AGI - “A fine luglio sui siti nepalesi c’era scritto che le strade erano piene di fango nella zona dove poi è avvenuto il disastro e le guide locali ci avevano messo in guardia sui pericoli”. La testimonianza all’AGI di Elisa Pasino, milanese, che assieme al marito ha cambiato il programma del viaggio all’ultimo minuto decidendo di andare in Bhutan. “Noi siamo stati a Pokhara che è il punto di accesso al trekking per l’Annapurna che avevamo deciso di fare almeno in parte - racconta -. Quando abbiamo saputo delle piogge che stavano distruggendo le strade, abbiamo evitato Pokhara, che era in programma, dove è arrivata l’onda di fango ma con meno forza perché è più a valle e abbiamo modificato il viaggio scegliendo il Bhutan”.Il punto, riflette la turista, “è che quando vai in quei luoghi devi essere molto flessibile sull’itinerario e pronto a cambiarlo in ogni momento per evitare pericoli anche considerando il cambiamento climatico”. La guida locale li aveva messi in guardia: “Noi eravamo indecisi se andare nella zona al confine col Tibet oppure andare in Bhuthan. Abbiamo fatto una call a tre con la guida locale e abbiamo deciso di andare lì”. La coppia di turisti italiani ha iniziato ad avere i primi dubbi sul percorso programmato già intorno alla metà di luglio dopo avere letto sul sito ‘Nepal360’ di un’allerta meteo per forti monsoni. “Il 13 luglio sull’Himalaya Times abbiamo letto che la pioggia stava scatenando crolli e inondazioni a Makwanpur e Chitwan, costringendo le autorità a sospendere il traffico in alcune strade. Inoltre i viaggiatori venivano esortati a evitare spostamenti inutili, a utilizzare percorsi alternativi e a rimanere vigili fino a quando le condizioni non sarebbero migliorate. Quando ho sentito la notizia dell’alluvione non sono rimasta sorpresa anche se l’entità di quello che è successo era inimmaginabile”.