Bruciare il sistema o farsi svuotare le tasche? La sinistra radicale francese ha deciso di calare la maschera. Durante le università d’estate del movimento La France Insoumise, due deputati del gruppo di Mélenchon, hanno lanciato la loro quotidiana crociata: tassare senza pietà i miliardari, trattandoli come parassiti della società.A guidare l’odio sociale contro i “ricchi” sono state Mathilde Panot e Manon Aubry, due delle figure più in vista del movimento, che hanno rilanciato una ricetta ormai ben nota: sempre più tasse sui grandi patrimoni, sempre meno spazio per chi possiede ricchezze considerate eccessive.Ma Manon Aubry ha fatto persino un passo oltre. Tassare i ricchi, secondo l’eurodeputata, non sarebbe più sufficiente: bisogna arrivare addirittura a “vietare i miliardari”, trasformandoli di fatto in una categoria da estirpare. Un’autentica “piaga”, secondo la retorica mélenchoniana, accusata di controllare i media, accumulare potere e contribuire alla devastazione del pianeta.Una visione del mondo piuttosto semplice: chi è molto ricco è sospetto, chi è miliardario è praticamente colpevole. Peccato che, quando si passa dalla predica alla pratica, qualche domanda sorga spontanea. Manon Aubry predica austerità, redistribuzione e lotta ai privilegi, ma quest’estate è stata fotografata a bordo di un veliero. Nulla di illegale, naturalmente. Ma la scena stride parecchio con la retorica di chi descrive le grandi fortune come una piaga sociale e invoca persino il divieto dei miliardari. Insomma, per la sinistra radicale francese il problema non sembra essere tanto il lusso in sé, quanto chi può permetterselo.Anche Mathilde Panot non ha risparmiato le bordate. «La maggior parte dei ricchi non meritava di essere miliardaria; ha semplicemente avuto il merito di nascere con la camicia, e la stragrande maggioranza sono super-eredi», ha dichiarato la deputata della Val-de-Marne.Poi l’affondo morale: «Non è moralmente accettabile, in una società in cui, ad esempio, nel 2025 sono morte 960 persone per strada, tra cui un bambino di 11 giorni (…), che alcuni si ingozzino come i 500 più ricchi, che hanno raddoppiato le loro fortune nei 10 anni della presidenza Macron, mentre altri sono gettati nella miseria più nera».Un ragionamento costruito sulla contrapposizione più elementare possibile: da una parte i poveri, dall’altra i ricchi; da una parte le vittime, dall’altra i “parassiti”. E la soluzione? Colpire fiscalmente chi ha accumulato patrimoni, fino ad arrivare — nelle versioni più radicali — a mettere in discussione persino il diritto stesso di esistere come miliardario.E qui arriva forse il punto più radicale della sua proposta fiscale: oltre i 12 milioni di euro di eredità, lo Stato prenderebbe tutto. Non si tratta quindi semplicemente di aumentare le aliquote sui grandi patrimoni, ma di fissare un tetto massimo all’eredità: tutto ciò che eccede quella soglia verrebbe integralmente prelevato e redistribuitoIl messaggio politico, dunque, è piuttosto chiaro: se Mélenchon dovesse mai arrivare all’Eliseo, per i grandi patrimoni potrebbe iniziare una vera e propria guerra fiscale. Una guerra combattuta in nome dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della lotta alla povertà. Ma con una curiosa eccezione: sembra che, quando a godersi una barca è chi predica contro i privilegi, la rivoluzione possa tranquillamente aspettare in porto.Cristina de Palma, 28 agosto 2026L'articolo Prima tassarli, poi vietarli: la crociata della sinistra contro i ricchi proviene da Nicolaporro.it.