In Italia gestire un conto corrente costa più di dieci anni fa. Ad oggi il costo medio annuo risulta salito del 23%, da 82,2 euro a 101,1 euro. L’aumento è pari a 18,9 euro per conto. I dati descrivono anche la crescita dei depositi bancari delle famiglie, che nel 2026 sfiorano quota 1.163 miliardi di euro. Il quadro varia però molto da una zona all’altra del Paese.Il dato riguarda la spesa media sostenuta per la gestione del conto e comprende sia i costi fissi sia quelli che cambiano in base alle operazioni effettuate. La parte che aumenta di più è quella delle spese variabili. Bonifici, pagamenti, prelievi e altre operazioni legate all’uso del conto hanno registrato una crescita del 34,2% in dieci anni. In media, questa voce è passata da 26,6 euro a 35,7 euro. Dentro le spese variabili, le sole «spese per disposizioni» sono cresciute del 62,6%. Si tratta delle somme richieste per le disposizioni e le operazioni eseguite attraverso il conto, una voce che ha avuto un aumento più alto rispetto alla media generale del costo di gestione.Anche le spese fisse sono aumentate, ma a un ritmo più basso rispetto a quelle variabili. Canoni, carte e altri costi collegati alla disponibilità del conto sono saliti del 17,6% in dieci anni. La media è passata da 55,6 euro a 65,4 euro. Le spese fisse rappresentano quindi la parte più alta del costo medio totale: 65,4 euro sui 101,1 euro rilevati per la gestione annua del conto. Le voci variabili incidono per 35,7 euro, mentre dieci anni prima ammontavano in media a 26,6 euro.Nello stesso periodo in cui è cresciuto il costo dei conti correnti, è aumentato anche il valore dei depositi bancari delle famiglie. Nel 2026 il totale sfiora 1.163 miliardi di euro. Il dato non è uniforme sul territorio nazionale: tra le diverse aree d’Italia ci sono differenze molto ampie. I depositi indicano le somme che le famiglie mantengono presso le banche.L'articolo Conti correnti salati, quant’è aumentato il costo proviene da Nicolaporro.it.