La lettera aperta di Fiom e Cgil a Meloni: "Attendiamo risposte per migliaia di lavoratori"

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AGI - "Crediamo sia necessario farle presente quanto si sta verificando a Taranto sulla pelle di migliaia di lavoratori dell'ex Ilva e dell'appalto, oltre che sul futuro di una città già fortemente provata da una vertenza a oggi irrisolta e che nei prossimi mesi rischia di implodere definitivamente".Comincia così la lettera aperta che la Fiom Cgil dell'ex Ilva - ora Acciaierie d'Italia - e dell'indotto e appalto collegato, ha inviato alla premier Giorgia Meloni in occasione della sua presenza oggi a Bari per una manifestazione politica.I sindacati: "Nessun governo ha mai programmato una transizione ecologica""La vertenza ex Ilva, dal 2012 a oggi, ha attraversato vari governi, sia politici che tecnici, e nessuno di questi - dice la Fiom - ha mai programmato un serio processo di transizione ecologica: passaggio necessario per superare le criticità ambientali e sanitarie, oltre al dramma occupazionale e industriale che non riguarda solo Taranto e il Mezzogiorno, ma l'intero Paese".Per la Fiom, "il governo più longevo della storia repubblicana avrebbe potuto e dovuto dare risposte a migliaia di lavoratori dell'ex Ilva, ma la sua stabilità non ha purtroppo evitato il disastro sociale e ambientale che sta per abbattersi sul capoluogo ionico. Sia chiaro: nessun governo nel corso degli anni - rileva la Fiom - ha garantito una prospettiva industriale tale da farci uscire da questa fase di impasse. Si è costantemente intervenuti con decreti d'urgenza per rinviare un problema sicuramente non di facile soluzione, determinando di fatto un progressivo peggioramento delle condizioni dei lavoratori e degli impianti dello stabilimento siderurgico. Tuttavia, crediamo fermamente - afferma la Fiom Cgil - che la stabilità di un esecutivo avrebbe dovuto garantire una prospettiva industriale e, di conseguenza, occupazionale e ambientale, al fine di evitare quanto sta accadendo a Taranto e negli altri siti in cui il gruppo AdI è insediato". Per la Fiom, "dopo la sciagurata gestione di ArcelorMittal, da cui è conseguita la seconda amministrazione straordinaria, il governo da lei guidato non ha avuto il coraggio né la determinazione di intervenire con risorse finanziarie adeguate a traghettare un periodo che avrebbe dovuto essere propedeutico alla trasformazione dell'attuale ciclo produttivo a carbone. Si è preferito invece, nonostante ci fosse un piano di ripartenza presentato dai commissari straordinari di AdI in AS, procedere con un bando di vendita internazionale per uno stabilimento in grande difficoltà, sia in termini di risorse finanziarie sia, soprattutto, dal punto di vista impiantistico".L'udienza a Palazzo Chigi"Il prossimo 8 settembre a Palazzo Chigi, il giorno prima dell'udienza in cui si discuterà l'istanza di sospensiva, il governo - scrive la Fiom alla premier Meloni - dovrà necessariamente dare risposte in merito alla piattaforma presentata dalle organizzazioni sindacali. Soprattutto, dovrà chiarire se il governo più longevo della storia repubblicana intenda chiudere un sito d'interesse strategico, mettendo per strada 20 mila lavoratori e provocando una bomba sociale e ambientale senza eguali".Secondo la sigla sindacale dei metalmeccanici, "la verità che sta emergendo in queste ore in fabbrica, sebbene occorra attendere l'udienza dell'8 settembre, è che il governo sembra aver già deciso per la chiusura. Nello stabilimento sono infatti in corso riunioni per avviare le procedure di spegnimento dell'area a caldo, senza alcuna prospettiva o garanzia per i lavoratori e per il processo di transizione ecologica. La stabilità e la credibilità di un Paese si misurano soprattutto nella capacità di saper tutelare gli interessi generali dell'Italia, a partire dai lavoratori, e nel salvaguardare un tessuto produttivo in grado di rispondere alle sfide future attraverso un intervento pubblico che non contrapponga diritti costituzionali, come invece è avvenuto in questi lunghi anni di vertenza - conclude la Fiom -. Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l'ex Ilva senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale. È giunto il tempo di dare risposte concrete alle rivendicazioni dei lavoratori".