La storia più diffusa sul rapporto tra la fantascienza e la Silicon Valley è una storia di ispirazione. Elon Musk lesse Fondazione di Asimov da adolescente e iniziò a sognare le stelle. Peter Thiel diede alla sua azienda il nome delle pietre veggenti di Tolkien. Marc Andreessen dissemina i suoi manifesti di riferimenti ai futuristi e all’ottimismo dell’età dell’oro della tecnologia. È una storia affascinante, ma è quella sbagliata, o quantomeno radicalmente insufficiente. La domanda interessante non è cosa abbiano letto questi uomini. È cosa costruiscono a partire da ciò che hanno letto. Da qualche tempo sto sviluppando un quadro teorico che chiamo “fantascienza materializzata” (materialized science fiction). Il suo punto di partenza è una distinzione tra due funzioni della narrazione speculativa. La prima è bibliografica: la narrativa come citazione, come influenza, come elemento decorativo della biografia di un fondatore. È la funzione di cui parlano solitamente i giornalisti e che le élite tecnologiche sono ben felici di mettere in scena. La seconda è infrastrutturale: la narrativa trasformata in aziende, contratti, strumenti finanziari, sistemi d’arma e programmi politici. È qui, nel passaggio dallo scaffale della libreria al bilancio aziendale, che la fantascienza è diventata una delle forze più influenti – e meno analizzate – della politica contemporanea.Prendiamo Musk e Fondazione. La saga di Asimov immagina una piccola enclave di esperti che, grazie a una scienza capace di prevedere l’andamento della storia, guida la civiltà attraverso un’imminente età oscura. Musk ha descritto SpaceX come un tentativo di rendere reale qualcosa di simile: Marte come riserva di sicurezza dell’umanità, la colonizzazione come assicurazione contro il collasso della civiltà. Ma osserviamo cosa viene materializzato e cosa invece viene scartato. I romanzi di Asimov sono ironici rispetto alla loro stessa premessa: la scienza predittiva fallisce ripetutamente, il piano viene dirottato, e l’élite che pretende di vedere lontano si rivela molto meno lungimirante di quanto creda. Ciò che sopravvive nella traduzione in missione aziendale è soltanto la fantasia manageriale: l’idea che il futuro della specie sia troppo importante per essere lasciato ai cittadini e ai Parlamenti, e debba invece essere affidato a coloro che sostengono di vedere più lontano degli altri. Oggi questa fantasia attrae sussidi pubblici, indulgenza regolatoria e una posizione centrale nell’architettura della sicurezza occidentale.Consideriamo poi Palantir. Nell’opera di Tolkien, il palantír è tutt’altro che uno strumento neutrale di visione. Mostra cose vere, ma selezionate e disposte in modo da ingannare; corrompe quasi chiunque lo osservi. Thiel ha mantenuto il nome e ha eliminato l’avvertimento. La sua azienda ha costruito esattamente quel tipo di apparato onniveggente contro cui i romanzi mettono in guardia: sistemi di integrazione e analisi dei dati utilizzati da agenzie di Intelligence, organismi per il controllo dell’immigrazione, forze di polizia europee, sistemi sanitari e piattaforme di puntamento militare. Qui la narrativa non funziona come fonte d’ispirazione, ma come strumento di legittimazione. Il nome mitologico svolge un lavoro concreto, conferendo un’aura di destino a quella che, in termini molto più prosaici, è un’azienda di sorveglianza in competizione per aggiudicarsi appalti pubblici.Andreessen completa il quadro. Il suo Techno-optimist manifesto del 2023 ha eliminato del tutto l’intermediario letterario e ha trasformato i tropi della fantascienza speculativa in un credo politico esplicito, corredato persino da una lista di nemici che comprendeva sostenibilità, etica e gestione del rischio. Il manifesto va letto non tanto come un’argomentazione, quanto come un’operazione di world-building: un futuro dichiarato anziché discusso. Ed è proprio questo il punto più profondo riguardo al capitale di rischio: esso è una macchina per finanziare futuri preferiti, per rendere un determinato domani investibile e tutti gli altri impensabili.In tutti e tre i casi il meccanismo è lo stesso: una lettura selettiva. Si eliminano gli avvertimenti e si conservano i progetti. Gran parte della fantascienza che questi uomini citano fu scritta come critica: dell’impero, della sorveglianza, della hybris della previsione. Letto come una roadmap di prodotto, lo stesso materiale finisce per autorizzare proprio ciò che intendeva mettere in discussione. E questa autorizzazione conta, perché le narrazioni svolgono un lavoro politico. Quando un miliardario annuncia di star costruendo la “Fondazione”, non sta semplicemente descrivendo un’azienda: sta rivendicando un mandato. Il futuro appare già scritto, in attesa soltanto di essere realizzato. La deliberazione democratica viene ridefinita come attrito, un ostacolo tra il visionario e il destino che egli ha intravisto nelle sue letture. Gli europei dovrebbero resistere alla tentazione di considerare tutto questo come un eccentricità americana. Palantir detiene contratti in numerosi sistemi europei della difesa, della polizia e della sanità. Starlink è diventata una componente silenziosamente indispensabile – e oggi sempre più contestata – della sicurezza europea. Le politiche sull’intelligenza artificiale nel continente vengono sempre più spesso negoziate con aziende la cui concezione di sé è apertamente speculativa e i cui fondatori considerano la regolamentazione stessa come un fallimento dell’immaginazione. Analizzare queste narrazioni, in altre parole, non significa fare critica letteraria. Significa analizzare il potere e chiedersi chi abbia il diritto di scrivere il futuro che tutti gli altri saranno costretti ad abitare.Tutto questo non costituisce un atto d’accusa contro la fantascienza. La tradizione più ricca del genere – da Ursula K. Le Guin a Kim Stanley Robinson – considera il futuro come qualcosa di plurale e conteso, uno spazio di conflitto politico piuttosto che una destinazione già prenotata dai ricchi. Questa tradizione ci ricorda che gli assetti che si presentano come inevitabili raramente lo sono davvero. Il compito, allora, non è smettere di leggere la fantascienza, ma smettere di lasciare che una manciata di uomini la legga al posto nostro. La domanda su chi possieda il domani è una delle più antiche questioni politiche che esistano. Non dovrebbe essere decisa in anticipo, in privato, da coloro che dispongono dei razzi più grandi e degli avvocati migliori.Formiche 226