EssiLux: cosa cambia dopo l’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio

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Leonardo Maria Del Vecchio lascia gli incarichi operativi in EssilorLuxottica, ma non il ruolo di azionista. Dal 31 agosto il figlio del fondatore dell’impero dell’occhialeria rinuncerà alla presidenza di Ray-Ban e all’incarico di chief strategy officer, chiudendo una fase iniziata dopo la scomparsa di Leonardo Del Vecchio e sviluppatasi negli ultimi quattro anni al fianco di Francesco Milleri. La decisione segna soprattutto un cambio di posizione. Del Vecchio esce dalla gestione quotidiana del gruppo, ma attraverso Delfin continua a essere uno degli azionisti di riferimento di EssilorLuxottica e intende mantenere un ruolo nelle scelte che riguardano il futuro della società.È lo stesso Leonardo Maria a chiarirlo nella lettera con cui ha comunicato le dimissioni: «Continuerò a esercitare fino in fondo la mia responsabilità di azionista attraverso Delfin. Continuerò a difendere l’indipendenza dell’azienda, la sua capacità di crescere e la necessità che abbia una proprietà stabile e una visione lunga». Una precisazione importante, perché l’uscita dagli incarichi manageriali arriva in un momento delicato per Delfin, la holding attraverso cui la famiglia Del Vecchio controlla il 32,4% circa di EssilorLuxottica.La lettera a Milleri e il cambio di rapportoIl passaggio più significativo della vicenda riguarda però il rapporto con Francesco Milleri, presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica e, fino a oggi, uno dei principali riferimenti di Leonardo Maria nella gestione del gruppo. Nella sua lettera Del Vecchio descrive una realtà aziendale che, a suo giudizio, si è progressivamente allontanata da quella conosciuta accanto al padre. «Questa non è la Luxottica nella quale sono cresciuto. E non è la Luxottica che ricordo accanto a mio padre», scrive.Il riferimento non sembra essere soltanto alla struttura organizzativa, ma soprattutto a un diverso modo di intendere la leadership e il rapporto con le persone. Del Vecchio parla di una gestione diventata «distante» e «impersonale» e si rivolge direttamente a Milleri: «Non puoi celebrare i tuoi manager quando vincono e scoprire improvvisamente la distanza istituzionale quando attraversano un momento difficile. Non puoi mettere le persone al centro delle presentazioni e ai margini quando diventano scomode». È un passaggio netto, ma che va letto nel contesto di una separazione tra ruolo manageriale e ruolo proprietario. Del Vecchio sostiene infatti di non voler trasformare le dimissioni in una presa di distanza dall’azienda.«Non voglio diventare il figlio del fondatore utilizzato per rappresentare una continuità nella quale, su alcuni principi fondamentali, io stesso non mi riconosco più», afferma nella lettera.«Un’operazione di pulizia della governance»La spiegazione fornita dagli ambienti vicini a Lmdv Capital è quella di una semplificazione della governance. Senza incarichi operativi in EssilorLuxottica, Del Vecchio potrebbe concentrarsi maggiormente sulle attività di Delfin e sulle proprie iniziative imprenditoriali, evitando la sovrapposizione tra il ruolo di manager del gruppo e quello di azionista della holding. È una lettura che consente di inquadrare le dimissioni anche al di là delle tensioni emerse negli ultimi mesi.EssilorLuxottica, dal canto suo, ha confermato l’uscita e ringraziato Leonardo Maria Del Vecchio «per il contributo alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre». La scelta arriva inoltre dopo l’uscita di Rocco Basilico, che aveva lasciato gli incarichi operativi nel gruppo nel 2025. Di conseguenza, nessuno degli eredi di Leonardo Del Vecchio manterrà, dopo il 31 agosto, un ruolo manageriale diretto in EssilorLuxottica.Il vero nodo resta DelfinDietro la decisione c’è però anche il complesso riassetto di Delfin, la holding che rappresenta il principale snodo dell’eredità finanziaria di Leonardo Del Vecchio. Dopo la morte del fondatore, nel 2022, il capitale di Delfin è stato suddiviso in otto quote del 12,5%. Leonardo Maria ha tentato di acquistare le partecipazioni dei fratelli Luca e Paola Del Vecchio, con l’obiettivo di arrivare al 37,5% e assumere una posizione più forte all’interno della holding.Il progetto, sostenuto anche da un importante finanziamento bancario, si è però arenato davanti alla richiesta degli istituti di credito di ottenere adeguate garanzie dalla holding. Il consiglio di Delfin non ha autorizzato l’impegno richiesto, facendo di fatto saltare l’operazione nella sua configurazione originaria. Proprio su questo punto si sono manifestate divergenze anche rispetto alla posizione di Milleri. Del Vecchio aveva contestato la mancanza di una posizione «chiara, unitaria, trasparente».La vicenda ha così finito per sovrapporre governance familiare, assetti proprietari e gestione industriale di EssilorLuxottica. La scelta di lasciare gli incarichi operativi contribuisce ora a separare più chiaramente questi tre piani.Leggi anche:Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5%Del Vecchio: «Voglio creare una media company»Editoria, ecco il progetto di Leonardo Maria Del VecchioUn’esposizione finanziaria che pesa sul riassettoIl problema non è soltanto societario. Sul riassetto di Delfin pesa anche l’esposizione finanziaria legata all’operazione di acquisto delle quote. Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, il debito riconducibile a Leonardo Maria Del Vecchio supera 1,3 miliardi di euro, con una parte significativa verso UniCredit, altri finanziamenti riconducibili a Indosuez, banca del gruppo Crédit Agricole, e ulteriori impegni legati al leasing.La difficoltà di completare il riassetto della holding ha reso più complesso anche il servizio del debito, mentre la distribuzione dei dividendi di Delfin è rimasta condizionata dagli equilibri tra gli eredi. A fine luglio, Del Vecchio avrebbe inoltre lavorato a un’ipotesi di rifinanziamento con Apollo. L’operazione sarebbe tuttavia legata all’autorizzazione necessaria per trasferire la sua partecipazione del 12,5% in Delfin a un proprio veicolo finanziario.Sono passaggi che rendono il quadro ancora in evoluzione e che spiegano perché l’uscita da EssilorLuxottica possa essere letta anche come la volontà di riordinare le proprie posizioni prima di affrontare il prossimo capitolo della vicenda Delfin.EssilorLuxottica e la pressione del mercatoNel frattempo, anche EssilorLuxottica attraversa una fase meno lineare rispetto ai massimi raggiunti dal titolo. Il 13 novembre 2025 le azioni avevano toccato quota 323,80 euro. Il 25 agosto 2026 il titolo ha chiuso a 159,15 euro, con una flessione dell’1,58% nella seduta e una perdita superiore al 50% rispetto a quei massimi.La discesa non può essere ricondotta a una sola causa. Sul gruppo pesano il rallentamento del settore del lusso, le incertezze geopolitiche e le aspettative del mercato sulla crescita, oltre alle tensioni legate alla governance dell’azionista di riferimento. Del Vecchio, nella sua lettera, collega anche il tema della gestione al rapporto con le persone. «Io continuo a parlare con le persone dell’azienda. Lo facevo da store manager e non ho mai smesso di farlo», scrive. Ma, aggiunge, «l’entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente. E le persone lo sanno prima dei mercati. Sempre».È una valutazione personale e, come tale, va distinta dai risultati industriali del gruppo. Lo stesso Del Vecchio sottolinea infatti di non lasciare per una sconfitta: «Non lascio dopo una sconfitta. Lascio dopo aver fatto il mio lavoro». E aggiunge: «Il mandato triennale che mi era stato affidato in Ray-Ban arriva quest’anno alla sua conclusione con gli obiettivi superati. Lascio un brand più forte, progetti che continueranno e, soprattutto, una squadra che non ha bisogno di me per sapere cosa deve fare. Per me questo conta più di qualsiasi titolo».Il futuro di Del Vecchio passa ora da Lmdv CapitalLiberato dagli incarichi in EssilorLuxottica, Leonardo Maria Del Vecchio potrà dedicare maggiore attenzione alle attività sviluppate attraverso Lmdv Capital, il proprio veicolo imprenditoriale. Il portafoglio comprende partecipazioni nel settore editoriale, nell’ospitalità e nella ristorazione, oltre ad altre attività industriali e finanziarie. Il passaggio da manager ad azionista permette quindi a Del Vecchio di concentrarsi maggiormente sulle proprie iniziative senza avere contemporaneamente una responsabilità operativa all’interno di EssilorLuxottica.Il punto centrale, però, resta Delfin. La holding detiene una partecipazione di circa 32,4% in EssilorLuxottica, oltre a quote rilevanti in Monte dei Paschi di Siena, Generali, UniCredit e Covivio. È proprio la concentrazione di questi asset a rendere il riassetto della holding una questione che va oltre gli equilibri familiari. Le decisioni degli eredi hanno infatti conseguenze potenziali su alcune delle principali partecipazioni del capitalismo italiano ed europeo.«Il mio cognome non l’ho scelto»Nella lettera di dimissioni, Leonardo Maria Del Vecchio lega infine la propria scelta a una concezione della responsabilità ereditata dal padre. «Il mio cognome non l’ho scelto, quello che faccio con quel cognome invece sì», scrive. E aggiunge: «Mio padre ha costruito Luxottica chiedendo moltissimo alle persone. Ma sapeva una cosa che oggi rischiamo di dimenticare: se chiedi alle persone lealtà, sacrificio e senso di appartenenza, devi essere disposto a restituirli. Non puoi essere una squadra soltanto quando presenti i risultati».È il passaggio che riassume meglio il senso della rottura. Non un abbandono dell’azienda e nemmeno, almeno nelle intenzioni dichiarate, un disimpegno dalla partecipazione azionaria. Piuttosto, la scelta di uscire dalla gestione per tornare a esercitare il proprio ruolo soprattutto come azionista. «Questa non è la Luxottica nella quale sono cresciuto. E non è la Luxottica che ricordo accanto a mio padre», ribadisce Del Vecchio.E proprio qui si chiude una fase iniziata dopo la morte del fondatore. Da settembre, la famiglia Del Vecchio non avrà più rappresentanti direttamente impegnati nella gestione operativa di EssilorLuxottica. Resterà invece centrale nell’azionariato, attraverso Delfin. La partita, dunque, non finisce con le dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio. Si sposta dalla gestione alla proprietà, e il prossimo passaggio decisivo sarà capire come verrà risolto il nodo di Delfin e quale assetto riusciranno a trovare gli eredi del fondatore.Enrico Foscarini, 26 agosto 2026L'articolo EssiLux: cosa cambia dopo l’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio proviene da Nicolaporro.it.