Italia-Spagna: la guerra si sposta sul fronte olio

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Dopo i dossier migratori, il terreno di scontro tra Italia e Spagna si sposta su un prodotto identitario per entrambi i Paesi: l’olio d’oliva. Il titolo Deoleo ha chiuso una seduta debole alla Borsa di Madrid, dopo settimane di rialzi vertiginosi, in quella che la stampa spagnola ha già ribattezzato la «battaglia dell’olio d’oliva tra Spagna e Italia». Sul terreno si fronteggiano, su fronti opposti, l’italiana Coricelli e due società spagnole. Il gruppo Deoleo, che controlla marchi noti al consumatore italiano come Bertolli, Carapelli, Carbonell e Koipe, ha ceduto il 2% venerdì scorso a Madrid a 0,47 euro; ma il quadro resta quello di un titolo in piena euforia speculativa, con un rialzo del 43% nelle ultime cinque sedute e di circa il 160% da inizio anno.Deoleo è cresciuta comprando marchi italianiC’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più interessante per chi segue il settore agroalimentare da tempo: Deoleo non è certo nuova alle acquisizioni oltreconfine. Il gruppo iberico, nato dalla fusione tra Sos e Cuétara e poi cresciuto per linee esterne, ha costruito buona parte della propria leadership mondiale proprio incorporando marchi italiani storici. Carapelli, fondata a Montevarchi nel 1893, era finita nell’orbita di Cereol, la controllata oleiara della galassia Ferruzzi-Montedison, già negli anni Ottanta; quando all’inizio degli anni Duemila il colosso chimico-industriale italiano fu progressivamente smantellato e le sue partecipazioni cedute sul mercato, Carapelli passò di mano fino ad approdare, a metà del decennio successivo, sotto il controllo del gruppo spagnolo che sarebbe poi diventato Deoleo. Pochi anni dopo, nel 2008, fu la volta di Bertolli, ceduta da Unilever. Un pezzo non trascurabile della tradizione olearia italiana è così finito, nel tempo, in mani spagnole senza che questo scatenasse allarmi istituzionali a Roma: il mercato unico europeo veniva letto, allora, come un’opportunità di integrazione industriale, non come una minaccia da respingere per decreto.L’offerta di Coricelli e l’allarme del governo di MadridA pesare sulla quotazione odierna, secondo gli operatori, sarebbero le indiscrezioni riportate da elEconomista, secondo cui la possibilità che «Deoleo possa finire in mani italiane ha scatenato gli allarmi nel governo» di Madrid. «Secondo quanto confermato da fonti vicine all’operazione, c’è preoccupazione nel Ministero dell’Agricoltura per la possibilità che l’azienda venga acquisita dall’italiana Coricelli, che è disposta a pagare 500 milioni di euro e ha quindi superato le offerte presentate sia dalla cooperativa andalusa Dcoop che da Acesur, la società proprietaria di Coosur e La Española», scrive il quotidiano economico spagnolo.Per Madrid l’olio è un prodotto agroalimentare strategico, e Deoleo è anche un attore di primo piano nel mercato statunitense: da qui la volontà di evitare che il potere decisionale si trasferisca in Italia. Per aggirare il rischio di un veto della Moncloa, il gruppo Coricelli ha strutturato la propria offerta attraverso la holding Farmers Elite Global, domiciliata da anni a Siviglia e già proprietaria, tra le altre, di Aceites Abasa. L’azienda, guidata da Lorenzo Coricelli, ha da tempo spostato l’asse operativo dall’Italia alla Spagna e insiste sul fatto che la gestione di Deoleo non solo continuerebbe a Madrid, ma che verrebbero mantenuti tutti i posti di lavoro.Lo scudo anti-Opa e la retorica della “spagnolità”Nel settore, tuttavia, cresce il nervosismo, e c’è chi ha già chiesto al governo di attivare il cosiddetto scudo anti-Opa per garantire la “spagnolità” dell’azienda. Introdotto nel 2020, in piena pandemia, lo scudo obbliga a richiedere un’autorizzazione preventiva per gli investimenti che comportano l’assunzione di partecipazioni rilevanti o il controllo di società considerate sensibili. È lo stesso strumento che, non a caso, diversi Paesi europei – Italia compresa, con il proprio golden power – hanno affinato negli ultimi anni: la differenza, qui, è che a invocarlo sarebbe chi per primo ha beneficiato dell’apertura dei mercati altrui.Coricelli verso l’esclusivaIl quotidiano el Economista ha riportato che il gruppo Coricelli ha alzato la propria offerta per Deoleo a 500 milioni di euro, superando così sia la proposta di Dcoop, ferma a 460 milioni, sia quella di Acesur. Deoleo si è limitata a confermare, in una comunicazione alla Cnmv (la Consob spagnola), che sia CVC che Alchemy stanno valutando la cessione delle rispettive partecipazioni – pari al 50,9% e al 40,3% del capitale – senza però menzionare i potenziali acquirenti. Secondo quanto dichiarato dal gruppo, i fondi «stanno analizzando possibili alternative strategiche in relazione al loro investimento, tra cui non si esclude la possibile vendita di tutto o parte dei beni e delle attività del gruppo Deoleo». Fonti vicine all’operazione, citate da el Economista, assicurano che, salvo nuovi sviluppi, tutto lascia pensare che Coricelli possa firmare nei prossimi giorni un accordo di esclusiva per chiudere l’operazione, un’eventualità che, a Madrid, continua a far discutere più di quanto la logica di mercato suggerirebbe.Enrico Foscarini, 24 agosto 2026L'articolo Italia-Spagna: la guerra si sposta sul fronte olio proviene da Nicolaporro.it.