Caldo estremo aumenta i rischi di ricovero per insufficienza cardiaca

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Caldo e freddo estremi possono aumentare il rischio di ricovero per insufficienza cardiaca. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology e presentato al Congresso della European Society of Cardiology 2026 (Esc) in corso a Monaco. La ricerca, condotta in Svezia, mostra come gli stress ambientali legati alle temperature possano contribuire a un improvviso peggioramento della malattia e richiedano una risposta tempestiva da parte dei sistemi sanitari. Ed è particolarmente interessante nei giorni della quinta ondata di calore nel nostro Paese.La ricerca sugli effetti del caldoI ricercatori hanno analizzato 482mila ricoveri per insufficienza cardiaca tra il 2006 e il 2021. Le ondate di calore sono state definite sulla base di temperature superiori o uguali al 95° percentile tra aprile e settembre. Quelle di freddo sono state definite come almeno due giorni consecutivi con temperature giornaliere inferiori o uguali al quinto percentile nel periodo tra ottobre e marzo.Per le temperature più elevate l’aumento del rischio di insufficienza cardiaca si è verificato entro i tre giorni successivi all’esposizione. Anche il freddo ha comportato dei problemi, però nei 2-6 giorni successivi.Colmare una lacuna nella ricerca“Per quanto ne sappiamo, nessuno studio precedente ha esaminato le associazioni a breve termine tra eventi di temperatura estrema, come ondate di freddo e ondate di calore, o temperature ambientali continuamente non ottimali e i ricoveri per insufficienza cardiaca in una popolazione nordica”, ha detto Wenli Ni, prima autrice dello studio e ricercatrice presso il Center for Climate, Health, and the Global Environment della Harvard T.H. Chan School of Public Health.“Questo rappresenta una lacuna critica nelle conoscenze, considerando che aree ad alta latitudine come la Svezia sono caratterizzate da una frequente esposizione al freddo e, allo stesso tempo, stanno affrontando una vulnerabilità emergente al caldo”, ha aggiunto.Migliorare la risposta a caldo e freddoSecondo gli autori il diverso momento in cui si manifesta il rischio dopo l’esposizione al freddo e al caldo sottolinea la necessità di strategie di gestione calibrate sui tempi. In particolare, dopo gli allarmi per il freddo sarebbe importante monitorare i pazienti nei giorni successivi, mentre durante le ondate di calore servirebbero risposte più rapide.“Le prove che collegano le temperature non ottimali ai danni cardiovascolari sono ormai consistenti”, ha scritto in un editoriale Tiantian Li, vicedirettore del National Institute of Environmental Health del Chinese Center for Disease Control and Prevention di Pechino. “La missione scientifica non può più limitarsi ad accumulare ulteriori associazioni epidemiologiche: è tempo di tradurre questi dati solidi in una capacità operativa di allerta precoce”.Questo articolo Caldo estremo aumenta i rischi di ricovero per insufficienza cardiaca proviene da LaPresse