Il Veneto ha detto sì: è la prima Regione italiana ad approvare due schemi di intesa tra Stato e Regioni su quattro “funzioni operative”: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute, limitatamente al coordinamento della finanza pubblica. Con 33 voti favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti e 9 non partecipanti al voto, il Veneto precede ufficialmente Liguria, Piemonte e Lombardia nell’iter verso l’autonomia differenziata. Ora la palla passa al Consiglio dei ministri, che avrà 45 giorni dalla comunicazione del voto favorevole per deliberare sull’intesa definitiva e sul relativo disegno di legge di approvazione.Cosa prevede il testoSecondo quanto illustrato dal governatore Stefani, l’autonomia permetterebbe una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse, con la possibilità di reinvestire i risparmi, aumentare investimenti nell’edilizia e nella tecnologia sanitaria, integrare i fondi sanitari integrativi nella spesa sanitaria e ampliare la contrattazione integrativa per il personale. Sul fronte della previdenza complementare, Stefani sottolinea la possibilità di rafforzare i fondi integrativi e di affidare a Veneto Welfare una funzione specifica nel settore. Infine, sulle professioni, l’autonomia permetterebbe alla Regione di valorizzare alcune professionalità legate alle specificità territoriali e di aggiornare il proprio registro regionale delle professioni.Stefani: «Le autonomie locali preesistono anche alla stessa Costituzione»La discussione era cominciata ieri nel parlamentino veneto, aprendosi subito dopo le votazioni sul fine vita. L’intervento del consigliere di maggioranza Andrea Tomaello aveva così richiamato l’impegno assunto con i cittadini veneti in occasione del referendum del 2017, quando, ricorda, andarono a votare circa 2,3 milioni di veneti e il 98,1% si espresse a favore dell’autonomia.La seduta di oggi, 3 settembre, si è protratta senza pausa fino alle 16, a dispetto delle speranze iniziali di poter terminare le votazioni senza intoppi entro le 14. Ad aprire le discussioni è stato il governatore del Veneto, Alberto Stefani, che ha rivendicato un testo «oggetto di 300 ore di ostruzionismo da parte di alcune forze politiche», ma che vede la sua legittimazione in un «atto giuridico del centrosinistra», che nel 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione, ha ridisegnato i rapporti tra Stato, Regioni ed enti locali. Mentre denuncia la contraddizione: «In Veneto sento dire che questa riforma è svuotata», ma a Roma «un muro completamente schierato che ti dice che questa riforma spacca l’Italia».Rivendica poi: «Il nostro articolo 5 della Costituzione dice che la Repubblica è una, indivisibile, ma riconosce e promuove le autonomie locali» che «vengono prima, preesistono anche alla stessa Costituzione». E annuncia che seguiranno «le altre materie che nel corso del tempo potremmo chiedere». Sono 23, infatti, gli ambiti di competenza indicati dalla Costituzione per i quali possono essere attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.Zaia: «Un punto di partenza comune da destra a sinistra: siamo tutti federalisti»«Il federalismo farebbe bene non solo al Veneto, ma anche all’Italia», rivendica Zaia, presidente del Consiglio regionale, secondo cui «se non la facciamo per scelta, la dovremo fare per necessità». Una battaglia che il presidente del consiglio regionale porta avanti da anni: dal 2014, più precisamente, quando da governatore del Veneto aveva promosso una consultazione online non ufficiale sull’indipendenza del Veneto.Zaia rivendica oggi anche il risultato della consultazione referendaria del 2017, ricordando i 2,3 milioni di veneti che votarono a favore: «Non sono leghisti, non sono di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e del Pd: sono veneti». E poi commenta: «Penso che questa sia una giornata storica». Tra i favorevoli, però, non sono mancati i distinguo: «Piutost che nient, mei piutost» è il commento riecheggiato più spesso tra chi ha annunciato un sì decisamente poco convinto. «I veneti non hanno chiesto qualche briciola di autonomia», denuncia Lovat di Resistere Veneto.Pd: «Maggioranza spaccata». Avs: «L’obiettivo è arrivare a Pontida e dire: “Ce l’ho io l’autonomia più lunga”»Confronti accesi, quelli di oggi nel parlamentino veneto, a partire dalle accuse del Pd, che in una nota ha denunciato una «maggioranza spaccata»: «È accaduto che durante l’intervento di apertura del Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, i banchi dei consiglieri di FdI fossero clamorosamente vuoti». Gli animi si surriscaldano tra le file di FdI di fronte alle «ricostruzioni distorte» del Pd, mentre scatta la polemica quando spuntano le foto scattate dai dem per documentare le assenze dei meloniani in Aula. «Alcuni colleghi erano in ritardo, ma sono arrivati», ha ribattuto il Capogruppo FdI, Claudio Borgia, mentre ribadisce il sì convinto sull’autonomia del partito – poi confermato dal voto palese richiesto dalla Lega – e accusa i dem delle loro assenze al voto sul fine vita del giorno precedente. Decisa anche l’accusa di Carlo Cunegato (Avs), che sottolinea le beghe interne e le «operazioni di marketing» della Lega: «L’obiettivo è arrivare a Pontida e dire “ce l’ho io l’autonomia più lunga”».Manildo (Pd): «Autonomia svuotata»Giovanni Manildo (Pd), ha poi criticato un testo «blindato e inemendabile», annunciando l’astensione dal voto del suo gruppo. Limitate le novità previste in materia di protezione civile, sostiene il dem. Su professioni e previdenza complementare, solo ampliate competenze già esistenti. In sanità, invece, irrisolti i vincoli finanziari e non arriverebbero nuove risorse. A preoccupare anche i fondi sanitari integrativi: il rischio, quello di «una sanità a due velocità».Per Manildo si tratterebbe quindi di un’«autonomia a costo zero», con una diversa gestione delle risorse già disponibili. Da qui la definizione di «autonomia svuotata», con un eccessivo centralismo di Venezia, e la proposta alternativa di un «regionalismo simmetrico». Critici anche Flavio Baldan (M5S), che contesta la scarsa specificità dell’intesa veneta rispetto a quelle delle altre Regioni, e Carlo Cunegato (Avs), che accusa il centrodestra di aver presentato nel 2017 un’immagine dell’autonomia molto più ampia di quella oggi prevista: «Avete raccontato ai veneti l’albero della cuccagna».L'articolo Autonomia differenziata, il Veneto dice sì prima di tutti. Stefani: «L’inizio di un grande percorso». Le accuse del Pd sulle assenze proviene da Open.