Hanno ammesso di aver ricevuto il mandato per collocare l’ordigno davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, ma hanno sostenuto di aver avuto rapporti esclusivamente con Gomes Clesio Tavares, dichiarando di non conoscere né Valter Lavitola né lo stesso conduttore di Report. È la linea difensiva emersa durante gli interrogatori, durati oltre dieci ore, nel carcere di Rebibbia, dove due dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato dell’ottobre 2025 sono stati ascoltati dai magistrati della Procura di Roma. “I nostri assistiti hanno risposto a tutte le domande del pubblico ministero e hanno chiarito i rapporti con Tavares”, ha spiegato all’uscita dal penitenziario l’avvocato Generoso Pagliarulo, difensore insieme al collega Antonio Falconieri di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello. Secondo il penalista, gli interrogatori hanno cristallizzato la versione difensiva, pur nella consapevolezza che saranno necessari riscontri investigativi. La dichiarazione più rilevante riguarda proprio la catena dei rapporti: “I nostri assistiti hanno confermato, come da ordinanza di custodia cautelare, di avere avuto il mandato per l’attentato e rapporti solo con Gomes Tavares e che non conoscevano né Valter Lavitola né Sigfrido Ranucci”. Una ricostruzione che, sebbene non escluda le accuse di strage, detenzione di esplosivo e danneggiamento, delimita – secondo la difesa – il cosiddetto ‘perimetro del mandato’, cioè il solo posizionamento dell’ordigno davanti alla casa del giornalista a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia. Pagliarulo ha ribadito anche la richiesta di un alleggerimento della misura cautelare. “Non dovrebbero stare in carcere a prescindere. Gli arresti domiciliari non sono la libertà, ma una cautela più congrua”, ha affermato, sostenendo che l’aggravante mafiosa contestata dalla Procura non sussisterebbe. Venerdì i legali depositeranno un’istanza al giudice per le indagini preliminari chiedendo la sostituzione della custodia in carcere con i domiciliari. L’avvocato ha inoltre precisato che durante gli interrogatori “non sono state fatte domande su Ranucci”, sottolineando come il giornalista sia, allo stato degli atti, esclusivamente la parte offesa. “Loro non lo conoscono e questo lo leggerete nel verbale”, ha aggiunto, spiegando che gli indagati si sono limitati a ricostruire i rapporti con Tavares e le modalità con cui avrebbero ricevuto l’incarico. Mentre a Rebibbia si concludeva la lunga giornata di interrogatori, Gomes Clesio Tavares rompeva il silenzio con un’intervista esclusiva al Tg1 delle 20. Il factotum di Valter Lavitola, anch’egli indagato nell’inchiesta, ha respinto l’ipotesi della sua latitanza: “Ufficialmente non mi sto nascondendo, soprattutto non sono latitante. Se volessi esserlo andrei in Russia, dove ho qualcuno che mi può accogliere”. Tavares ha poi rivolto un messaggio diretto a Lavitola: “Fatti forza ed esci dalla galera”. Nell’intervista ha confermato di conoscere alcuni degli arrestati – “Non ho mai negato di conoscere qualcuno tra di loro” – ma ha escluso qualsiasi rapporto con Ranucci. Commentando una fotografia che lo ritrae insieme al giornalista, ha dichiarato: “Non l’ho mai conosciuto, se l’ho incontrato sarà stato a Cefalù”. Infine ha annunciato il proprio rientro in Italia: “Con il mio legale stiamo decidendo la data. Non è oggi, non è domani, ma tornerò a breve”. Ora la Procura riscontrerà le dichiarazioni dei due, mentre la decisione sull’eventuale attenuazione della misura cautelare spetterà al Gip nei prossimi giorni. Questo articolo Attentato Ranucci, difesa esecutori: “Hanno risposto alle domande pm” proviene da LaPresse