Difterite e vaccini: i numeri in Italia e la differenza tra positività e malattia 

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La morte di una bambina di 4 anni a Palermo ha riacceso i riflettori sulla  difterite. “Iniziamo col dire che, grazie alle vaccinazioni, la difterite è una malattia molto poco frequente in Italia: parliamo di zero casi nel 2020-21, tre casi nel 2022-23 e 5 nel 2024. E questo a fronte in tutta Europa di 362 casi in 2022, 237 nel 2023 e 151 nel 2024”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Paolo D’Ancona del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. La tossina e le analisi sul caso di difterite a Palermo“Attenzione: l’infezione da Corynebacterium diphtheria è cosa diversa dalla difterite. Il batterio infatti – puntualizza lo specialista – deve avere un gene per essere produttore della tossina e dare difterite. Nel caso della bimba di Palermo, anche se clinicamente c’era un fortissimo sospetto, le analisi condotte all’Iss hanno confermato che si trattava in effetti di un ceppo batterico produttore di tossina”. Insomma, la positività al test non equivale alla presenza di un caso di difterite clinica.Il paziente zero e i sintomi subdoliOltretutto “i casi registrati in Italia sono spesso di importazione. Dunque noi questo episodio non ce lo aspettavamo”, continua l’esperto. “In Sicilia si sta cercando il paziente zero, ma ribadisco che questo è un episodio particolarmente sfortunato, che va analizzato e indagato. Anche per capire a chi somministrare l’antibiotico per profilassi”.L’esperto dell’Iss non vuole entrare nel merito del percorso sanitario della bimba, assistita da tre ospedali, ma sottolinea come la sintomatologia iniziale di un caso di difterite sia “assolutamente vaga. Solo in un secondo momento emergono particolarità, come le pseudomembrane, che consentono di distinguere la malattia da una tonsillite ‘normale’. Insomma, la difterite può iniziare in maniera piuttosto subdola. La diagnosi in questo caso è stata fatta in Sicilia e il nostro laboratorio di riferimento è stato in grado di certificare la capacità del germe di produrre la tossina”.L’impatto dei vaccini e i dati sulla mortalità in ItaliaSe negli ultimi anni avevamo sentito parlare poco di questa malattia, la riduzione del suo impatto è stata drammatica e si deve proprio ai vaccini. “Uno studio dell’Iss mostra l’entità della riduzione dei casi dall’era prevaccinale a quella vaccinale”, con una stima di 2 milioni di casi prevenuti in Italia in 70 anni. “Ma ancora più rilevanti sono i dati Istat sulla mortalità”, ricorda l’esperto. Nel nostro Paese siamo passati dai 2000 decessi all’anno a nessun decesso in bambini fino ai cinque anni alla fine degli anni ’70 fino al 2015.D’Ancona ricorda poi che “le coperture per le vaccinazioni dell’infanzia in Italia superano il 95%, mentre in Sicilia siamo all’85%”. Insomma, c’è ancora da fare per proteggere i bimbi.Difterite e vaccini: il messaggio ai genitoriQual è il messaggio per i genitori? “Molto semplice: il nostro calendario vaccinale è stato studiato per offrire la massima protezione, calibrando le immunizzazioni nel tempo giusto. Allora è importante seguire il calendario e non posticipare la vaccinazione per massimizzarne i benefici: i vantaggi sono immensi rispetto ai potenziali rischi di un evento avverso”. E in caso di dubbi e preoccupazioni? “Chiedere agli esperti del Centro vaccinale: hanno la responsabilità della somministrazione dei vaccini e sapranno rispondere al meglio, distinguendo fra vere controindicazioni (che sono rarissime) e precauzioni, ad esempio quella di posticipare l’immunizzazione perché c’è una febbre”, conclude D’Ancona.Paolo D’Ancona Istituto Superiore di Sanità Questo articolo Difterite e vaccini: i numeri in Italia e la differenza tra positività e malattia  proviene da LaPresse