Suicidio assistito, Bignami (Siaarti) e le sfide per la sanità

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Da una parte c’è l’accesso al suicidio assistito, che inizia ad essere garantito a livello regionale, dall’altra il Giuramento d’Ippocrate. Chi accompagnerà in Italia il paziente in questo percorso all’interno del servizio sanitario? “Il tema è complesso. Sono convinta che sia fondamentale assicurare che chi inizia il percorso con il paziente in una situazione di fine vita e con le caratteristiche previste dalla legge, sia anche quello che lo accompagna nell’atto finale”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è la presidente della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) Elena Bignami, che analizza le sfide per la sanità pubblica nel garantire l’accesso al suicidio assistito dopo il caso di Domenico Zuccarella in Lombardia.L’importanza del percorso con il paziente e le criticitàInsomma, non si può intervenire solo nel momento finale, “ma è importante che lo specialista conosca e accompagni il paziente fin dall’inizio”, scandisce Bignami. Tra l’altro, c’è anche il tema del luogo: dove eseguire l’atto finale, “in terapia intensiva dove si cerca fino all’ultimo di salvare vite? Una gestione ‘mista’ la trovo complicata, anche perché occorre tener conto della situazione di pazienti e dei familiari. Dunque è importante che ci sia un percorso chiaro e condiviso dall’inizio alla fine, che non vuol dire solo la decisione, ma anche il momento del suicidio assistito”, aggiunge la presidente Siaarti. Spazi fisici e percorsi chiari per il suicidio assistito nella sanità pubblicaInsomma, la specialista evidenzia l’importanza “di creare spazi fisici e percorsi chiari che in qualche modo aiutino il paziente, ma anche i medici che hanno fatto il Giuramento d’Ippocrate”.  Le strutture devono  attrezzarsi con spazi ad hoc, individuando anche il personale. “Il tutto tenendo conto della carenza di anestesisti rianimatori, che in Italia è  nell’ordine di migliaia di specialisti”, ricorda Bignami. “Non dimentichiamo che si tratta di momenti delicatissimi, in cui anche solo una parola sbagliata fa la differenza: insomma chi inizia un percorso di questo tipo con il paziente, deve essere presente fino alla fine”, conclude.Questo articolo Suicidio assistito, Bignami (Siaarti) e le sfide per la sanità proviene da LaPresse