Il valore dei piccoli Stati secondo papa Leone XIV

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Nel suo discorso alle autorità e alla società civile sammarinesi (22 agosto 2026), il Santo Padre Leone XIV, richiamando la sua visita nel Principato di Monaco, ha sottolineato il «valore peculiare di uno Stato piccolo “a misura d’uomo”, in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall’ispirazione cristiana».Con riferimento alla più antica Repubblica del mondo ha messo in rilievo quella che può assumersi come una sua vera e propria missione: essere un “laboratorio” di buona politica, specializzato nella “cura dell’umano”. E, soffermandosi sul motto Libertas, ha mostrato come, in primis nel contesto della storia del popolo e dello Stato sammarinesi, questa parola esprima non soltanto «l’aspirazione ad autodeterminarsi, a non dipendere da altre autorità politiche», pure l’«impegno mai venuto meno di una partecipazione attiva e positiva alla costruzione della pace».Mentre, nel suo precedente viaggio apostolico nel Principato di Monaco (28 marzo 2026) aveva invitato i monegaschi a fare della propria Città-Stato un «laboratorio di solidarietà, una finestra di speranza», a partire dalla “vocazione” della loro terra all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale. Rimarcando che «ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perché la vita di tutti sia migliore».Senza trascurare le criticità (e le sfide) poste da questi, e dagli altri, micro Stati, che hanno nel sistema delle Nazioni Unite un banco di prova, si è inteso qui notare come in entrambi i casi – muovendo dalle rispettive, specifiche, eredità anche spirituali – papa Leone XIV abbia messo in risalto “il dono della piccolezza”.Intervistata da insider.sm, testata sammarinese, suor Maria Gloria Riva, delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento, che vive da più da dieci anni nella Repubblica di San Marino, ha notato come i piccoli Stati siano «realtà che hanno la possibilità di mantenere vive tradizioni antiche e di custodire quelle radici che, in un mondo sempre più globalizzato, rischiano invece di andare perdute (…) significa anche tutela delle minoranze (…) riconoscere uno spazio a tutti e difendere il valore della multiculturalità». Sempre suor Gloria Riva nella sua meditazione proposta durante il Giubileo della Santa Sede (9 giugno 2025), presente il Pontefice, aveva già messo a fuoco il loro valore prezioso, affermando che essi tengono saldo “il filo della speranza”. Vale più di una conclusione, anche e soprattutto con riguardo ai piccoli Stati, la spiegazione di quest’ultima citazione offerta dalla religiosa: il «termine biblico che indica la parola speranza: “tikva” (תִּקְוָה) (…) ha come radice la parola kav e cioè “corda” o, appunto, “filo”. Kav suppone l’immagine di una corda, non floscia, ma tesa tra due poli. Pertanto, nell’ebraico biblico, ha speranza l’uomo (e, quindi lo Stato) che, radicato nel suo passato è capace di lanciarsi verso il futuro vivendo il presente in tensione».