Pierfrancesco Favino compie 57 anni: l’amore per Anna Ferzetti e quel soprannome che lo accompagna da sempre

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Ci sono attori che il pubblico finisce per associare a un personaggio preciso e altri che sembrano fare di tutto per impedire che accada. Pierfrancesco Favino appartiene decisamente alla seconda categoria. Ha interpretato criminali, uomini politici, militari, padri, personaggi realmente esistiti e figure di fantasia, trasformando spesso non soltanto il proprio aspetto, ma anche voce, postura e gestualità. Il 24 agosto l’attore romano compie 57 anni e arriva al traguardo con una carriera che lo ha reso uno dei volti più riconoscibili del cinema italiano anche all’estero.Dietro l’interprete premiato con David di Donatello, Nastri d’Argento e Coppa Volpi, però, c’è un uomo molto più riservato di quanto suggerisca la sua popolarità. Da oltre vent’anni condivide la vita con Anna Ferzetti, è padre di Greta e Lea, conserva ancora il soprannome che gli diede suo padre da bambino e non ha mai nascosto un rapporto complesso con la propria immagine. E se c’è qualcosa che rivendica con particolare convinzione è l’importanza di essere cresciuto circondato dalle donne: un’esperienza che, racconta, gli ha insegnato a non vergognarsi delle emozioni.Pierfrancesco Favino compie 57 anni: dagli esordi al successo con “Romanzo Criminale”Nato a Roma il 24 agosto 1969 da una famiglia originaria di Candela, in provincia di Foggia, Favino si forma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e costruisce le fondamenta della propria carriera soprattutto attraverso il teatro. Prima della grande popolarità arrivano infatti anni di studio, palcoscenico e piccoli ruoli tra televisione e cinema.Il debutto televisivo risale ai primi anni Novanta, mentre nel 1995 arriva quello cinematografico con Pugili. La vera accelerazione avviene però nei primi anni Duemila. Dopo L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, il ruolo del Libanese in Romanzo Criminale di Michele Placido segna uno dei passaggi decisivi della sua carriera, imponendolo definitivamente come uno degli interpreti più interessanti della sua generazione. Da lì comincia una successione di personaggi molto diversi: Saturno contro, ACAB – All Cops Are Bastards, Rush, Il traditore, Hammamet, Padrenostro, Comandante e Adagio sono soltanto alcuni dei titoli che hanno accompagnato la sua evoluzione.Foto: Instagram @pierfrancescofavinoJessie Cave, da Hogwarts a OnlyFans: la vera magia sono stati i guadagniDa Tommaso Buscetta a Bettino Craxi: le trasformazioni di Pierfrancesco FavinoUno dei tratti distintivi del suo lavoro è proprio la capacità di scomparire dentro i personaggi. Favino non sembra accontentarsi della somiglianza esteriore e, soprattutto quando affronta figure realmente esistite, costruisce interpretazioni che passano dalla voce al corpo. Ne Il traditore di Marco Bellocchio è Tommaso Buscetta, mentre in Hammamet di Gianni Amelio diventa Bettino Craxi attraverso una trasformazione fisica impressionante. Con Padrenostro, invece, conquista la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel corso della carriera sono arrivati anche tre David di Donatello, cinque Nastri d’Argento, due Globi d’Oro e tre Ciak d’Oro.E il percorso non è rimasto confinato all’Italia. Favino ha partecipato a produzioni internazionali come Angeli e demoni, Le cronache di Narnia, Rush e alla serie Netflix Marco Polo, dove ha interpretato Niccolò Polo. Nel 2018 si è concesso persino una parentesi decisamente diversa, salendo sul palco del Festival di Sanremo accanto a Claudio Baglioni e Michelle Hunziker.Perché Pierfrancesco Favino viene chiamato “Picchio”Prima dei premi, dei red carpet e delle grandi produzioni, però, c’era semplicemente “Picchio”. È questo il soprannome che il padre gli diede quando era bambino e che ancora oggi appartiene alla dimensione più familiare dell’attore. «Picchio mi è più familiare di Pierfrancesco», aveva raccontato anni fa a Grazia. Favino avrebbe persino voluto conservarlo professionalmente, salvo rendersi conto dell’effetto poco solenne che avrebbe prodotto nei grandi classici teatrali. «Avrei voluto mantenerlo nel lavoro, ma immaginate un cartellone: Amleto, con Picchio Favino. No, non ci sta proprio», aveva scherzato.Dietro quel soprannome c’è anche il ricordo del padre, figura fondamentale nella sua formazione. Favino lo ha descritto come un uomo molto formale, appartenente a una generazione poco abituata a mostrare apertamente l’affetto, ma allo stesso tempo dotato di una sensibilità profonda. Era proprio suo padre, ha ricordato l’attore, quello che finiva per commuoversi maggiormente davanti a un film, salvo poi quasi vergognarsene.Pierfrancesco Favino e le donne: «Non ho vergogna delle emozioni»Quella sensibilità è diventata negli anni anche uno degli aspetti sui quali Favino ha riflettuto maggiormente. In un’intervista radiofonica a 5 in Condotta, l’attore ha raccontato quanto abbia inciso sulla sua personalità essere cresciuto e aver vissuto circondato soprattutto da figure femminili. «Sono cresciuto e ho vissuto tra le donne. Questo mi ha abituato a non aver paura delle mie emozioni», ha spiegato. Una formazione emotiva che gli avrebbe permesso di allontanarsi dall’idea che un uomo debba necessariamente nascondere fragilità e sentimenti.«Non mi ha fatto aver vergogna delle emozioni», ha aggiunto. Un principio che sembra dialogare anche con il suo modo di recitare, spesso costruito proprio sulla ricerca delle contraddizioni e delle vulnerabilità dei personaggi, anche quando sullo schermo interpreta uomini apparentemente durissimi.Foto: Instagram @pierfrancescofavinoBeatrice Valli, paura per la figlia Matilde: cade dalle scale e finisce in ospedalePierfrancesco Favino e Anna Ferzetti, un amore lungo oltre vent’anniNella vita privata, la presenza centrale è invece quella di Anna Ferzetti, attrice e compagna di Favino dal 2003. Una relazione che dura da oltre vent’anni e dalla quale sono nate due figlie: Greta, nel 2007, e Lea, nel 2013. I due hanno sempre mantenuto un atteggiamento molto riservato nei confronti della famiglia, evitando di trasformare la relazione in un elemento costante della propria esposizione pubblica. Entrambi appartengono allo stesso ambiente professionale, ma hanno cercato di preservare un confine tra il lavoro e ciò che accade lontano dalle telecamere.La famiglia rimane così una delle parti meno esposte della vita di Favino, nonostante la notorietà internazionale raggiunta dall’attore. Una scelta coerente con un personaggio pubblico che, pur concedendosi nelle interviste, raramente alimenta il racconto della propria quotidianità attraverso il gossip.Pierfrancesco Favino e il rapporto con il suo aspetto: «Fisicamente non mi piaccio»Curiosamente, uno degli uomini più fotografati del cinema italiano ha ammesso di avere avuto a lungo un rapporto tutt’altro che semplice con la propria immagine. Favino ha raccontato di non piacersi particolarmente dal punto di vista fisico e di aver dovuto imparare ad abituarsi alla versione di sé restituita dal grande schermo e dalle locandine. «Io fisicamente non mi piaccio, quindi per tanto tempo è stata dura, ti vedi sul manifesto e dici: ma quello non sono io», ha confessato a Vanity Fair. Un senso di straniamento che con gli anni si è attenuato, senza però sparire completamente.Per un attore che ha fatto della trasformazione uno dei propri tratti distintivi, la confessione assume quasi un significato particolare. Favino sembra sentirsi più a proprio agio quando il volto diventa quello di qualcun altro, quando il corpo viene modificato e utilizzato come strumento per raccontare un personaggio.Pierfrancesco Favino a 57 anni, molto più di un volto del cinema italianoA 57 anni, dunque, Pierfrancesco Favino arriva a un compleanno che permette di guardare a una carriera già densissima senza avere affatto l’impressione di trovarsi davanti a un bilancio definitivo. Dal teatro alle produzioni internazionali, passando per Sanremo e alcuni dei film italiani più importanti degli ultimi vent’anni, l’attore ha costruito il proprio percorso evitando di rimanere troppo a lungo nello stesso territorio.E forse il filo che unisce il bambino chiamato “Picchio”, l’uomo cresciuto circondato dalle donne e l’interprete capace di trasformarsi continuamente è proprio la libertà di non dover aderire a un’unica immagine. Favino può essere il Libanese, Buscetta, Craxi o un ufficiale della Marina e, subito dopo, tornare semplicemente a essere Pierfrancesco. O Picchio, almeno per chi lo conosce davvero.Foto: Instagram @pierfrancescofavinoEleonora Pedron cambia vita dopo Miss Italia: la laurea, i lutti e il rapporto tra Fabio Troiano e Max Biaggi| Da Rumors.it