È scattato l’allarme difterite dopo il tragico caso della bambina di quattro anni morta a Palermo. “Sembrerebbe un caso grave, ma isolato”, dice a LaSalute di LaPresse Giovanni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. La malattia era praticamente scomparsa in Italia grazie alla vaccinazione: l’ultimo decesso causato dal batterio risaliva al 1991. Non è da escludere, però, che ora possa esserci “una certa circolazione del batterio che produce la tossina, soprattutto laddove c’è un bassa copertura vaccinale”, avverte l’esperto. Il funzionamento del vaccino “Il vaccino non neutralizza il batterio, ma la tossina che dà i sintomi gravi della malattia: le pseudomembrane, i sintomi neurologici”, chiarisce Rezza. “Però, anche se indirettamente, riduce la circolazione: se la gran parte della popolazione non sviluppa sintomi gravi perché vaccinata, tende anche a trasmettere di meno. Così il batterio si diffonde meno, una sorta di immunità di gregge indiretta. Ma, soprattutto, sarà più bassa la probabilità che le persone esposte sviluppino sintomi gravi”.La vaccinazione in numeriSe la media nazionale di vaccinazione contro la difterite si attesta attorno al 95% – la soglia di protezione indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità – la Sicilia è il fanalino di coda in Italia con l’85%. “Vuol dire che il 15% dei bambini, se si infetta, è esposto alla forma grave della malattia”, fa notare il professor Rezza.“Non credo che i genitori di quel 15% di bambini siano tutti no vax, vuol dire che c’è qualche problema a livello di sistema”, ammette. Incrementare la copertura vaccinale contro la difteriteChe fare, allora? “In Sicilia c’è una task force che sta valutando il da farsi. Bisogna trovare il modo di convincere i genitori e fare uno sforzo per incrementare la copertura vaccinale, senza procurare allarmi generalizzati”. In questo senso la tragedia di Palermo potrebbe avere un effetto incentivante: “Quando succedono casi eclatanti di solito c’è la corsa a vaccinarsi, lo abbiamo già visto in passato con la meningite meningococcica”, ricorda Rezza. Evitare le strumentalizzazioni L’importante è “evitare le strumentalizzazioni, la divisione tra tifoserie: chi condanna i genitori, i genitori che accusano i medici e così via”. Nel caso in questione l’identificazione della malattia non è stata immediata: “Non si vedevano casi di difterite da anni. All’inizio – conclude – può manifestarsi con un semplice mal di gola; quando compaiono le pseudomembrane la tossina è già in circolo”. Questo articolo Difterite, come funziona il vaccino e perché va aumentata la copertura proviene da LaPresse