Licenziata perché era al mare, ma l’operaia vince due volte in tribunale: «Assisteva la madre a casa: perché era in spiaggia»

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Quel pomeriggio in cui è stata scoperta in spiaggia non era una fuga dal permesso ottenuto per assistere la madre disabile, ma una breve pausa per tirare il fiato. Lo ha confermato anche la Corte d’Appello di Bologna, che ha dato definitivamente ragione a Cristina Olivi, l’operaia 57enne di Cesena licenziata dopo essere stata pedinata da un investigatore privato assoldato dalla ditta per cui lavorava. Come racconta Vincenzo Brunelli sul Corriere della Sera, i giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Forlì, che aveva già ordinato la reintegra sul posto di lavoro e un indennizzo di 12 mensilità, circa 31mila euro, oltre alle spese legali.Perché l’operaia era stata licenziataLa donna, assunta con un contratto di carrellista a tempo indeterminato, era stata licenziata il 13 ottobre 2023 al termine di una contestazione disciplinare nata da una relazione investigativa interna. Nell’estate dello stesso anno aveva ottenuto dall’azienda un congedo straordinario per assistere la madre disabile e convivente, le cui condizioni si erano aggravate. Gli investigatori incaricati dalla ditta avevano però documentato la sua presenza in uno stabilimento balneare di Cesenatico per alcune ore, in diverse giornate. Convinta che il provvedimento fosse ingiusto e sproporzionato, Olivi si è rivolta a un legale e ha avviato una causa di lavoro.Cosa aveva stabilito il giudice di primo gradoA darle ragione, in un primo momento, era stata la giudice Agnese Cicchetti del Tribunale civile di Forlì, che ha accolto il ricorso presentato dalle avvocate Michela Bravi e Velca Artusi. Secondo la sentenza, in quelle ore al mare la donna si era limitata a «recuperare un po’ di energie», lasciando il fratello a occuparsi della madre, mentre per tutto il resto del tempo restava a piena disposizione della genitrice. Dagli atti del processo è emerso che si trattava di un paio d’ore, in tre giornate diverse, trascorse con il compagno non convivente per «tirare un po’ il fiato». Erano stati gli stessi investigatori aziendali, del resto, a mettere nero su bianco che la donna accompagnava regolarmente la madre dal medico, in farmacia, a fare la spesa, e che la si vedeva spesso portarla a passeggiare in giardino e nei dintorni di casa.Le testimonianze dei parenti e vicini di casaAnche in appello le testimonianze hanno confermato questa versione. Fratello, sorella e vicini di casa hanno raccontato concordemente la dedizione quotidiana di Olivi verso la madre. «Mia sorella assiste mia mamma in tutte le cure necessarie, ha la demenza senile. Si dà il cambio con mio fratello», ha dichiarato in aula la sorella, aggiungendo che «non abbiamo una badante perché mia sorella e mio fratello si alternano». Sulla base di queste prove, la Corte d’Appello di Bologna ha respinto il ricorso della ditta, condannandola anche a 7mila euro di spese legali. Perché ha deciso di non tornare al lavoro in quella aziendaNonostante la doppia vittoria giudiziaria, Olivi ha scelto comunque di non tornare all’azienda di Gambettola. «Ho optato per l’indennità sostitutiva anche perché poco dopo il licenziamento ho trovato un altro lavoro e oggi riesco a prendermi cura di mia madre», ha spiegato al Corriere di Bologna. E ha aggiunto: «Il giudice con la sua sentenza ha disposto il reintegro, ma con le premesse che si erano create, ovvero la mancanza di fiducia a prescindere resa eloquente dal fatto che l’azienda aveva assunto un investigatore privato, ho rifiutato di tornare al mio posto».Foto di sonlandras da PixabayL'articolo Licenziata perché era al mare, ma l’operaia vince due volte in tribunale: «Assisteva la madre a casa: perché era in spiaggia» proviene da Open.