa situazione di stallo dunque vi sono coppie che dispongono di un embrione residuo rimasto in deposito ma con un contratto ormai terminato (come nel caso di Claudia), pazienti che vedono congelati i propri embrioni a metà percorso senza poter procedere al transfer per via del blocco sui gameti, famiglie che hanno saldato l’intera somma poco prima delle chiusure senza mai riuscire ad avviare il trattamento. E infine coppie costrette a continuare a pagare le rate mensili di finanziamenti bancari sottoscritti per trattamenti di fatto svaniti nel nulla.La migrazione dei medici in altre clinicheUna delle conseguenze del crollo di Ovoclinic, è il progressivo abbandono della clinica da parte del personale medico originario. «La mia dottoressa – spiega Claudia a Open -, adesso lavora in un’altra clinica. Mi ha detto: “Sono molto contenta che tu abbia avuto il bambino prima”. Lei sarebbe pronta ad accoglierci lì, ma il problema è che il nostro embrione è bloccato. Lo potremo avere solo quando l’avvocato avrà modo di andare da un giudice che potrà svincolarli. Per il momento almeno la clinica ci ha fatto astenere dal pagamento del mantenimento degli embrioni vitrificati, da quando è subentrata questa ispezione. Da Ovoclinic solo chi aveva degli embrioni congelati fatti per fecondazione omologa, quindi con gameti della coppia, è riuscita a portarli via e cambiare clinica (proprio perché la provenienza dei gameti è certa, ndr). Ma io ho 48 anni adesso, se avessi voluto usare quell’embrione rimasto è adesso o mai più, perché comunque non so quando si sbloccherà la situazione e io posso farlo fino ai 50 anni, poi non si può più».L’effetto domino in Italia: il caso del centro di ArcoLa paralisi di Ovoclinic e della sua banca dati Ovobank sta generando ripercussioni dirette anche sul sistema sanitario pubblico italiano. Come riportato da L’Adige il 13 agosto, l’Italia soffre di una cronica carenza di ovociti dovuta ai vincoli normativi nazionali, che impongono la totale gratuità della donazione senza alcun indennizzo economico, nonostante sia un procedimento invasivo e costoso. Per questa ragione, molte strutture pubbliche e private italiane acquistano i gameti femminili da biobanche esterne, principalmente in Spagna, dove la legge prevede un rimborso per la donatrice, generalmente tra gli 800 e i 1.000 euro, per le spese di viaggio e i disagi fisici e lavorativi legati alla stimolazione e al prelievo.Tra i centri italiani direttamente travolti dai ritardi nelle forniture rientra il Centro Provinciale per la Procreazione Medicalmente Assistita di Arco, in Trentino. L’Azienda Sanitaria (Asuit) nel 2026 aveva infatti rinnovato il contratto da 1,5 milioni di euro, già in essere dal 2023, per l’acquisto di ovociti da Ovavit-Ovobank di Marbella. A causa dei blocchi e delle gravi difficoltà di approvvigionamento verificatesi negli ultimi mesi, la struttura trentina è stata costretta a inviare una nota informativa alle circa 50 coppie in attesa, segnalando tempi di consegna dilatati fino a 4-10 mesi e invitando formalmente i pazienti a «valutare percorsi alternativi». La situazione ha provocato un’interrogazione politica presentata dai consiglieri regionali del Pd Francesca Parolari e Paolo Zanella, spingendo l’Azienda Sanitaria ad avviare procedure di gara d’urgenza per individuare nuove biobanche fornitrici ed evitare il blocco totale delle terapie già programmate.L'articolo Embrioni sequestrati e stop alla Pma: così il crollo di Ovoclinic ha travolto centinaia di famiglie italiane. E anche la nostra Sanità pubblica proviene da Open.