Malaria all’aeroporto di Francoforte, se le zanzare viaggiano in stiva

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Le zanzare ormai viaggiano in aereo. Può sembrare una provocazione, ma in un’epoca di cambiamenti climatici e globalizzazione, i casi di malaria all’Aeroporto di Francoforte fanno risuonare più di un campanello d’allarme. “Parliamo di One Health, perché l’Anopheles – la zanzara che trasporta nelle ghiandole salivari il plasmodio della malaria – è tipica dell’Africa subsahariana, anche se può essere presente nel Sud-Est asiatico. L’ipotesi dunque è che la zanzara, anche più di una, fosse presente nella stiva di un aereo. Ormai dobbiamo capire che aeroplani e navi che partono da zone endemiche devono essere sottoposti sempre a disinfestazione completa”. Lo sottolinea l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, analizzando con LaSalute di LaPresse l’episodio segnalato in Germania, che preoccupa i viaggiatori.Malaria in aeroporto, come riconoscerlaMa che cosa è successo? Sei dipendenti dell’aeroporto – un hub mastodontico dove arrivano velivoli da tutto il mondo – hanno contratto la malaria, probabilmente a causa di una zanzara infetta arrivata a bordo di un aereo da una zona in cui la malattia è diffusa. Uno dei lavoratori contagiati è morto, come hanno confermato dal Robert Koch Institut. L’Italia, dichiarata libera dalla malattia nel 1970, continua a registrare solo casi d’importazione, per lo più legati a Plasmodium falciparum di origine africana. Negli anni 2017-2023, stando agli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, sono stati segnalati nel nostro Paese 4.372 casi di malaria, con una media annua pari a 624 pazienti e 798 casi nel 2023. I sintomi includono febbre, brividi, mal di testa, dolori muscolari, disturbi gastrointestinali. Possono comparire anche settimane dopo il rientro, quando il collegamento con il viaggio non è più così immediato.La lunga incubazione“La malaria è una malattia importante, che può essere mortale. Può avere un’incubazione addirittura di un mese e, dunque, a volte si scopre a diverse settimane di distanza dalla puntura. Quindi attenzione alle date per ricostruire la catena e risalire all’origine del contagio”, aggiunge l’epidemiologo del Campus Bio-Medico. “Dobbiamo dire che di malaria si può guarire, anche se ci sono ipotesi che possa rimanere nei gangli nervosi e quindi dare fastidio nel tempo, ma questa è una teoria che al momento non è stata validata da studi scientifici. L’aspetto fondamentale – insiste Ciccozzi – è quello della prevenzione, che nel caso di aerei e navi vuol dire disinfestazione accurata, se i mezzi provengono da zone endemiche”.“Tutto questo a Francoforte non è stato fatto, evidentemente. Ma quello che è accaduto non è una novità: una volta le zanzare arrivavano nelle gomme dei camion trasportati sulle navi. Ormai  lo sappiamo, ecco perché vanno sempre fatti i dovuti controlli. Oggi una zanzara portatrice di malaria in poche ore d’aereo può cambiare continente, dunque attenzione all’approccio One Health: ripartiamo dalla prevenzione”, conclude l’epidemiologo.Questo articolo Malaria all’aeroporto di Francoforte, se le zanzare viaggiano in stiva proviene da LaPresse