Viva Mentana che denuncia la faziosità di La7

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C’è in giro una cert’aria, quasi un vento di pentimenti. In America la milionaria Alexandra Ocasio-Cortez, con la X, proclama, lei, che il woke fa schifo e comunque è moro, lei che ci ha costruito su la sua effimera fortuna, e si scatena un effetto domino più sfacciato dell’8 settembre di regimesca memoria: manca poco che i comunisti, i wokisti più fanatici e violenti non ti inseguano per la strada dandoti del fascista opportunista e “dov’eri tu quando noi difendevamo il mondo dai danni del woke?”. Tipo Peppone in Senato che si ridestava di soprassalto e partiva con gli ululati.Dov’eravamo? A combattere davvero i comunisti wokisti, in 4 gatti. E adesso tutti si superano a destra e sinistra al grido “Io? Mai stato woke, anzi lo soffrivo”, una sciocca opportunista scopre che “il woke è di destra” e rilancia la lotta di popolo che è un sempreverde evocativo. Proprio adesso che io, maschio 62enne, avevo deciso di avere un figlio, pur in menopausa. Vatti a fidare dei “contrordine, compagni!”.L’aria di pentimenti non risparmia le cose nostre. Enrico Mentana va a Cortina e prima dice che la sinistra, ossia il partito comunista, non ha uno straccio di prospettiva, di progetto da qui ai prossimi 50 anni, in pratica dandogli dei mentecatti, poi rincara e dice che “O La7 diventa qualcosa che possono vedere tutti o penso che posso pure fare altro” (qui il video). E tutti: per forza, ha in caldo le alternative per tornare a Mediaset o dirigere “la CNN italiana” sulle ceneri di Repubblica.Ma non sono le dietrologie su Mentana che contano, quello che importa è che lui denuda il re e toglie il velo su una manfrina che tutti vedevano, capivano ma, ancora una volta, guai a dirlo, si passava per balordi, servi “delle destre” o, nella migliore delle ipotesi, balenghi, visionari con le allucinazioni. Chicco lascia pochi dubbi, pochi spiragli: da direttore di lungo corso non se la sente più, si vede, di fare il pesce in barile, di tacere, già a Dogliani due mesi prima aveva ammesso che “un elettore del centrodestra guardando La7 non può sentirsi a casa”.Ma non era questione di sentirsi nel conforto di una rete amica, condiscendente, era che La7 sta oltre il parossismo militante, oltre lo sprezzo di qualsiasi deontologia, ai confini del comico, sia pure quel comico o ridicolo che alla lunga indigna, fa incazzare. Giusto il capo delle news, Andrea Salerno, poteva dire senza tremare che “A La7 siamo liberi e diamo fastidio a tutti”. Sì, liberi, liberissimi di sintonizzarsi sul Pd. Come se i telespettatori fossero ebeti integrali, come non si accorgessero della propaganda forsennata di tutti i programmi e tutti i conduttori! Cairo rende il Corriere sempre più simile a un rotocalco rosa e dirotta l’impegno militante sulla televisione.Mentana a fine anno sarà libero, lui sì, di andarsene, in scadenza di contratto, risolvendo una certa qual insofferenza professionale, di serietà: si può essere di parte, tutti i giornalisti di potere lo sono, le “schiene dritte” si devono per lo più ai colpi della strega, ai troppi inchini, ma insomma con un minimo di stile, di ritegno! Diceva Salerno in quella intervista: no, noi facciamo solo le domande. Ma per favore! Quali domande, poi? Quelle di Lilli Gruber a Vannacci, “che farebbe con un figlio gay?”, “Lei tradisce sua moglie rumena?”. A La7 la vergogna è poco praticata e ci son di quelli, come il piddino organico Zoro, che vanno oltre, la trasformano in improntitudine, si credono simpatici a fare i ribaldi, chiamano la loro trasmissione “Propaganda Live” come per dire: embé? Avete qualcosa da ridire?La7 è come Rai 3, si ama dire. No, è oltre, è come una intera rete modellata sullo stile di Report e adesso Report è cascato in disgrazia trascinandosi il dominus, il Sigfrido dalle ottantamila chat e dalle mille code. O magari il contrario, ma il risultato non cambia: c’è vento di pentimenti a sinistra, falsi ma urgenti perché s’intravvedono elezioni all’orizzonte e non si sa quando possono arrivare; e, come dice Mentana, spietato, il partito comunista non ha uno straccio di idea, di programma, di strategia, arrivano a scipparsi i ripensamenti sul woke, la storiella di Conte sull’amico di Boston che nel suo integralismo idiota lo scuote, lo fa riflettere, è patetica come un racconto cazzaro di Manuel Fantoni o di padre Spinetti, entrambi personaggi di Verdone. Nella disperazione dei siti gay che sul woke crescono i loro strepiti e nella freddezza del Pd la cui segretaria non ha gli strumenti culturali, intellettuali per fiutare il vento che cambia. Psicodrammi grotteschi sui quali Mentana infierisce a buon diritto.Quanto a dire che il woke non è una faccenda di statuette o di balordaggini fra il delirante e il criminale, è una nube, una fede, una religione che da decenni intossica e invade tutto dalla finanza all’energia alla comunicazione. Quindi mollarlo ha il sapore di una autentica rivoluzione, troppo impegnativa per riuscire davvero. In fondo, le paracule come Alexandra stanno solo invitando a maggiore scaltrezza, con cui reinventare un woke più ambiguo ma pervasivo.Sapendo che una religione non cresce in un giorno ma neanche in un giorno muore, entra nel sangue e negli affari, diventa egemonia, dunque potere, si può, si deve aggiornare, ma non abbandonare. A Grosseto, bischera provincia comunista, il Pd ha adottato dei cessi poliformi riservati a sirene, alieni, robot, perfino a Batman. Nel segno dell’inclusione più inutile perché se tutti possono andare nello stesso unico posto è inutile distinguere coi disegnini, le targhette. A La7 l’inclusione funziona al contrario, possono entrare tutti ma con l’expertise giusta. E Mentana a 71 anni s’è rotto le palle, va bene tutto, dev’essersi detto, ma invecchiare in questa mestizia propagandistica, in questa succursale nordcoreana o iraniana, anche no. Per cosa, poi?Per un partito comunista senz’arte né parte, infantilmente proiettato sul qui e ora, che non sa immaginare un mondo nuovo, che neanche si prova a immaginarlo e se proprio deve non sa che rifluire a risacche massimaliste, rigurgiti terzomondisti, a un neomarxismo sclerotico e demenziale, inzuppato di un woke dal quale non può ripulirsi? che insegue la saldatura con l’Islam di conquista da cui riceverà in cambio la testa tagliata come al galletto che si crede furbo? La sinistra comunista italiana è penosa, corre dietro ai Ranucci da candidare e annaspa nella pretesa autoreferenziale, nella vanità capricciosa, nella fuga dalla realtà, nella politica onirica, da filosofi greci ma senza dietro la risorsa schiavistica, da cui il malcreato proposito di ricavarla dai disperati “che raccolgono i pomodori”, senza preoccuparsi di fornire un contenuto sociale, una dimensione sociale alle sfaccettature di un vivere comune faticoso, penoso. Ricevere tutti, senza limiti poi alla prima difficoltà sfilarsi lasciando l’accoglienza ai preti, al clero onirico e un po’ fellone di papa Prevost.E risolvere le magre con la propaganda zero o mille dei suoi canali, delle sue La7 organiche che per tutto hanno un colpevole, Meloni. Non è questione di “non sentirsi a casa”, è che la casa di La7 è di carte e Mentana, esaurito l’ultimo lealismo aziendalistico, non ci si sente neanche lui e non è opportunismo, non ne ha bisogno, è quell’esigenza di dignità che solo chi ce l’ha può avvertire, gli altri, troppo drogati di servitude, non capiranno, anzi più che mai si sentiranno mistici, vittime, bonzi dell’imperatore.Max Del Papa, 23 agosto 2026L'articolo Viva Mentana che denuncia la faziosità di La7 proviene da Nicolaporro.it.