The Basics of Philosophy, la recensione: Paul Schrader porta a Venezia i labirinti della coscienza

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Alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, Paul Schrader porta un film complesso e disturbante, un’opera in cui filosofia, colpa e identità diventano strumenti per interrogare il rapporto tra ciò che scegliamo di mostrare agli altri e ciò che, invece, tentiamo disperatamente di nascondere.The Basics of Philosophy, il nuovo film scritto e diretto da Schrader, è un’esperienza cinematografica difficile da digerire, volutamente scomoda e costruita per lasciare lo spettatore davanti a più domande di quante ne avesse all’inizio. È un film che non cerca una risposta immediata, ma preferisce muoversi nelle zone più ambigue dell’essere umano, là dove razionalità e istinto, colpa e desiderio di redenzione convivono in un equilibrio fragile.Già il titolo contiene una delle chiavi per comprenderne l’architettura narrativa: Schrader parte dai “fondamenti” della filosofia per costruire, strato dopo strato, un’indagine sull’uomo, sulla coscienza e sulla continua ricerca di un senso. La filosofia non è soltanto il mestiere del protagonista, ma diventa la lente attraverso cui osservare le sue contraddizioni più profonde.Al centro della storia c’è John Jorissen, interpretato da Jack Huston, un rispettabile professore di filosofia in un college americano. È un uomo colto, riservato, apparentemente padrone della propria esistenza: insegna, scrive, vive una relazione stabile e cerca di mantenere un equilibrio tra vita privata e dimensione professionale. La sua immagine pubblica è quella di una persona affidabile, razionale, costruita secondo i principi di ordine e controllo che sembrano appartenere al suo stesso pensiero filosofico.Ma proprio questa perfezione apparente diventa il primo elemento di inquietudine. Perché dietro ogni identità costruita può nascondersi qualcosa di irrisolto, e Schrader accompagna lentamente lo spettatore dentro le crepe di quella maschera, mettendo in discussione il confine tra ciò che siamo, ciò che siamo stati e ciò che scegliamo di raccontare agli altri.Foto: PressKit – La Biennale di VeneziaThe Basics of Philosophy: dietro la maschera di un uomo rispettabileSchrader lavora sulla distanza tra ciò che una persona è, ciò che è stata e ciò che decide di raccontare di sé. La verità rimane inizialmente nascosta dietro l’apparenza e protetta da una maschera sociale perfettamente costruita. Poi comincia lentamente ad affiorare.Senza entrare nei dettagli che rovinerebbero l’esperienza del film, il passato di Jorissen entra progressivamente in contrasto con l’immagine dell’uomo che abbiamo davanti. Ed è qui che The Basics of Philosophy diventa particolarmente disturbante: non perché voglia semplicemente smascherare il protagonista, ma perché mette in discussione l’idea stessa che un essere umano possa essere raccontato attraverso una sola versione di sé.Jorissen è il suo passato? È l’uomo che è diventato? È entrambe le cose contemporaneamente? La domanda resta sospesa e diventa sempre più difficile da evitare.Demetra in esilio, recensione: madri, figlie e il difficile diritto di andare viaPaul Schrader usa la filosofia per indagare colpa e coscienzaLa filosofia non rappresenta soltanto la professione del protagonista e non è un semplice sfondo intellettuale. È la lente d’ingrandimento attraverso cui Schrader osserva la realtà e, soprattutto, i movimenti labirintici della coscienza.Da millenni la filosofia tenta di confrontarsi con domande alle quali l’uomo non riesce a fornire risposte definitive: perché esiste l’universo? Perché esistiamo? Che senso ha la vita? È proprio nell’impossibilità di chiudere definitivamente questi interrogativi che nasce lo spazio filosofico: un luogo in cui cercare interpretazioni, alternative, vie d’uscita e, forse, possibilità di salvezza.Nel film assume particolare importanza Spinoza, filosofo sul quale Jorissen sta scrivendo un libro. La sua riflessione sulla ragione, sulle passioni e sulla libertà diventa inevitabilmente uno specchio nel quale il protagonista è costretto a guardarsi.La razionalità dovrebbe permettere all’uomo di comprendere ciò che lo determina e di sottrarsi alla schiavitù delle passioni. Eppure cosa accade quando nemmeno la ragione riesce più a governare il peso della propria coscienza?Venezia 2026, George Clooney apre la Mostra: tutte le star atteseTra senso di colpa, segreti e bisogno di salvezzaPartendo dai grandi dilemmi dell’umanità, Schrader arriva così a un dilemma profondamente individuale. Jorissen è un uomo che tenta di uscire dalla prigione del senso di colpa e, contemporaneamente, di preservare la versione di sé che ha costruito nel presente.Forse quella versione non è necessariamente falsa. Forse gli appartiene davvero. Semplicemente, non è l’unica. Ed è questa ambiguità a rendere il personaggio interessante e respingente allo stesso tempo.Il problema è che nessuna identità esiste nel vuoto. Intorno a Jorissen esiste una rete di rapporti sentimentali, familiari e professionali. Decidere cosa raccontare, cosa mostrare e cosa mantenere nascosto diventa quindi un lavoro estenuante. Perché avere un segreto significa anche consegnare una parte del proprio potere agli altri. Ci rende vulnerabili, manipolabili, persino ricattabili.Ma chi non ha segreti? È una domanda che sembra attraversare silenziosamente il film e che trova eco anche in uno dei personaggi più giovani della storia, contribuendo a innescare quella progressiva rincorsa verso una verità che, una volta avvicinata, non può più essere ignorata.Foto: PressKit – La Biennale di VeneziaThe Basics of Philosophy non cerca risposte faciliSchrader ha dichiarato di considerare il film parte di un percorso narrativo che porta avanti dai tempi di Taxi Driver: quello dell’uomo isolato e riflessivo che indossa la maschera della propria professione. Questa volta dietro quella maschera c’è un professore di filosofia e, inevitabilmente, il conflitto diventa ancora più teorico, morale e interiore. Ciò non significa, però, che il film conceda allo spettatore una via d’uscita rassicurante. Schrader preferisce lasciare aperta la ferita, costringendoci a confrontarci con le zone più scomode della coscienza.The Basics of Philosophy mette sul tavolo colpa, responsabilità, desiderio di redenzione, identità, razionalità e possibilità di fuga, ma evita accuratamente di trasformarli in risposte definitive. Persino l’idea più estrema di sottrarsi al peso dell’esistenza entra nel racconto come interrogativo filosofico prima ancora che come gesto.È possibile fuggire davvero dalla propria coscienza? E soprattutto: possiamo decidere autonomamente quando una versione migliore di noi stessi abbia il diritto di prendere il posto di ciò che siamo stati?Venezia 83, le pagelle dei look: Malkovich 9,5, Vittoria Ceretti 7, Kendall 6La recensione di The Basics of Philosophy: uno specchio più che una rispostaÈ probabilmente qui che il film trova la sua forza maggiore. Schrader non sembra interessato a ricostruire ordinatamente la complessità umana, né tantomeno a risolverla. Preferisce mettercela davanti, come uno specchio.Il risultato è un’opera che può spiazzare, irritare e lasciare una sensazione di profonda inquietudine. Ma proprio questa mancanza di pacificazione appare coerente con il discorso filosofico che attraversa l’intero racconto.Perché forse The Basics of Philosophy non vuole dirci chi sia davvero John Jorissen. Vuole costringerci a domandarci quanto sia possibile conoscere davvero qualcuno e quante versioni differenti di una stessa persona possano convivere senza annullarsi a vicenda.Alla fine non arriva una risposta capace di placare tutti gli interrogativi. Ed è giusto così. Il film non ci disseta. Forse, però, ci ricorda perché abbiamo sete.| Da Rumors.it