La sinistra comunista, ovvero tutta, torna appena può all’atavica tentazione, al vecchio vizio di una spocchia culturale tanto più patetica quanto più convinta. Oggi tocca al compagno diplomato Bonaccini, uno che uscito dal liceo si è coltivato alla scuola di partito che purtroppo non era già più le Frattocchie, dove li rincoglionivano con eleganza, ma una mistura letale di canne e lasagne, tra massimalismo di risacca e riflusso nel privato, ridefinizione dell’impegno e fuga nell’ironia acida dei perdenti, paccottiglia paleomaoista dei wu ming, evanescente e evaporato collettivo d’imbrattacarte bolognesi groupie di Cesare Battisti, e figurine del Veltroni, luogocomunismo pseudonarativo dei cannibali e comicità straziante di Lucianina (ricordare sempre la distinzione di Shaw tra umorismo e comicità).Il sussiego della triade Faber Gaber Guccio, non un granché neanche loro, robetta da liceali intorpiditi, e gli epigoni trapper alla Ghali o Elodie, l’impegno alle vongole di Saviano e il disimpegno alla vaccinara di Zoro, uno col fisico da apparatchik, il carrierismo illuminato e il grande equivoco della “informazione di qualità” alternata ai porci con e senza ali, Report e pornazzi, Sigfrido e Siffredi. Un milieu che ha lasciato in eredità la militanza sardinista di Lella Schlein, una che quanto a superfuffole se la batte con l’amica del cuore Chiara Valerio che se infila nei deliri la citazione colta, “ascolto Marta Argerich”, pare colta dal pero, buttata là per volgarissimo esibizionismo classista.Difficilmente un comunista ha il senso dell’umorismo, nel suo ostentato disprezzo per il porcile fuori dalla koinè indulge volentieri alla greppia: se sulle svolazzanti accuse di pureio, il metoo alle cozze attribuito a Ranucci, mi concedo un commentino tutto sommato innocente, “Ma che bell’ambientino, Report”, piovono pietre in forma di bot dalle risposte più scontatamente triviali: ah invidioso, tu la fica te la sogni.Questo complesso dei migliori, degli studiati, come dice in modo ridicolo la Marianna Aprile che sa di statistica, si deve a un trucco da imbonitori di Gramsci, continuato in discendenza da Togliatti a Berlinguer: siccome non sono granché, convinciamoli del contrario, rendiamoli fanatici. E l’armamentario era la pessima letteratura di Einaudi e Feltrinelli, erano le mitologie fumose e letali dei Toni Negri e di quanti, furbescamente, risucchiavano senza dirlo pensatori tedeschi degli anni ‘20, o altrimenti esotici, in una sorta di intelligenza artificiale ante litteram, erano le suggestioni fricantò che buttavano in mezzo Guevara, Libretto Rosso, Sendero Luminoso, illuminazioni castriste, femminismo clitorideo, terzomondismo evocativo, i deliri del professor Oliva, “bombe, compagni, bombe!”, Ho Chi Min, Eldridge Cleaver, gli strutturalisti, i “post”, Foucault, e un parterre infinito anche perché continuamente arricchito, sostituito, un enorme casino di suggestioni, di mode, di fogge pseudoculturali indossate e dismesse stagione dopo stagione.Adesso è rimasto solo il fanatismo, quasi un meccanismo di proiezione: io non so niente ma quello ne sa meno di me. Ed è rimasta la supponenza di chi non può permettersela. Il comunista, culturalmente parlando, è uno allevato a pippe & pippponi, seghe a fumetti e seghe a inchieste; parafrasando Giovannino Guareschi, se un comunista lo aggioghi all’aratro culturale di un bue, se la sa cavare onorevolmente pur non avendo la forza e l’agilità del bue. Tutti, pure le femen. Soprattutto queste.E il diplomato Bonaccini però è compagno di granitiche e granulose certezze. “Il voto al primo e al secondo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci è il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e di chi sta peggio economicamente”. Mo vacaghèr. Ecco puntuale il disprezzo leninista per le masse, utili solo come idioti, carne da cannone elettorale. Per i comunisti, tutti non hanno studiato tranne loro che hanno studiato meno di tutti. Poi si stupiscono se la gente li manda a cuocere le salamelle, quest’anno alle feste dell’Unità -10% di presenze. Cosa dice il compagno da Politburo per ingraziarsi l’elettore? Gli dice sei poveraccio, vivi in tuguri di merda nelle periferie di merda, sei analfabeta, eleggi di conseguenza, insomma ci fai pena, però sei tenuto a votarci.Gli fanno notare la tragica dèbacle e allora lui, da perfetto comunista, passa all’autocritica: dove avete sbagliato, compagni? Mi avete frainteso, forse perché avete la licenza media, a differenza di me che sono diplomato. “Hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo che faccio qui… Io dicevo che negli ultimi 10 anni in Occidente ogni volta che si è votato e ha vinto la destra”, il voto è stato “maggioritario tra chi sta peggio economicamente, questo è accaduto, scorporando il voto. Guardate che ci sono le analisi, gli studi, il che non vuol dire che non ci siano pluri-laureati che votano la Lega, Fratelli d’Italia, Vannacci, eccetera, ma io l’ho detto come problema per la sinistra, perché la sinistra, che ha perso spesso le elezioni in tanti Paesi europei o negli Stati Uniti o quando ci fu il voto della Brexit, dovrebbe saper rappresentare di più e meglio coloro che sono magari più in difficoltà economicamente o che nella vita hanno avuto meno opportunità per avere titoli di studio più elevati. Ed è per dire che serve una sinistra più popolare”.Morivacaghèr. Ma quale scorporare il voto, questo è scorporare il cervello, è scorporare in campagna. Elettorale. Bonaccini al liceo non ha approfondito Wittgenstein, “Tutto ciò che può essere detto si può dire in modo del tutto chiaro; e su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”. Ennesima bottigliata sui maroni degna di Tafazzi, ma che puoi aspettarti da un comunista emiliano? Uscendo dal caso particolare, un caso grave ma non serio, per tornare alla dimensione tipica del compagnismo generalista, quante volte ce lo siamo detti: il comunista è uno capace di tutto, uno che sposa le cause all’occorrenza più aberranti ma col sussiego di chi non tiene né vergogna né coscienza. Vanno incalzati, i comunisti, inchiodati alla loro pochezza, morale, intellettuale, culturale, vanno ridicolizzati, non gli va dato quartiere, con la crudeltà di chi può permetterselo e conosce le loro approssimazioni, le ipocrisie, le afasie, le bestialità e le cazzate monumentali. Il comunista è un tarato, ma bisogna saperglielo spiegare.Perciò, premesso tutto questo, dati causa e pretesto, non sarebbe male se l’elettore medio di destra uscisse una buona volta dalla sua comfort zone fatta di orgogliosa diffidenza per tutto ciò che è lievemente problematico, di attrazione fatale per il qualunquismo vittimistico, il pedestre e il fisiologico, lo strapaese presociale, il lamento nostalgico del bel tempo che fu, quando si stava meglio quando si stava peggio. Non ci riferiamo al patologico, sdegnoso isolamento dell’intellettuale conservatore che non si mescola alle plebi, qui si tratta dell’uomo comune che, pur se qualunque, non può sottrarsi alla responsabilità di se stesso. Insomma c’è vita oltre Guccini ma anche oltre Sal da Vinci. Per amor proprio, per una doverosa crescita personale, per la curiosità che mantiene vivi, non certo per l’ultimo Bonaccini che passa.Max Del Papa, 28 agosto 2026L'articolo Bonaccini, quando la sinistra schifa il popolo proviene da Nicolaporro.it.