Malaria a Francoforte, Matteo Bassetti: “Le insidie tra stiva e bagagli”

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“La malaria aeroportuale è stata ampiamente descritta in passato. Si tratta di un fenomeno raro, ma che si può verificare ed è legato fondamentalmente ai bagagli“. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, analizzando il caso dell’aeroporto di Francoforte, dove 6 operatori hanno contratto la malaria e due sono morti. Dove si nasconde il vettore della malaria“La zanzara – riflette Bassetti – non resiste nella cabina, dove c’è l’aria condizionata e dove spesso vengono usato degli insetticidi, ma può farlo nella stiva o nei bagagli”. Deve essere accaduto questo nello scalo tedesco, dove si sospetta che l’infezione sia avvenuta tra il 4 e il 6 luglio.“Quando si aprono le stive – continua l’infettivologo – gli operatori possono avere un contatto diretto con la zanzara portatrice del plasmodio della malaria. Insomma, il lasso di tempo tra l’arrivo del volo e lo sbarco dei bagagli è il momento chiave. Il messaggio però non deve essere allarmistico. In Italia il rischio è molto basso; per gli hub europei con voli diretti con l’Africa il rischio potenziale c’è”. A preoccupare anche il fatto che i sintomi possono manifestarsi a distanza di parecchie settimane dalla puntura dell’insetto vettore. Per Bassetti comunque “quando ci sono febbri che non si comprendono bene, anche se non si è fatto un viaggio in una zona dove la malaria è endemica, fare un esame in più fa parte della capacità diagnostica”.Questo articolo Malaria a Francoforte, Matteo Bassetti: “Le insidie tra stiva e bagagli” proviene da LaPresse