Massimiliano Ossini: «Non mi sono mai sentito un figo». Dalla balbuzie al dramma vissuto con la moglie Laura

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Ci sono personaggi televisivi che sembrano essere nati perfettamente a proprio agio davanti a una telecamera. Massimiliano Ossini, con il suo sorriso rassicurante, l’immagine sportiva e quella naturalezza costruita in oltre vent’anni di televisione, potrebbe facilmente appartenere a questa categoria. E invece dietro il volto che il pubblico associa da anni alla Rai, alla montagna e ai grandi spazi aperti c’è una storia molto diversa. Quella di un ragazzo talmente timido da rinunciare spesso a ciò che desiderava fare, che balbettava e che faticava persino a prendere la parola. «Non mi sono mai sentito un figo», racconta oggi, a 47 anni, ripercorrendo una carriera che dura da 26 anni, venti dei quali trascorsi in Rai.Intervistato dal Corriere della Sera, Ossini ha scelto di raccontarsi andando oltre la superficie e quell’immagine di uomo sicuro che inevitabilmente la televisione gli ha cucito addosso. Ne emerge il ritratto di un conduttore che continua a preferire la vita di famiglia alla mondanità, che percorre decine di migliaia di chilometri ogni anno pur di tornare a casa e che considera una delle sue più importanti vittorie non una vetta raggiunta, ma quella alla quale ha saputo rinunciare. E nel racconto c’è spazio anche per uno dei momenti più difficili vissuti insieme alla moglie Laura Gabrielli, quando durante la gravidanza del loro terzo figlio arrivò una diagnosi di tumore.Massimiliano Ossini da giovane: «Ero timidissimo, balbettavo e mi vergognavo di tutto»È forse il contrasto più sorprendente. Oggi Ossini parla davanti alle telecamere, conduce programmi seguiti da milioni di persone e da anni porta sul piccolo schermo territori, natura e montagna. Da ragazzo, però, esporsi era tutt’altro che semplice. «Balbettavo. Ero timidissimo», ricorda. Non faceva il primo passo, non alzava la mano, evitava di parlare e spesso lasciava perdere qualcosa che avrebbe voluto fare soltanto per l’imbarazzo di doversi mettere in gioco. «Mi vergognavo di tutto», confessa.A cambiare progressivamente il suo rapporto con se stesso è stato soprattutto il judo, che Ossini non considera semplicemente una disciplina sportiva, ma «un modello di vita». È lì che avrebbe imparato a gestire parte delle proprie insicurezze e a costruire quella sicurezza che, anni dopo, sarebbe diventata indispensabile per lavorare in televisione. Eppure nemmeno il successo sembra aver modificato completamente la percezione che ha di sé. Raffaella Carrà lo definì «bravissimo e bellissimo» e lui stesso riconosce che l’aspetto fisico può avergli aperto qualche porta, ma respinge l’idea che sia stato quello il segreto della sua carriera. «La bellezza non è mai stata la mia chiave», spiega. «Biondo e occhi azzurri, ma non mi sono mai sentito figo. Ero troppo insicuro».Foto: Instagram Sigfrido Ranucci, addio a Report sempre più vicino: «Non mi faranno restare». La Rai cerca già il sostitutoMassimiliano Ossini e il primo provino: l’aggressione di un cane prima di Disney ChannelAnche l’ingresso nel mondo dello spettacolo ha qualcosa di decisamente poco convenzionale. Prima del suo provino per Disney Channel, Ossini venne aggredito da un cane lupo della Guardia di Finanza. Arrivò quindi negli studi provato e, come lui stesso ricorda, praticamente «senza forza». Invece di costruirsi un personaggio o tentare di impressionare chi aveva davanti, raccontò semplicemente quello che gli era appena successo.Paradossalmente fu proprio quella vulnerabilità a funzionare. Piacque perché appariva autentico e non cercava di essere qualcun altro. Venne scelto e comprese qualcosa che avrebbe portato con sé negli anni successivi: davanti alla telecamera poteva permettersi di essere se stesso. Da allora sono trascorsi 26 anni di carriera, passando dai programmi per ragazzi a Linea Verde, fino a Linea Bianca e Unomattina. Un percorso costruito con quello che lui definisce un «passo lento e corto da montanaro», senza inseguire necessariamente la scorciatoia più veloce.Massimiliano Ossini e il K2: «Dire “non ce la faccio” è la vera forza»La montagna, del resto, non è soltanto uno scenario televisivo nella vita di Ossini. È diventata negli anni una sorta di bussola personale, il luogo dal quale ha ricavato alcune delle lezioni che considera più importanti. La più significativa è legata proprio al K2, una vetta che ricorda con orgoglio non perché sia riuscito a raggiungerla, ma esattamente per il motivo opposto: ha deciso di fermarsi.Durante quella spedizione, realizzata anche con finalità scientifiche insieme all’Università Ca’ Foscari di Venezia, i segnali di pericolo furono numerosi. Un portatore di un’altra squadra perse la vita, alcune ragazze che viaggiavano con loro rimasero ferite in un incidente, un’alpinista fu colpita da edema polmonare e cerebrale e anche il suo compagno di scalata dovette scendere a causa di un edema polmonare. Una valanga distrusse parte di quanto era stato allestito e un’altra cadde vicino al gruppo durante la salita. Persino il ghiacciaio restituì il corpo di un giovane morto anni prima. A quel punto, racconta Ossini, era necessario comprendere ciò che la montagna stava dicendo: fermarsi.È una lezione che oggi prova a trasmettere soprattutto ai più giovani. In una società nella quale rinunciare viene facilmente interpretato come un fallimento, Ossini propone una prospettiva diversa: «Dire: “Non ce la faccio” è la vera forza». Non significa rinunciare prima ancora di provare, precisa, ma riconoscere il momento nel quale continuare non è più coraggio. A volte cambiare strada è la decisione più intelligente.Foto: Instagram @massimilianoossiniElodie e Franceska Nuredini, l’estate d’amore continua a Ibiza tra baci, party e un nuovo nido a MilanoMassimiliano Ossini e la famiglia: 80mila chilometri l’anno per tornare dai figliSe la montagna gli ha insegnato il valore del limite, la famiglia sembra avergli insegnato quello del tempo. Ossini è sposato con Laura Gabrielli, manager nella grande distribuzione, conosciuta a Cortina, e insieme hanno avuto tre figli: Carlotta, Melissa e Giovanni. Per il conduttore esserci non ha mai significato semplicemente ritagliarsi qualche momento libero tra un impegno e l’altro, ma organizzare il lavoro affinché la famiglia rimanesse una presenza concreta nella quotidianità.Per anni ha percorso tra i 70 e gli 80mila chilometri in automobile, facendo avanti e indietro tra Roma e Ascoli Piceno, dove vive la famiglia. Dopo Unomattina, che ripartirà il 7 settembre, racconta di mettersi in macchina per affrontare circa 200 chilometri e riuscire ad arrivare a casa per pranzo. Quando i figli erano più piccoli, il pomeriggio era dedicato ad accompagnarli alle attività sportive; dopo cena, mentre loro guardavano un film, lui ripartiva. Una routine impegnativa che, però, non definisce un sacrificio.La ragione è racchiusa in una frase semplice: «Il tempo con i figli non torna». Per Ossini rimandare la famiglia a un ipotetico momento nel quale il lavoro sarà meno impegnativo significa rischiare di scoprire che quel momento è arrivato troppo tardi. «Non puoi dire: “Adesso do il massimo nel lavoro e poi staremo insieme”», osserva, perché nel frattempo i figli diventano grandi. Una filosofia che comporta inevitabilmente delle rinunce personali: «Se decidi di avere una famiglia, qualche volta la partita di calcetto non la fai». Se vuole correre, aggiunge, si sveglia alle cinque del mattino.Massimiliano Ossini orgoglioso della figlia Carlotta, laureata al King’s CollegeTra i momenti che racconta con maggiore soddisfazione c’è anche il traguardo raggiunto dalla primogenita Carlotta, laureata al King’s College di Londra. Un progetto che la ragazza, secondo il padre, aveva in mente fin dal primo anno di liceo e che ha perseguito con grande determinazione, affrontando autonomamente i test di ingresso e riuscendo, grazie ai propri risultati, a ottenere condizioni riservate agli studenti inglesi.Ossini si dice «immensamente» orgoglioso, ma anche in questo caso il suo racconto sembra andare oltre il semplice risultato accademico. Ciò che sottolinea è soprattutto l’indipendenza con cui la figlia ha costruito il proprio percorso. Una soddisfazione che acquista ancora più significato pensando a quanto, negli anni precedenti, il conduttore abbia cercato di essere presente nella crescita dei suoi tre figli senza trasformare quella presenza in un ostacolo alla loro autonomia.Foto: Instagram @massimilianoossini Fedez e Giulia Honegger in Sardegna, la visita al rifugio di Olbia che emozionaMassimiliano Ossini e il tumore della moglie Laura durante la gravidanzaDietro il racconto di una famiglia molto unita c’è però anche una pagina estremamente delicata. Era il 2008 quando Laura Gabrielli, allora incinta del terzo figlio Giovanni, scoprì di avere un tumore alla tiroide che aveva coinvolto numerosi linfonodi del collo. La diagnosi arrivò in un momento che avrebbe dovuto essere segnato esclusivamente dall’attesa di un bambino e costrinse la coppia ad affrontare decisioni enormemente difficili.Secondo quanto raccontato da Ossini, un medico consigliò a Laura di interrompere la gravidanza. La coppia decise però di chiedere un altro parere e si rivolse a un professore del Gemelli di Roma, dal quale ricevette una valutazione differente sulla possibilità di proseguire la gestazione. Laura scelse così di portare avanti la gravidanza e nacque Giovanni. Oggi, a distanza di anni, madre e figlio stanno bene.Per molto tempo Ossini e la moglie hanno mantenuto privata questa esperienza. A convincerli a parlarne è stato un incontro avvenuto successivamente durante un controllo: davanti a loro c’era una giovane donna incinta, in lacrime dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore. Laura le mostrò una fotografia di Giovanni per incoraggiarla. Fu allora che marito e moglie pensarono che raccontare pubblicamente ciò che avevano attraversato potesse essere utile a chi si trovava ad affrontare una situazione simile, pur nella consapevolezza che ogni percorso medico richieda valutazioni specifiche.Massimiliano Ossini lontano dalla mondanità: «Quando torno a casa salgo sul trattore»Nonostante una carriera interamente costruita nel mondo dello spettacolo, la quotidianità di Ossini sembra essere rimasta volutamente distante dalle dinamiche più mondane. Lui e Laura frequentano raramente le feste legate alla televisione e preferiscono amici che lavorano fuori dall’ambiente dello spettacolo. «La priorità è la nostra famiglia», ribadisce il conduttore.A casa, poi, il personaggio televisivo lascia spazio a una dimensione quasi opposta: Ossini ha un’azienda agricola e racconta che, quando rientra, sale sul suo trattore. Non sorprende allora che indichi Piero e Alberto Angela come modelli professionali e umani. Dopo 26 anni di carriera, la storia che racconta è molto meno lineare di quanto potrebbe suggerire il suo volto rassicurante in tv: c’è il ragazzo che balbettava, l’uomo che ha imparato a fermarsi davanti al K2, il marito che ha attraversato insieme alla moglie uno dei momenti più complessi della loro vita e il padre disposto a percorrere migliaia di chilometri pur di non rimandare a domani il tempo da trascorrere con i figli. Forse è proprio qui che acquista un significato diverso quella confessione, «non mi sono mai sentito un figo»: dietro l’immagine c’è sempre stato qualcosa che, per Ossini, valeva molto di più.| Da Rumors.it