Ecco perché Elly non viene a Milano: la città è solo una pedina del risiko

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Guardiamo il dito, non la luna. Il problema non è che Elly Schlein non ci sarà alla festa dell’Unità – che comunque è un precedente non di poco conto. Il tema vero è perché Elly Schlein non ci sarà alla festa dell’Unità. E che cosa vuol dire questa assenza. Partiamo dal fondo: questa assenza è la certificazione che Milano, per motivi contingenti, non gode più di nessun tipo di autonomia politica. Il laboratorio Milano, la specificità milanese che riverberava in ogni sua istituzione (ad esempio, la Camera del Lavoro), non esiste più.Comunali e politiche insieme: decide chi fa le listeA dare il colpo finale è la probabile coincidenza delle elezioni amministrative con quelle politiche. Dal 1996 ad oggi, quindi negli ultimi 30 anni, solo una volta si votò lo stesso giorno (nel 2001), e solo due volte nello stesso anno (oltre al 2001, nel 2006). Perché questo dato è importante? Perché la coincidenza delle due scadenze sottopone e soggioga ogni scelta alla composizione delle liste elettorali, che sono una prerogativa da sempre del vertice del Partito Democratico. Con la nuova legge elettorale – altra contingenza di questo anno di disgrazia 2026 – questa prerogativa diventa ancora più assoluta e con meno contrappesi dovuti ai re delle preferenze.Il potere assoluto della segretariaE ancora: l’assenza assoluta di una maggioranza all’interno del Partito Democratico (Elly Schlein ha pochi fedelissimi, ma di certo non una corrente) determina anche l’assenza assoluta di una minoranza interna al Pd: dunque non ci sono posti “assegnati” per via correntizia. Bene, correnti cancro del partito! Ma così conta solo la volontà della segretaria, che ha un potere praticamente assoluto. Se Elly decide che Milano è parte della partita nazionale, non esiste che sui territori si possa fare una battaglia autonomista per l’unico e semplice motivo che tutti dipendono da quelle liste di candidatura a Roma a cui aspirano in molti, sia tra quelli che stimano la segretaria che tra quelli che viceversa la detestano ma che ci vogliono tornare.Prima di tutto il QuirinaleE sì: Elly ha deciso che la partita milanese è subordinata a quella nazionale perché l’obiettivo numero uno è provare a conquistare la maggioranza parlamentare. Il ragionamento è anche al di là della sua vicenda personale: perdere questa volta vuol dire consentire al centrodestra di centrare l’unico obiettivo che davvero conta per i prossimi sette anni, ovvero l’elezione del Presidente della Repubblica. Ogni altro ragionamento, specificità territoriale, laboratorio, è subordinato a questo obiettivo. Tutto può essere sacrificato, tranne quella maggioranza parlamentare, che deve peraltro essere rigida, inquadrata, fedelissima. Stesso identico discorso vale per Giorgia Meloni (e infatti pure il centrodestra è incartato sul nome – che dicono verrà sciolto a breve, ma si fa fatica a crederlo). Il centralismo regna sovrano, a destra e a sinistra.Coalizione a geometria unica: il nodo CalabresiIl problema è che a differenza della Meloni la Schlein ha da capire la questione delle primarie e della coalizione che darà battaglia alle prossime elezioni. Da questa coalizione – non è un segreto – Schlein vorrebbe escludere Azione. Matteo Renzi, che come al solito è sveglissimo ha tenuto una posizione affiancata alla segretaria perché sa che alla fine è lei che darà le carte, ora della fine della partita pre-elettorale. La tesi di Schlein è che la geometria deve essere identica, a livello nazionale e a livello locale. Quindi, se Azione non c’è a Roma, non ci può essere a Milano. Dunque, la freddezza per Calabresi che – sembra un paradosso, un marziano piovuto qui non lo capirebbe mai – allargherebbe per sua stessa natura il campo. C’è dell’altro: Milano, così come tutte le altre città, possono diventare pedine di scambio in questo grande gioco con Giuseppe Conte. Sistemi di pesi e contrappesi. Risiko dei carrarmatini gialli e rossi.E’ tutto molto logico, visto da Roma. E’ tutto molto triste, visto da Milano. Ad oggi non pare ci sia una via d’uscita: si attenderà, e poi ancora e ancora e ancora. C’è chi alla fine della Festa dell’Unità prenderà il pullman del partito per andare ad ascoltare Elly che è impegnata nella sua battaglia. Importante, ma che finirà per demolire quel poco che era rimasto dell’orgoglio autonomista di una città che era un piccolo miracolo: europea, internazionale, ma anche ferocissima nel determinare autonomamente il proprio destino.L'articolo Ecco perché Elly non viene a Milano: la città è solo una pedina del risiko proviene da Nicolaporro.it.