La Cassazione ha annullato la decisione con cui la Corte d’appello aveva revocato a un 49enne la pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità, ripristinando gli 8 mesi e 20 giorni di reclusione a cui era stato condannato nel 2023. L’uomo non aveva, infatti, svolto neanche un’ora delle 520 ore di lavoro previste presso il Comune di Torino. Secondo quanto sostenuto dalla difesa, però, non gli erano mai state comunicate le indicazioni necessarie per sapere quali attività svolgere e quando iniziare.Cosa è successoLa sentenza stabiliva che le 520 ore di lavoro dovessero essere completate entro un anno e sei mesi, quindi entro settembre 2024. Trascorso quel termine, però, il 49enne non aveva ancora iniziato l’attività. Dopo un controllo delle autorità, nel marzo 2026, la Corte d’appello aveva ritenuto che il mancato svolgimento dei lavori dimostrasse «un atteggiamento di sostanziale indifferenza» nei confronti delle prescrizioni dell’autorità giudiziaria e aveva deciso di riportare la pena alla forma detentiva. L’uomo però si è difeso sostenendo di non essere mai stato informato sulle modalità concrete con cui avrebbe dovuto svolgere i lavori. La sentenza prevedeva infatti che fosse il Comune di Torino a stabilire le attività e il relativo calendario, comunicandoli formalmente all’interessato, all’Ufficio di esecuzione penale esterna e alla Corte.La decisione della CassazioneLa Cassazione ha accolto il ricorso del 49enne, ritenendo che la Corte d’appello non avesse verificato se l’uomo fosse stato messo nelle condizioni di iniziare i lavori. La decisione non cancella la condanna e non significa che l’uomo sia stato esonerato dall’obbligo di svolgere le 520 ore. Il punto stabilito dalla Cassazione è che, prima di revocare una pena alternativa per non averla eseguita, bisogna accertare che la persona abbia ricevuto tutte le indicazioni necessarie per poterla effettivamente svolgere. Per questo la revoca è stata annullata e la questione dovrà essere nuovamente esaminata alla luce di queste verifiche.L'articolo Condannato a 520 ore di lavori utili non ne fa neanche una, ma la Cassazione gli dà ragione: «Nessuno gli ha detto cosa fare» proviene da Open.